Mad Max: Fury Road – Recensione

Mad Max: Fury Road è il sogno proibito di qualunque film-maker che voglia andare dritto al sodo: ambientazione generica e per lo più desertica, un paio di nomi di città inventati, azione non-stop, sia pure nella più nobile metafora del viaggio, qui inteso anche come necessità di una vita vera e obiezione di coscienza; personaggi abbozzati, un mondo post-atomico in cui per conoscere e fidarti davvero di qualcuno devi averci fatto a pugni.

mqdefault  Mad Max: Fury Road - Recensione mqdefaultMa se tutti i sogni proibiti mostrassero la padronanza registica e l’entusiasmo che trasuda da questi fotogrammi saremmo in un’epoca migliore, garantito. Dev’essere l’effetto revival, un padre che torna alla sua creatura più celebre per ridarle la vita dopo decenni di silenzio. Per certi versi, George Miller fa ciò che Scorsese ha fatto in The Departed: scuotere un plot classico con una tempesta di energia, iniettando vigore in ogni angolo dello schermo, sfoggiando tutta l’aggressività da registi-alfa, più giovani di quando erano giovani.

Ne esce un’allucinata ode all’eccesso, che implora tutta la devastante dirompenza della tecnologia, dal grande schermo all’impianto audio, in cui i difetti non mancano ma di cui si percepisce la generale noncuranza e la sostanziale pertinenza. Se volete qualcos’altro meglio cercarlo altrove, Mad Max non vuole piacere a tutti ma solo essere se stesso fino in fondo. Se da un lato questo significa avere un’immagine che suda colore e mozza il fiato, con una ridda di scene d’azione millimetriche, visionarie e travolgenti, dall’altro lo script non fa niente per scansare una certa monotonia, e neppure schiacciare l’acceleratore fino a bucare il telaio riesce a neutralizzare l’assuefazione che scatta periodicamente davanti a scene ripetitive.

tom-hardy-mad-max-fury-road-03-350x164  Mad Max: Fury Road - Recensione tom hardy mad max fury road 03Mad Max: Fury Road è una bestia ferita ma vitale, un po’ deforme, ennesima dimostrazione che fare un film commerciale o personale può essere esattamente la stessa cosa. Ed è anche un film che ha per tema la furia. Dal titolo stesso al nome di uno dei protagonisti, è la furia che guida ogni minuto di questo trip, ed è la furia il meta-testo più persistente.

Ma forse è opportuno ammettere che la furia da sola non basta per avere un capolavoro, e se lo script non riesce a stare al passo col resto occorre che ci sia almeno un buon motivo. In questo caso non sembra esserci, e in effetti non è mai facile scusare una carenza nella scrittura, specialmente in un genere come questo. Scegliere l’action significa assumersi tutte le responsabilità del caso, e non sono poche. Qualcosa nel finale lascia presagire un futuro per questa saga, e sono abbastanza certo che avremo l’occasione di vedere la creatura di Miller assurgere a fasti ben più indiscutibili di questi. Ma il motore è già bello caldo.

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