Left Behind - La profezia: recensione

Left Behind – la profezia: recensione

Rayford Steele è un pilota di Boeing 747 giunto a una sorta di showdown con la vita: alle soglie della mezza età, il suo matrimonio con la moglie Irene sta traballando sotto i colpi di incomprensioni e tensioni dovute in gran parte all’ossessione religiosa di lei: una mania che col tempo l’ha trasformata in un vero e proprio juke-box ambulante di citazioni tratte dalle Sacre Scritture.

Come se non bastasse, il suo atteggiamento da playboy over 40 che non ha dimenticato i vecchi trucchi del mestiere, e in particolare le attenzioni che riserva a una giovane hostess, stanno rendendo molto difficile il rapporto tra Steele e la figlia Chloe che gli rinfaccia continuamente la sua condotta cinica e irresponsabile.

Tutti questi interrogativi e quesiti irrisolti sono destinati ad entrare in conflitto al’unisono il giorno in cui, mentre Rayford si trova ai comandi di un normale volo di linea, milioni di persone in tutto il mondo (tra cui alcuni passeggeri del suo aeromobile) scompaiono all’improvviso nel nulla, gettando nel panico i “superstiti” e dando il via a una reazione a catena di rabbia e panico dalle conseguenze catastrofiche.

Left Behind - La profezia: recensione  Left Behind - la profezia: recensione leftbehind5Left Behind – La profezia è un film apocalittico con risvolti metafisici tratto dal primo libro della saga fantasy cristiana di Tim LaHaye. La classica collocazione estiva ne segnala già implicitamente la natura di prodotto d’evasione votato a distrarre spettatori accaldati e in cerca di svago con un po’ di sano intrattenimento made in Usa: una funzione che il film svolge senza particolari pretese e forse proprio per questo in modo sorprendentemente efficace.

Elemento caratterizzante della pellicola è la presenza di Nicolas Cage, attore di razza, interprete sui generis che si ama o si odia (io appartengo al primo schieramento) e che anche in questa pellicola non manca di elargire allo spettatore, nei panni del comandante Steele, autentiche chicche attinte dal suo inconfondibile repertorio attoriale: mimica camaleontica, fisicità debordante e incontenibile, simpatia da eterno guascone e la capacità di condensare tonnellate di carisma in uno sguardo. Vi sembra poco?

Left Behind - La profezia: recensione  Left Behind - la profezia: recensione leftbehind1Chiarito subito qual è l’asso della manica del film, possiamo tranquillamente dire che Left Behind – La profezia di carte da giocare ne ha anche altre. Personalmente ho apprezzato la capacità del film di non prendersi troppo sul serio, mantenendosi giocosamente sul filo del b-movie citazionista grazie a un casting che strizza l’occhio allo spettatore nostalgico, sia che si parli di cinema (la mitica Lea Thompson che interpreta Irene è l’indimenticabile Lorraine di Ritorno al futuro) sia che si tratti di serie tv (a interpretare l’avventuroso e belloccio giornalista Buck Williams è il Chad Michael Murray che i trentenni di oggi ricorderanno per Dawson’s Creek e One Tree Hill).

Left Behind - La profezia: recensione  Left Behind - la profezia: recensione leftbehind2Altro aspetto interessante di Left Behind – La profezia è il suo mettere insieme due anime dell’America che sono molto radicate e forse persino complementari: quella di una provincia profondamente cristiana che tiene la Bibbia sul comodino, recita i salmi a memoria, vede in ogni fatto della vita una parabola da interpretare e comprendere e non si siede a tavola se prima non si è intonata una preghiera di ringraziamento; e quella dei prepper, uomini e donne che vivono nell’ossessione di doversi preparare a un’inevitabile Apocalisse destinata a verificarsi in un’infinità di possibili modi, dal diluvio universale alla pandemia mondiale fino al fragoroso collasso della civiltà occidentale in un incubo di barbarie e violenza.

Questi due poli narrativi si intrecciano per tutta la durata del film conferendo alla narrazione un ritmo incalzante che in certi momenti sembra quasi dare vita a uno strambo crossover tra The Leftovers, Legion e Airport ’75. Il tutto condito con una religiosità quasi new age che non nuoce al tono generale dell’opera ma che anzi regala alla storia una prospettiva, un senso, una direzione e addirittura – perché no – un messaggio intriso di speranza.

Alla fine di 110 minuti di azione adrenalinica e scene ad alto grado di tensione, Left Behind – La profezia ci lascia con più domande che risposte, e senza dubbio con una certa curiosità nei confronti dei prossimi capitoli della saga. Purchè, sia chiaro, Nicolas Cage sia confermato al posto di comando.

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