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ottobre 2015

Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines

“Buongiorno campeggiatori, camperisti e campanari! In piedi! Oggi è il 2 febbraio, è il giorno della marmotta!”

Pawx-Phil1  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines Pawx Phil1

In realtà è il 31 ottobre, Giorno di Halloween, ma avevo una gran voglia di citare il capolavoro di Harold Ramis sulla marmotta Pawxatonie Phil e le sue bizzarre predizioni meteorologiche. Torniamo a noi. Per godervi questo weekend di Halloween, i capitani di Saito Airlines vi consigliano tre film che non deluderanno la vostra voglia di brividi, specie se in compagnia.

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unfriended  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines unfriended1

È stato il caso horror cinematografico dell’anno. Unfriended è un film furbo ma non truffaldino che ambienta una storia di vendetta soprannaturale tra le schermate di Skype per raccontare il vuoto della generazione degli ultimi Millennials. Quelli cresciuti sui social tra manie di esibizionismo, sesso bulimico e desensibilizzazione alla violenza. La storia è semplice: un gruppetto di amici del liceo, superficiali e anche un po’ stronzi, si dà appuntamento su Skype a un anno esatto di distanza dal suicidio di una compagna di scuola (che si era tolta la vita dopo essere stata svergognata sulla rete da un video di YouTube che ne ritraeva le gesta in un momento di ubriachezza). Per gli amici si tratta di una normale serata di cazzeggio in videoconferenza, ma l’emergere di alcuni segreti relativi al tragico gesto della compagna e la presenza online di un’entità ostile che si prepara a una sanguinosa rappresaglia trasformano la videochat in un inferno mortale. Unfriended ha un certo ritmo e riesce a tenere viva l’attenzione grazie al dinamismo con cui la regia si destreggia tra Skype, l’interfaccia di messaggistica del MacBook e YouTube per “aprire una finestra” (è proprio il caso di dirlo) sulla voragine morale senza fondo che è la vita di questi giovani bambocci privilegiati. Da Nightmare in poi, la strategia di solleticare il sadismo dello spettatore convincendolo a tifare per il cattivo di turno contro gli antipatici bellimbusti che vestono i panni dei protagonisti ha sempre funzionato.

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Babadook  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines Babadook

Film australiano che ha fatto gridare al capolavoro, Babadook è un horror “domestico” la cui protagonista è una madre stressata e depressa, alle prese con la difficoltà di gestire il figlio autistico e un inquietante mostro uscito da un macabro libro delle favole. La pellicola offre una splendida, dolorosa metafora della crisi d’identità e di certezze che ha travolto da anni la classe media occidentale. La regista Jennifer Kent ha classe da vendere, cita il cinema muto e il teatro delle ombre, rievoca l’immaginario fantastico dei prestigiatori di fine ‘800 e genera nello spettatore una sana dose di angoscia e tensione. Il tutto senza depotenziare una storia molto intelligente il cui final twist ci consegna anche una “morale” ironica e molto sottile sui paradossi della società contemporanea.

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The-Taking-of-Deborah-Logan  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines The Taking of Deborah Logan

Sono pochissimi i film capaci di restituire l’orrore del decadimento fisico e mentale associato alla vecchiaia con la forza spietata di questo horror geriatrico-soprannaturale. Il regista esordiente Adam Robitel confeziona un falso documentario (in gergo mockumentary) su una studentessa di medicina che per la sua tesi di laurea decide di filmare il graduale evolversi del morbo di Alzhaimer in un’anziana paziente, Deborah Logan, alla quale la malattia è stata appena diagnosticata. Quello che dovrebbe essere un video di stampo educational sull’impatto che la patologia degenerativa ha sull’individuo colpito e sui familiari che devono accudirlo si trasforma però in una discesa nell’abisso orrorifico della follia e della malvagità. È presto chiaro che quello di Deborah Logan non è un “semplice” morbo di Alzheimer, ma una specie di possessione demoniaca la cui origine sembra essere collegata a un orribile crimine compiuto decenni prima nella piccola cittadina di provincia in cui si svolge la storia. The Taking of Deborah Logan colpisce nel segno con spietata precisione, aderendo al registro documentarismo con coerenza impeccabile e usandolo per “vestire” una storia atroce e allucinante in grado di raggelare il sangue a ogni plot twist, trascinandoci in un vortice di malsana paranoia assieme alla bravissima protagonista.

