Vizio di forma – Recensione (Jet lag)

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Vizio di forma è la prima trasposizione sul grande schermo di un opera di Thomas Pynchon, riconosciuto come uno dei più importanti – e discussi – scrittori contemporanei: basti pensare che di lui non esistono foto se non alcune di quando aveva circa 20 anni.

Vizio di forma - Recensione  Vizio di forma - Recensione (Jet lag) inherent vice coverFacilitato da una scrittura più semplice rispetto a quella che caratterizza gli altri romanzi di Pynchon, Paul Tomas Anderson (come sempre regista-produttore-sceneggiatore) riesce meglio di quanto si potesse pensare nell’impresa di dar vita ai molteplici personaggi dalle caratteristiche più bizzarre e al clima di quegli anni celebrati come l’inizio della fine della generazione hippie.

Il quadro delle vicende è quello della Los Angeles del 1970: Nixon presidente degli Stati Uniti che invia truppe americane in Vietnam, Reagan governatore della California che cerca di porre fine ai movimenti di protesta da parte degli studenti e il movimento hippie messo in cattiva luce dopo l’uccisione di Sharon Tate da parte dei seguaci di Manson.

Vizio di forma è un opera che racconta molto bene quegli anni di oppressione politica e confusione, e lo fa servendosi del linguaggio cinematografico che vi è più congeniale: il noir.

Vizio di forma  Vizio di forma - Recensione (Jet lag) Vizio di forma1Larry “Doc” Sportello, investigatore privato hippie, riceve in casa sua, nell’immaginaria Gordita Beach, una visita dalla sua ex fidanzata Shasta Fay. Lei affida a Doc l’incarico di impedire il tentativo da parte di una donna e del suo amante di rinchiudere il marito in un manicomio. Il caso, che sembra a Doc la solita faccenda di soldi e intrighi amorosi, in verità si rivelerà essere una faccenda da raccontare a pochi: la vittima si chiama Michey Wolfmann, famoso miliardario a capo di un vero e proprio impero immobiliare.

Spinto dall’amore per Shasta, Doc accetta di aiutarla e con gran velocità le indagini comiceranno ad allargarsi mettendo a nudo la società del tempo, fatta di ingarbugliate realtà che nascondono un complotto dietro l’altro confondendo così le indagini ma soprattutto lo spettatore.

Vizio di forma - recensione  Vizio di forma - Recensione (Jet lag) Vizio di forma 2Ad accompagnare ed ostacolare Doc non mancherà il personaggio di Bigfoot Bjornsen, detective del dipartimento di Polizia con il sogno di diventare attore, interpretato da un ottimo Josh Brolin. Ed è proprio lui a rubare in molti casi la scena ad un altrettanto ottimo Joaquin Phoenix qui immortalato nella veste del detective hippie Doc Sportello che ricorda molto nel look Neil Young (“presente” nel film con la bellissima canzone Journey Through the Past ). I due attori riescono a dar vita ad una delle più fantastiche coppie di amici/nemici che il cinema ricordi, con scene ricche di quella sottile comicità ripresa perfettamente dalle pagine di Pynchon.

Gli altri attori del film sono tutti azzeccati e perfetti nei loro ruoli, ne è un esempio Benicio del Toro che nel film troviamo nel ruolo dell’avvocato Sauncho, personaggio che rimanda subito al Dr. Gonzo in Paura e delirio a Las Vegas.

Molti i personaggi femminili: Katherine Waterston la femme fatale del film, Reese Witherspoon, Jena Malone e Joanna Newsom, la narratrice onirica aggiunta da P.T. Anderson; tutte le attrici apprezzate soprattutto per il fascino che riescono a trasmettere allo spettatore.

Vizio di forma - recensione  Vizio di forma - Recensione (Jet lag) vizio diPunto di forza di Vizio di Forma è sicuramente il numero quasi esagerato di personaggi che incontreremo e le tante sequenze curate nei minimi dettagli che mettono in risalto e valorizzano cultura e moda del tempo. E proprio per le sequenze si ha l’obbligo di spendere due righe in piu: non aspettatevi i lunghi piani sequenza a cui Anderson ci ha abituati, come per esempio quello che apre Boogie Nights. Qui i piani-sequenza sono girati con la camera fissa, avvicinandosi da lontano molto lentamente, con un effetto che ci dà quasi l’illusione di stare nuotando sott’acqua.

Ancora una volta Paul Tomas Anderson centra il suo obiettivo – intrattenere lo spettatore suscitando in lui una riflessione – con un film che solo lui poteva firmare. Tanti saranno i dubbi presenti nella mente dello spettatore alla fine del “viaggio”, tutti dovuti ad una trama volutamente veloce ma soprattutto intricata. E proprio per questo motivo si può affermare che Vizio di Forma è un manifesto di una cultura e una società che sembra ormai lontana ma che rispecchia fedelmente il mondo in cui troviamo a vivere ancora oggi.

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