L'A.S.S.O. nella manica - Recensione

L’A.S.S.O. nella manica – Recensione

Etichette. Ogni liceale americano se le trova appiccicate addosso ancora prima di mettere piede in aula per la prima lezione. Il liceo è il luogo in cui si cerca la propria identità, peccato che la maggior parte delle volte siano gli altri a sceglierla per noi basandosi sul nostro aspetto fisico o su quanto fighi sono i nostri amici.

Oggigiorno le etichette non sono più le stesse celebrate da Breakfast Club negli anni Ottanta, e nemmeno quelle raccontate dieci anni fa da Mean Girls. Certo, ci sono ancora l’atleta, la stronza, il nerd, ma molte cose sono cambiate in quest’epoca di tecnologia forsennata e social media succhia-vita: oggi perfino gli atleti più “alfa” sono patiti di videogiochi e i nerd costruiscono imperi multimiliardari e mandano avanti il paese.

Insieme a questi cambiamenti, mutano anche le etichette di cui si serve il mondo giovanile per definire i propri membri. Ecco dunque a voi il DUFF ovvero Designated Ugly Fat Friend (che la versione italiana del film traduce, per me abbastanza infelicemente, con A.S.S.O. ovvero Amica Sfigata Strategicamente Oscena). The DUFF (in italiano L’A.S.S.O. nella manica) è infatti la storia della liceale Bianca Piper (Mae Whitman) il cui unico motivo di riconoscibilità da parte dei suoi compagni è il fatto di essere quella con le amiche più sexy, vale a dire Jess e Casey, bionda una e mora l’altra.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione wordBianca rimane ignara dell’etichetta che le è stata assegnata fino a quando il bel capitano della squadra di football, nonché amico d’infanzia e vicino Wesley Rush (Robbie Amell) le spiega che lei è la DUFF/A.S.S.O. del suo gruppo. In pratica, lei funziona da obiettivo abbordabile per i ragazzi che parlando con lei mirano semplicemente a ottenere informazioni utili a fare colpo sulle sue amiche.

Per rendere una commedia contemporanea qualcosa di più del solito banale filmetto adolescenziale, serve un modo semplice ma intelligente di raccontare la storia e farla respirare, ed è proprio questo che fa L’A.S.S.O. nella manica. Il film di Ari Sandel organizza la sua storia e le sue sottostorie in una serie di fasi e step e lo fa attraverso un come e un perché. Vediamoli.

1) Come?

Iniziamo dalla madre di Bianca. Si tratta di una donna divorziata trasformatasi in speaker motivazionale e autrice di libri di autoaiuto incentrati sui 5 stadi del Divorzio. Quando Bianca le chiede consiglio lei non risponde come una madre bensì piuttosto come una specie di motore di ricerca capace di generare all’istante innumerevoli citazioni dai suoi stessi libri (cose come “credi, trova e ottieni”). Poi c’è Wes Rush, a cui Bianca chiede aiuto e consiglio per essere De-Duffizzata. Per tutta risposta, lui la sottopone a un ferreo programma che ha come obiettivo quello di farle ottenere una nuova e più desiderabile etichetta sociale (in pratica diventando qualcuno che non è). Molto importante è anche il modo in cui la storia si sviluppa attraverso i 5 stadi del DUFF/A.S.S.O., vale a dire il percorso di Bianca verso la realizzazione che nessuno tranne lei può – e dovrebbe – definire chi è e quanto vale.

2) Perchè?


L'A.S.S.O. nella manica - Recensione the duffL’A.S.S.O. nella manica
ci racconta il modo in cui pensano i teenager di oggi. Nessuno più di loro ha infatti bisogno di essere guidato e di avere una certa disciplina. Dal canto loro i teenager si danno sempre molto da fare per adattarsi agli stampini che la società gli disegna attorno, e per acquisire le capacità di sopravvivenza sociale necessarie a farcela nel loro ambiente essi seguono un vero e proprio sistema di regole simile a quello sul quale si basa la procedura di De-Duffizzazione di Bianca orchestrata da Wes. Il film ruota tutto attorno al leit-motif dei 5 stadi, ma lo fa proprio per scardinarli e buttarli all’aria mostrando che la felicità arriva nel momento in cui smettiamo di prestare attenzione alle etichette che gli altri ci affibbiano e cominciamo ad essere noi stessi, godendoci la nostra unicità.