Un sorso di apocalisse: arriva la Fallout Beer, birra ufficiale di Fallout 4

Proprio come gangster e pupe, marinai e tatuaggi, veline e calciatori, Hugh Hefner e conigliette di Playboy, anche “birra e videogame” è uno di quegli abbinamenti che non falliscono mai. Sedere sul divano di fronte alla console in compagnia di una bionda schiumosa, posando il controller di tanto in tanto per prenderne un generoso sorso prima di tornare all’azione, è un’esperienza di puro godimento alla quale molti di noi non rinuncerebbero mai.

Un sorso di apocalisse: arriva la Fallout Beer, birra ufficiale di Fallout 4 Fallout Beer Amazon

La buona notizia è che ora sarà addirittura possibile giocare uno dei titoli più attesi dell’anno – Fallout 4 – centellinando al tempo stesso la birra ufficiale del videogame: la Fallout Beer. L’idea nasce dalla collaborazione tra Carlsberg UK – divisione britannica della multinazionale danese, tra i principali produttori al mondo della mitica bevanda fermentata – e il leggendario produttore di videogame Bethesda, creatore di Fallout. Grazie alla loro sinergia, il 5 novembre (cinque giorni prima dell’uscita del videogame) la Fallout Beer, una pilsner dal gusto luppolato e piacevolmente aromatico, uscirà dagli stabilimenti Carlsberg per fare felici molti accaniti videogamer. Al momento è già possibile preordinarla su Amazon UK, ma la brutta notizia è che la spedizione sarà circoscritta al territorio britannico.

È insomma giunto il momento per fare quella famosa visita ad amici, parenti o colleghi residenti in terra di Albione che programmavamo da tempo ma non abbiamo mai avuto il coraggio di mettere in pratica. Chi non è disposto o non può sobbarcarsi una simile trasferta, potrà comunque giocare Fallout 4 concedendosi una delle sue birre preferite (qui sotto vi mostro tre delle mie irrinunciabili, tutte Pale Ale naturalmente).

Fallout 4, quinto capitolo della saga videoludica ambientata in un’America post-apocalittica devastata da gang di predoni, mostri mutanti e legioni di mercenari uscirà nei negozi il 10 novembre 2015. Il giocatore vestirà come sempre i panni del “Vault Boy” che potrà muoversi in uno sterminato “open-world” zeppo di città, villaggi, territori ostili, edifici di ogni genere e location che sarà possibile esplorare in lungo e in largo sia nell’ambito di missioni sia per conto proprio in modo non-lineare.

Un sorso di apocalisse: arriva la Fallout Beer, birra ufficiale di Fallout 4 Fallout 4Novità di Fallout 4 rispetto ai predecessori sono un sistema avanzato per la gestione delle abilità e delle principali caratteristiche del nostro personaggio e la possibilità di costruire e assemblare non solo oggetti (come avveniva anche in precedenza) ma addirittura di edificare veri e propri accampamenti che potranno ospitare altri personaggi non giocanti indirizzando la storia in modi imprevedibili. Qui potete ammirare, se non l’avete già fatto, lo splendido trailer ufficiale di Fallout 4. Oltre alla Fallout Beer, l’uscita del videogioco è accompagnata da una nutrita pletora di gadget uno più bello dell’altro, tra cui la replica life-size, reale e perfettamente funzionante, del Pip-Boy e la felpa ufficiale del Vault 111.

