Interstellar e altri livelli di Nolan

Chissà se Christopher Nolan pensava a se stesso e al proprio ruolo nell’attuale industria del Cinema quando ha concepito la maestosa scena dell’attracco all’Endurance, in Interstellar. In che senso? Ve lo spiego tra poco. Intanto un piccolo avvertimento: per il sottoscritto nessun dei suoi film può dirsi perfetto, e allo stesso tempo nessuno dei suoi film può ritenersi brutto, e non c’è alcuna contraddizione. Secondo avvertimento: potete intendere questo post come uno spin-off, un tantino più delirante, della recensione di Interstellar, in quanto ne riprende e sviluppa uno degli assunti cardine: per quanto possa avere successo di critica e di pubblico, la filmografia di Christopher Nolan è spesso incompresa.

Non perché si tratti di opere così elevate da essere ermetiche o irraggiungibili, ma perché molte volte si preferisce banalizzarle a causa e in forza della loro natura apparentemente ibrida, quella siglata da espressioni come “intrattenimento intelligente”, che sono puro pleonasmo. Ora, non so voi, ma come dovrebbe essere fatto un intrattenimento non intelligente? Esiste? Cioè, so che esiste una marea di blockbuster che dovrebbero intrattenere ma che in realtà fanno pena, per cui non contano. Quindi no, non c’è nessuna ibridazione, l’intrattenimento vero non può che essere intelligente.

Se mai, Nolan è uno di quei pochi autori che cercano di ricomporre i due emisferi del Cinema illegittimamente separati, ed è percepito come una sorta di Cooper che tenta un attracco disperato all’Endurance in rotazione, quasi una metafora di tanto cinema baraccone, che gira come una giostra senza controllo in attesa di schiantarsi. Ciò che manda in tilt la gente è la resistenza che questi film oppongono al tentativo di etichettarli.

interstellar-trailer-slice  Interstellar e altri livelli di Nolan interstellar trailer slice

Il quadro generale non è molto diverso dal mondo onirico multi-livello di Inception. Lo so, il solo leggere questo titolo vi provoca lacrime di gioia, ma rimandatele a dopo, ora vi voglio lucidi. Per avviare il giusto dibattito occorre un mega innesto. Non basta un livello di discussione, e neppure due. Bisogna allontanarsi il più possibile dal brusio, dal cicaleccio di circostanza che si scatena a ogni nuova uscita e tornare al mondo reale. Paradossalmente, per risalire dobbiamo scendere. Ce ne vogliono quindi tre, tre livelli. Ma, se dovessimo localizzare le attuali coordinate del dibattito, quali sarebbero?

Quelli che in Inception erano i tre livelli del sogno e della missione, ora diventano i tre piani di lettura della filmografia di Nolan. Il primo livello, quello del furgone che scorrazza in città tra sparatorie e inseguimenti, è il Nolan più accessibile e immediato, quello che tutti comprendono, quello action. Alcuni spettatori decidono di fermarsi qui e, francamente, non sanno cosa si perdono.

Il secondo livello era quello in cui si combatteva fluttuando nei corridoi di un hotel, ma soprattutto era quello in cui si usava lo stratagemma denominato “Mr. Charles” e in cui Arthur era costretto a improvvisare e a ingegnarsi, arrivando a far decollare un ascensore come uno shuttle. Quindi questo è il livello in cui il cinema di Nolan si distingue per inventiva e complessità, il suo lato più cerebrale e mesmerizzante. Ecco, per il sottoscritto la maggior parte del pubblico si ferma qui, che certo non è poco. Ma non è ancora abbastanza.

Perché nel terzo livello c’è il cuore. In Inception era lo scenario della neve, delle citazioni di 007, delle sparatorie sugli sci. Ma questo era solo un recinto action a una delle scene madri del film, quella in cui Fischer ha un ultimo, drammatico confronto con suo padre, in una straniante stanza blindata al centro di una fortezza sotto assedio. Ora, il punto è: sì, puoi anche fermarti al primo o al secondo livello, ma mancherà la tridimensionalità (nulla a che vedere col 3D, occhio), la vertigine. Giù nel profondo, invece, c’è una vista mozzafiato.

E il limbo? Bah, chi lo sa, in fondo nessuno ci è mai stato. Forse nel limbo c’è Nolan stesso in modalità Saito Vecchio Decrepito, non per il tempo passato ma per la pallosità della situazione, sperando che prima o poi qualcuno si decida a parlare di cinema invece che fare il tifo pro o contro.

The_Dark_Knight_Rises_30851  Interstellar e altri livelli di Nolan The Dark Knight Rises 30851Per chiudere, proviamo a mettere a fuoco alcune delle critiche più ricorrenti ma mal poste, così da dare loro il giusto peso e non di più.

1) “Sono film privi di ironia”. Ok, non è vero, ma certo l’ironia non è prevalente nelle sue opere. Il punto è che non si tratta di un difetto. Per fare un esempio celebre, qualcuno si è mai lamentato della mancanza di ironia in, per dire, Blade Runner o Terminator? E allora perché per Nolan dovrebbe essere fondamentale?

2) “Non sa girare le scene d’azione”. Allora, intanto le scazzottate non sono le sole scene d’azione possibili, e se è vero che alcune presentano ovvi limiti è anche vero che l’azione di Nolan ha un peso e un significato diverso da quella dei vari Fast and Furious. Se poi parliamo di inseguimenti, o della battaglia terra-aria alla fine del terzo Batman beh, lì molti registi avrebbero solo da imparare.

3) “I suoi personaggi femminili sono deboli e mal scritti”. Falso. Ripensate alla Carrie-Anne Moss di Memento, alla Marion Cotillard di Inception, o alla Anne Hathaway di The Dark Knight Rises e di Interstellar.Ah, dimenticavo: bisogna inquadrarle nel film in questione, non paragonarle a Rossella O’Hara di Via Col Vento.

4) “Ama complicare inutilmente i suoi plot”. Che a volte il gusto per il virtuosismo gli sfugga di mano ci sta, siamo d’accordo, ma il più delle volte complicare le premesse è condizione necessaria sia per trattare argomenti nebulosi come l’inganno, sia per innescare stupefacenti soluzioni dell’intreccio. Non a caso, uno dei massimi momenti di Cinema di Nolan è ancora la sequenza che comincia con l’innesto a Fischer al capezzale del padre morente e finisce col mega “calcio” sincronizzato, in Inception. Se i livelli di sogno fossero stati solo uno o due un simile effetto non sarebbe stato possibile.

5) “Troppi spiegoni”. A volte, è vero, sono troppi. Ma il vero problema è quando sono mal mimetizzati all’interno dei dialoghi. Per capirci, pensate al genere dei legal thriller. Per lo più si tratta di gente che racconta cose che non succedono in scena, quindi in pratica si vive di spiegoni. Ma nessuno può dire niente, dato che sono spiegoni perfettamente a loro agio nel contesto, visto che in tribunale ci si aspetta proprio questo. Ecco, non sempre nei film di Nolan gli spiegoni sono ben acclimatati, ed ecco il motivo per cui possono rimanere sullo stomaco.

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