Servono a questo i cinque stadi del DUFF/A.S.S.O. (non molto diversi dai famosi cinque stadi del lutto). Il rifiuto di Bianca di accettare la sua condizione ha infatti vita breve: la ragazza ripensa a tutti i momenti in cui è stata messa in ombra dalle sue migliori amiche – partendo dagli inviti alle feste per arrivare addirittura al semplice saluto in corridoio da parte del preside, dell’insegnante di spagnolo e dell’addetta della distribuzione del cibo in sala mensa.

Non appena si affaccia nella sua mente la rivelazione che Wes ha ragione, ecco che Bianca comincia a vedere in modo diverso il liceo, le sue amiche e cosa ancor peggiore sé stessa.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione 021915duff01Ormai la giovane individua DUFF/A.S.S.I. in ogni gruppo d’amici. La rabbia comincia a farsi strada dentro di lei. Non può credere al fatto che le sue amiche non le abbiano mai detto che era la loro DUFF/A.S.S.O., e per ripicca le cancella da tutti i suoi profili social.

Quindi si rivolge a Wes e fa un patto con lui. Se lui la De-Duffizza, lei lo aiuterà ad avere un buon voto in Chimica in modo da poter rimanere nella squadra di football e ottenere la tanto agognata borsa di studio per il college. Solo che Bianca necessita di un “De-Duffing” completo per poter diventare desiderabile e riuscire a spiccicare più di due parole con il ragazzo di cui è cotta, il seducente chitarrista Toby Tucker (Nick Eversman).

Per questo Wes decide di portarla in un centro commerciale dove trasformare il suo look. Ma una volta lì, Bianca si imbatte in Madison Morgan (Bella Thorne): reginetta del liceo, autentico bullo della scuola, futura star di reality show nonché ragazza di Wes, decisa a rendere la vita della nostra povera DUFF un vero inferno.

Cosa che riesce a fare quando la sua amica/tirapiedi Ashley riesce a filmare con lo smartphone Bianca mentre, fuori dal camerino di un negozio, mima pose osè con un manichino fingendo che sia Toby e “sputtana” la ragazza mettendo tutto su YouTube.

A questo proposito vale la pena sottolineare l’utilizzo che L’A.S.S.O. nella manica fa della tecnologia e dei media. Fin dai titoli di testa, la pellicola adotta un fresco stile 3.0 che ci dice chiaramente in che epoca ci troviamo (fra 20 anni sarà un’ottima fonte storica per ricercatori universitari intenzionati a farsi un’idea di cosa significasse andare al liceo nel 2015).

Nel film linguaggio, umorismo, moda e architettura, nonché ovviamente tecnologia e media sono un perfetto ritratto di quella che è la gioventù d’oggi. Quando un film riesce a fare questo, allora significa che ha colto un briciolo di quella che è la magia del cinema.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione theduff0006Questa arte è stata creata infatti non solo per catturare momenti di vita ma anche per preservarli quanto più a lungo possibile e sicuramente L’A.S.S.O. nella manica conserverà per i posteri questo momento storico della cultura giovanile. Perfino il titolo è emblematico, essendo un acronimo tratto dall’Urban Dictionary, autentico catalizzatore di quelli che sono gli ultimi trend in materia di slang giovanile (un organismo in continua evoluzione e proprio per questo meritevole di essere documentato).

Nel film sono citati praticamente tutti i social media sulla piazza: Facebook, Instagram, Twitter, Tinder, Pinterest, SnapChat, etc. Particolarmente significativa la scena in cui l’episodio di cyberbulling di cui è vittima Bianca – con il video virale delle sua avance al manichino spammato istantaneamente sui telefoni e sui tablet dell’intero liceo – scatena la rappresaglia del preside il quale dichiara l’inizio di una vera e propria legge marziale di internet con tanto di confisca agli studenti dei vari dispositivi mobili, per la disperazione degli stessi.

