Io e Breaking Bad

Assumere un atteggiamento anche solo lievemente critico verso Breaking Bad è come dover salire sul ring con Ivan Drago. Conseguenza inevitabile, quando giudizi come “la più grande serie tv di tutti i tempi” si sprecano e sommergono il web, oltre che il mondo reale. Dopo averne completato la visione ho lasciato passare del tempo per sedimentare e purificare il mio senso di lieve disappunto, di sensazione di incompiuto, di perfettibile. E ho trovato che le sensazioni avute a caldo non cambiavano. Perché al netto degli attori fantastici, della regia ultra personalizzata, dell’originalità della trama e di tante altre belle cosette, Breaking Bad ha un problema.

breaking bad  Io e Breaking Bad breaking bad 008Tutto dipende da cosa ci aspettiamo da una serie tv. Per quello che mi riguarda, quando sto per tuffarmi in una scia di stagioni so per certo che voglio avere una grande storia, grandi personaggi, grande scrittura, idee a catinelle, ritmo serrato, non forsennato, ma costante, in quanto il primo tratto distintivo di una serie tv è per l’appunto la serialità. Che può essere buona o cattiva, un limite o un valore aggiunto, e tutti sappiamo il perché: un racconto che ha a disposizione tanti episodi per essere sviluppato ha un sacco di cartucce in più, può permettersi di lavorare con tempi più dilatati e far succedere più cose, si spera interessanti.

Viceversa, la serialità senza idee e senza le giuste intenzioni metterà in risalto con spietata rapidità ogni difetto del prodotto, tirando per le lunghe vicende di nessun interesse, e diluendo quel poco di buono che poteva esserci in potenza. Insomma, bisogna fare i conti col ritmo, dando per scontata l’adesione al patto che da sempre si fa con un appuntamento seriale: essere intrattenuti con maggior efficienza e più garanzie, perché una serie tv deve incollare il pubblico al piccolo schermo per molto tempo, spingere il cliente a tornare ogni volta. Un film, invece, una volta che hai comprato il biglietto ha già vinto e può anche permettersi di annoiarti.

breaking-bad-buried-anna-gunn-bryan-cranston  Io e Breaking Bad breaking bad buried anna gunn bryan cranstonAccettato quindi l’assioma che una serie tv di una certa lunghezza non può esistere senza reinventarsi con saggezza e senza mantenere il ritmo ad alti livelli, ecco che il problema di Breaking Bad esplode in tutta la sua evidenza: per numero di personaggi, densità di spunti e cura della confezione e dei tempi della narrazione, la storia di Walter White & co. somiglia molto di più a un film che a una serie. Ma un film di 5 stagioni è davvero troppo. Per non parlare di come più volte i personaggi assumano atteggiamenti estremamente contraddittori, con certe svolte estreme nei caratteri che sembrano frutto di una scrittura grezza, improvvisata. Non ho apprezzato neppure la scelta di virare la fotografia in un giallo così posticcio tutte le numerose digressioni messicane, che non solo il risultato è dozzinale ma anche brutto da vedere.

Ma il limite vero di Breaking Bad, ciò che me lo rende un’opera interessante ma non di più, è proprio la pesantezza e l’incertezza del suo passo, con quel modo tarantiniano di procedere di situazione in situazione, a volte senza una meta apparente quando, soprattutto con uno scenario così drammatico, un ritmo più vigoroso avrebbe graziato tutta la baracca. Probabilmente, se fosse stato compresso tutto in tre stagioni anziché cinque, mi sarebbe piaciuto un casino e mi sarei unito alla folla degli entusiasti. Così, invece, mi rimane una tappa vissuta e lasciata un po’ alle spalle, nel lungo percorso alla ricerca della serie “perfetta”. Un telefilm con importanti pregi ma che non mi ha fatto scattare la magica scintilla. Pazienza.

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