Su Indiana Jones e l’eventuale recasting di Harrison Ford

C’è un limite oggettivo con cui scontrarsi, stavolta. Vi ricordate anni fa, poco prima che uscisse Casino Royale? Era da poco stato annunciato il nuovo agente doppio zero, Daniel Craig, e orde di fan di James Bond erano insorti compatti come una falange armata. Era stato odio a prima vista. Poi uscì il film e il mondo cambiò idea, e giustamente.

Forse è proprio a questo che qualcuno ai piani alti ha pensato, al momento di ventilare che Chris Pratt, venuto alla ribalta nell’ultimo anno con I Guardiani della Galassia e il nuovo Jurassic World, potrebbe essere il nuovo Indiana Jones, pensionando Harrison Ford, che in effetti l’età pensionabile ce l’ha anche. Eppure, raschiare via dalla memoria collettiva la sua immagine iconica con tanto di Fedora e frusta non sarà un’impresa facile, nel caso.

esq-chris-pratt-cover-soc-medium  Su Indiana Jones e l'eventuale recasting di Harrison Ford esq chris pratt cover soc mediumCerto, Chris Pratt potrebbe pure essere un valido Indiana Jones, ma come la mettiamo coi limiti oggettivi di quest’operazione? In apertura si parlava di James Bond, di come Craig abbia vinto una sfida che pareva persa in partenza, raggiungendo uno status invidiabile: per molti, è il miglior Bond di sempre; per altri, alla peggio, il secondo dopo Sean Connery. Può Chris Pratt – o chiunque altro – non far rimpiangere il suo illustre predecessore?

Quando si parla di icone pop il discorso è complesso. Per come funziona la mente umana, un’immagine estremamente familiare, a cui sono legati ricordi personali, molto spesso dell’infanzia o dell’adolescenza, o di qualunque altro stadio della nostra vita che ci sembri più rassicurante di quello presente, avrà sempre gioco più facile, un posto speciale nel cuore che non ha a che vedere con la mera valutazione delle qualità di un prodotto.

Certo, qualcuno dirà che se Craig ha convinto milioni di persone con un solo film allora non c’è ragione di preoccuparsi. 007 è un’icona al pari di Indiana Jones, quello che ha funzionato per l’uno potrebbe funzionare anche per l’altro. Il punto è che la situazione non è affatto la stessa.

Infatti, James Bond è stato Sean Connery solo per relativamente pochi anni, per poi cambiare varie facce (e stili) , di fatto installandosi nell’immaginario collettivo come un mito adattabile e variabile, sempre al passo coi tempi e mai troppo a lungo uguale a se stesso. Di questo eterno divenire, per mezzo secolo di storia del cinema, Daniel Craig è stato solo il passo finale, non ha dovuto scontrarsi bruscamente con il campione uscente. Indiana Jones non è così.

indiana-jones-holy-grail  Su Indiana Jones e l'eventuale recasting di Harrison Ford indiana jones holy grailIndiana Jones è Harrison Ford da 35 anni, senza interruzioni. Anche nei lunghi periodi in cui non uscivano episodi del franchise, Indiana era sempre Harrison. Un po’ come Rocky, tutti i decenni trascorsi senza innovazioni hanno consolidato l’identità tra attori e personaggi. Tra l’altro, Ford e Stallone non hanno più incarnato nuove figure di spicco paragonabile, cosa che avrebbe contribuito a svincolarli dai vecchi ruoli, o meglio a svincolare i vecchi ruoli da loro.

D’altro canto, Il Teschio di Cristallo, ultima trascurabile avventura dell’archeologo più famoso del mondo, ha dimostrato come non sia l’attore il principale problema da considerare. Se a questo aggiungiamo che in effetti un nuovo capitolo con Ford potrebbe essere improbabile a prescindere, forse possiamo dormire sonni tranquilli, non essendoci molto da perdere.

Come potrebbe funzionare quindi il cambio della guardia? Semplice, contando soprattutto sul consenso delle nuove generazioni, che magari non sono così giovani da non conoscere Harrison Ford ma lo sono abbastanza da non rimpiangerlo. In ogni caso, non credo sia possibile salvare capra e cavoli. Tutto questo ovviamente se l’affare andrà in porto, dato che al momento si tratta di voci di corridoio. Chissà cosa ne pensa il buon Harrison…

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