D’altronde si sa, il mondo giovanile di oggi ruota proprio attorno a quella rete invisibile capace di connetterli insieme in un sistema di discorsi, conversazioni e rituali di gruppo virtuali. Ma il mondo digitale non significa solo antisocialità, ci sono anche effetti positivi, come quando Bianca condivide sul suo sito web la propria storia di DUFF/A.S.S.O creando un senso di solidarietà e partecipazione tra i tanti coetanei che si riconoscono nella sua vicenda.

L’A.S.S.O. nella manica ci offre insomma una sorta di “datazione al carbonio” della società odierna, specialmente quella delle generazioni più giovani. E io penso che questo lo renda un’ottima commedia in cui le persone possono identificarsi. Insomma, i film ambientati al liceo sono sempre uno spasso. Grazie ad essi, i giovani celebrano ed elaborano il mondo in cui vivono e i meno giovani rivivono con divertimento momenti imbarazzanti e storie pazzesche della loro gioventù.

Ma la cosa importante è ricordare che il liceo non è una passeggiata per nessuno ed è meglio rimanere fedeli a sé stessi anche se magari ci si sente un po’ strambi. Uno potrà anche essere l’A.S.S.O. di qualcun altro, ma là fuori ci sarà sempre qualcuno più attraente e più intelligente, perfino più della reginetta della scuola, quindi alla fine le etichette ci sono e ci saranno sempre, l’importante è essere fieri di sé stessi e non lasciare che siano loro a decidere chi siamo e quanto valiamo.

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THE DUFF (2015) – Review

Labels. They are what every American high school student is assigned even before they enter their first lesson. High school is a place where self identity is seeked, but most of the time is chosen by others based off of appearance and friends. Nowadays labels aren’t the same as they once were like in the Breakfast Club (1985) or even Mean Girls (2004).

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione 8407 poster iphoneYes, there is still the jock, the mean girl, the nerd, but a lot has changed with this age of technology and life consuming social media: the jocks play video games and the geeks are the ones who build multi-billionaire companies and run the country. Along with these changes new labels emerge. Enter the DUFF (Designated Ugly Fat Friend). THE DUFF is the story of high school senior Bianca Piper (Mae Whitman) who is known as the girl with the two hot best friends, Jess and Casey. Bianca doesn’t fully realize this is her assigned label until the good-looking football captain, childhood friend and neighbor Wesley Rush (Robbie Amell) tells her she’s the DUFF among her friends thus being more approachable for guys to talk to, not because they are interested in her, but for the 411 on her friends.

To make a contemporary comedy worth while and not just another stupid teen movie, you need a clever yet simple way to break down the story and move it along and THE DUFF does just that. It organizes its story and substories in a series of stages and steps:

How? Let’s start with Bianca’s mom. She is a divorced woman who becomes a motivational speaker and self-help writer on the 5 Stages of Divorce and when Bianca asks for advice she responds not like a mother but more of a search engine with quotes from her book like “believe, retrieve and achieve”. Then there’s Wes Rush who Bianca asks for advice to De-Duff her and he has a number of steps for her to follow so she can arrive at a more acceptable high school label (basically to become someone she is not). Lastly and most importantly is how the story is arched with the five stages of Duff which is Bianca’s journey to realizing that no one can and should define her but herself.

Why? To parallel the way that many teenagers think. Teenagers need guidance and order, even if they are sometimes off the wall, because it is a critical time in the transformation from child to adult. They always try to fit in the cookie cutter shapes that society has already designed for them in the fear of being anything different from the norm.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione the Duff jpgThey not only think this way but try to follow specific steps to achieve these social survival skills as Bianca tries to follows Wes’s steps in her de-DUFFing. The story is methodolically organized using this motif of stages but at the same time knocking them down to show that once you stop caring what label you’ve been given by others, and by being natural and yourself, happiness can be achieved and you might even end up with your crush. There is no need to try to fit a square into a circle. Embrace the square!

