Commento al commento di Paul Thomas Anderson sui cinecomic

I più cinici penseranno che se un regista indie e umanista come Paul Thomas Anderson, che vive in un mondo in cui la CGI è ancora un sinistro presagio di un futuro remoto e il peggior attore a disposizione è un Philip Seymour Hoffman (R.I.P.) o un Daniel Day-Lewis, se ne esce decantando le lodi del cinema blockbuster per antonomasia c’è sotto del losco, e più precisamente la voglia di ingraziarsi, a costo zero, proprio il pubblico di quel genere di film il cui costo è tutto tranne che zero. Io invece, che non sono abbastanza cinico, credo che il buon PTA sia sincero. Ma credo anche che il punto debole della sua affermazione stia altrove. Lui, rispondendo a Rolling Stone, ha detto:

Ah, che gran cumulo di stronzate. Non riesco a ricordare in tempi recenti un anno con meno lamentele sulla qualità dei film. E qual è il problema coi film di supereroi, voi lo sapete? Io non lo so. Stai parlando con uno a cui piace guardare quei film. La gente che si perde in queste questioni ha bisogno di farsi una vita [ride]. Quei film sono trattati male.

Dopo averlo letto, anch’io mi sono chiesto: qual è il mio problema coi film di supereroi? Perché certo non sono uno di quelli che lamentano il fatto stesso che si basino sui fumetti. Per molti questo è un problema, e manco sanno dire perché. Allora sono arrivato a darmi una risposta mia e solo mia. Il problema è che i cinecomic della nostra epoca sono troppi e troppo simili tra loro. Se ognuno prendesse una strada propria, sarebbe più facile anche perdonare scivoloni di qualità.

paul-thomas-anderson-profile  Commento al commento di Paul Thomas Anderson sui cinecomic paul thomas anderson profileMa come si fa a prendere la strada propria in un’era dominata dai crossover e dalla serialità? Sono questi gli aspetti un po’ soffocanti. L’idea che ci siano orde di sequel alle porte, già programmati per svariati anni a venire. Certo, anche continuare a rimestare personaggi che sono tutti crociati dei medesimi ideali nell’eterna lotta bene/male e “andiamo a salvare il mondo” non aiuta. Non per fare del passatismo, ma alla fine degli anni ’70 ci fu il primo Superman, di Richard Donner, che fu un evento, certo, ma che a parte il proprio franchise non avviò nessun trend. Solo 11 anni dopo arrivò anche Batman, con Tim Burton, ed era pure un film totalmente diverso. Questa cosa si è persa.

Neppure aiuta il fatto che quasi tutti questi tizi, coi loro pigiamini colorati, siano dotati di poteri sovrumani, che comporta il solito vecchio problema. Infatti, rappresentare i superpoteri, specie quelli molto grafici, sul grande schermo è una roba che finisce quasi sempre per spingere il film in zona “fumettone”. Per quanto si voglia essere progressisti, il vecchio adagio a volte a ci prende ancora: non tutto quello che funziona su carta va bene anche al Cinema. Pensate alla prima parte di X-Men Giorni di un Futuro Passato, per esempio.

Il fatto è che il Cinema è il medium audiovisivo più potente al mondo, il più mastodontico e dinamico, il più immersivo. In termini di forza bruta, è 1000 volte quello che sono gli albi a fumetti. Il che, però, vuol dire anche che ciò che mostri va modulato, non trasposto pari pari da un disegno. Limitarsi a sommare il potere del supereroe al potere del mega schermo è un’operazione pacchiana, se non è fatta con buon senso.
Comunque, l’intervento di Paul Thomas Anderson rimane una simpatica presa di posizione, un ulteriore piccolo contributo per riavvicinare due mondi, l’intrattenimento e l’arte, che non dovrebbero essere percepiti così separati. E chissà, magari qualcuno sogna già un cinecomic firmato PTA…

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