La sfida che mancava: Blade Runner 2

Sedetevi comodi, stappate una birra e fatevi questa domanda: perché molti non reggono più la carenza di idee e coraggio che regna a Hollywood? Insomma, non è che la gente si lamenta tanto per fare, è proprio che questa monotonia è sintomo di un problema reale. Un problema che segna la differenza tra la noia e l’eccitazione, tra l’apatia e l’hype: parliamo della mancanza di sfide. Lo diceva anche Apollo Creed. “Senza lo stimolo di una qualche fottuta guerra da combattere un guerriero può anche morire, amico. Credimi.” Chi sono io per dare torto ad Apollo Creed?

Ora, i “guerrieri” in questo caso siamo noi. Noi che stiamo davanti allo schermo e abbiamo zero controllo su quello che succede dietro le quinte, di cui ci giungerà solo la versione politically correct negli extra del dvd. Il pubblico è rimasto senza sfide e, anche se una parte di esso non si ricorda più neanche cosa siano, qualcuno ancora veglia, e desidera. Ora, so che molti di voi storcono il naso all’idea di un sequel di Blade Runner, ma sapete che vi dico? In uno scenario come quello attuale, questo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. E se a dirigere la baracca sarà Denis Villeneuve, il regista di Prisoners, allora questo folle progetto potrebbe essere la cosa più importante che capiterà al cinema nei prossimi anni.

blade-runner1  La sfida che mancava: Blade Runner 2 blade runner1Non faccio il superficiale, vi capisco benissimo. Blade Runner (rigorosamente director’s/final cut per quello che mi riguarda) è uno dei grandi totem del cinema delle ultime tre decadi, un santuario in pellicola, che si è guadagnato la sua meritata fama non con qualche buon weekend al botteghino, ma con decenni di semplice passaparola, e non c’è successo più puro e autentico di questo. Come se non bastasse, non ha bisogno di alcun sequel o prequel, a maggior ragione vedendo i deludenti risultati di tante altre operazioni analoghe. Tutto vero.

Ma se per scodellare un altro Blade Runner scelgono il regista di uno dei migliori film americani degli ultimi anni, invece di qualche yes man da blockbuster in catena di montaggio, vuol dire che quella in cantiere non è un’operazione di cassetta ma una sfida, lanciata e raccolta con la massima serietà possibile.

Certo, il fatto che a Hampton Fancher, uno dei due sceneggiatori dell’originale, si affianchi l’autore di Lanterna Verde potrebbe far pensare al peggio, ma sarebbe uno sbaglio. Blade Runner non è mai stato un fulgido esempio di scrittura. Non possiede una sceneggiatura levigata e costruita con chissà quale perizia, non possiede i dialoghi martellanti di un Aaron Sorkin o il ritmo ascensionale e le polifoniche e sbalorditive architetture a tempo di un Nolan. Le sue armi erano altre.

images  La sfida che mancava: Blade Runner 2 imagesI concetti, le immagini, la musica, i personaggi… Un intero magicamente superiore alla già pregevole somma delle parti, un calco nuovo di zecca per la fantascienza a venire nonché, forse, l’unico titolo in grado di rivaleggiare con 2001 Odissea nello Spazio nelle dissertazioni del pubblico più intellettual/passatista. Se conoscete la storia della lavorazione del film sapete anche che c’erano un milione di possibilità che ne uscisse un disastro. Se non accettiamo la sfida di questo nuovo episodio significa che siamo pronti ad ammettere che la bellezza del primo sia frutto del caso, che un “replicante” non possa avere la propria dignità, e ciò non può essere.

In definitiva è di questo che si tratta: accettare una sfida, con tutte le sue belle incognite, dal nuovo casting (pare che Harrison Ford avrà un ruolo cruciale ma contenuto) al grado di somiglianza del look generale all’illustre predecessore, che a sua volta insinua il dilemma tra pellicola e digitale, e così via. In ogni caso tenete una birra in fresco, tra un paio d’anni potremmo celebrare un nuovo grande film, o almeno la nostra capacità di credere ancora, sia pure senza garanzie, nel futuro del Cinema.

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