So let’s begin the five stages of Duff (not unlike the well-known five stages of grief). Bianca’s denial is short-lived as she quickly rethinks about all of the times she was overshadowed by her best friends to party invites and even hellos from the principal, lunch lady and Spanish teacher.

When it all dawns on her that Wes is right, she changes the way she sees high school, her best friends and worst of all herself. She sees DUFFs in every friend circle. Anger emerges as she can’t believe her best friends never told her she was the DUFF among them and defriends them on every social media website imaginable. Consequently, she seeks advice from Wesley and makes a deal with him. If he de-Duffs her, she will help him pass Chemistry so he can stay on the football team and get his scholarship to college.

She needs a full de-Duffing makeover so that she can become datable and well, first of all, be able to say more than three words to her crush, guitar-playing, “amazeballs” Toby Tucker (Nick Eversman). As she goes through the steps with Wes and he takes her to a mall to transform her look, the queen bee, bully and Wesley’s on-again off-again girlfriend, Madison Morgan (Bella Thorne) makes her life a living nightmare. Especially because her minion Ashley films everything on her phone which is supposed to be fed to Madison’s YouTube channel since her life dream is to become a reality TV star.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione 932609 060When Wes and Bianca are in the mall and Bianca is trying on different clothes and being herself (maybe too much of herself) she starts dancing and doing…very strange things to the mannequin pretending it’s Toby, Ashley catches everything on camera and the next day it goes viral, probably making this the most mortifying moment in Bianca’s life (especially since everything in high school is over-dramatized).

This now brings me to the use of media and technology in this film. From the first frames, it cleanly uses a computer screen interface of the high school journal to open the credits and story highlighting what time period we’re talking about (obviously now) but in twenty years this will be a historical reference to what high school was like in 2015. It perfectly chronicles today’s youth in its language, humor, fashion, architecture and the use of technology and social media. When a film can do this, it is breathing the essence of the magic of movies.

This medium was created not only to capture moments but to preserve them for as long as possible and THE DUFF preserves this moment in youth culture to the T. Even the title tells us something about this time period. It is a popular acronym that you can find on Urban Dictionary which is another catalyst for the latest trends in youth slang (an ever-evolving organism in itself).

It makes references to just about every social media site there is: Facebook, Instagram, Twitter, Tinder, Pinterest, SnapChat, etc. When the cyberbullying (which is another evidence to these times as the old-fashioned swirly-giving, wedgy-pulling bully has traded in the towel for a cell-phone and a camera) viral video of Bianca hits the phones of every single student and teacher, the principal calls for an Internet Martial Law banning all cell phones (the teachers are quite pleased as they come from the generation with swirly corded landline phones), and he lists off all of the sites that are not allowed (basically all of the internet that matters to the students). The students are pissed. There world truly revolves around staying connected through an invisible web.

L'A.S.S.O. nella manica - Recensione 0007 The Duff Movie 01But along with real life anti-social side effects of media it also has it’s upsides, such as when Bianca shares her story of being a DUFF on the student journal website with the help of journalism teacher played by Ken Jeong who is absolutely hilarious and explains how he used to be a DUFF but back in his day they didn’t have such a cool name for it. Her entry reaches out to all ends of the world wide web and creates a safety network or people who understand what she went through as the DUFF. So, again, this film perfectly carbondates today’s society especially that of the youth generation and I think that is an important part in making a solid film and great comedy because it is relatable.

High school stories are always fun. The audience is either living it (a high school student today) or can’t escape all those awkward teenage memories (a high school student from even 20 years ago). In someway we can all relate. But it’s most important to remember that it’s no easy ride for anyone and it’s best to stay true to yourself even if you are a bit of a weirdo. You may be someone’s DUFF, but there will always be someone prettier or smarter out there even more than the most popular girl in school, so in the end the label may exist but you just have to be proud and own it, but not let it define you.

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