Il buono, il brutto e l’Old Boy

Esistono vendette giuste? Secondo me sì. E nel caso non foste d’accordo con me lo sarete magari dopo aver letto la breve storia che sto per raccontarvi. Un uomo qualsiasi, con una moglie ed una famiglia, con un lavoro e con i suoi problemi di alcool, in un giorno qualsiasi della sua vita viene rapito e imprigionato, senza un apparente motivo, in quella che sembra una stanza di uno squallidissimo albergo adibita a prigione. Unica sua amica intrattenitrice è una vecchia televisione che scandisce il tempo per lui, gli tiene compagnia e lo tiene aggiornato sul mondo che si trova fuori da quella stanza.

Il modo e le ragioni per le quali è stato fatto prigioniero sono inspiegabili, esattamente come lo saranno le circostanze della sua improvvisa liberazione dieci anni dopo, quando l’uomo si ritroverà improvvisamente fuori da quella stanza, finalmente libero. Forse però sarebbe meglio dire che colui che fu imprigionato anni fa non uscì più da quella stanza. L’uomo liberato è un altra persona, più forte e più solo, ma sopratutto con una sete di vendetta che lo tiene ancora vivo. Mi fermo qui con la storia perché sono sicuro di essere riuscito a convincervi e anche perché il mio intento era scrivere qualcos’altro. Scrivere di Old Boy, manga giapponese, film sud coreano e remake statunitense.

Old Boy  Il buono, il brutto e l'Old Boy oldboy2Partendo dal principio infatti, Old Boy è un interessante manga nipponico degli anni ’90, grande come 79 capitoli, con bei disegni stilizzati. Grazie alla presenza di numerosi flashback in gran parte delle pagine, conosciamo il protagonista dalla sua giovinezza e fino a dopo la liberazione. Rispetto ai due film il personaggio una volta liberato non sembra molto interessato ad ottenere la sua vendetta, cerca di ricostruirsi una vita, lavora dove capita e solo in un secondo momento cerca di conoscere il motivo della sua prigionia. Anche partendo da una storia molto coinvolgente però il manga non riuscirà ad ottenere così tanta risonanza come in seguito otterrà il primo film: questo è dovuto senza dubbio al finale che sembra a mio avviso chiuso abbastanza frettolosamente, ottenendo il risultato che la storia man mano viene un po’ a scemare.

Proprio il finale che costituisce nel manga un punto debole, sarà un grande punto di forza invece nel primo film. Diretto dal regista sudcoreano Park Chan-wook, il film Old Boy, uscito nel 2003, verrà a formare insieme ai due film dello stesso regista, Lady Vendetta e Mr. Vendetta, la trilogia nota col nome trilogia della vendetta. Proprio Old Boy, unico dei tre film di Park ad avere come soggetto la storia di un manga, vincerá il Grand Prix Speciale della Giuria al festival di Cannes nel 2003, giuria tra l’altro presieduta da Quentin Tarantino che proprio quell’anno presentò fuori concorso un altro film che aveva come tema la vendetta: Kill Bill vol. II.

Il film di Park pur riprendendo gli elementi essenziali del manga nipponico, viene quasi stravolto, riletto e reinventato: ciò che il regista arriva a realizzare è una storia ancora più geniale di quella del manga, ancora più profonda e completa. Il personaggio principale che prenderà il volto di Choi Min-sik, attore nato in teatro, sarà volutamente un uomo più vecchio di quello disegnato nelle pagine di Old Boy, che s’interroga, riflette e reagisce durante gli anni di prigionia. Un uomo che non riconosce più un ruolo fuori da quelle mura a lui familiari per 10 anni. Il protagonista verrà rappresentato proprio per questo motivo come un uomo cui è stato tolto tutto e che non può rimettersi in piedi senza prima aver soddisfatto il suo desiderio di vendetta e venir a conoscenza del motivo per cui fu imprigionato.

Meritano degna ammirazione le sublimi musiche e la bellissima fotografia per alcune immagini surreali, ma soprattutto per la fantastica realizzazione della lunga sequenza in cui il protagonista si troverà a combattere nella mischia, armato solo di martello, con un centinaio di uomini. Proprio per questi elementi e per molti altri noti a chi ha visto o vedrà il film, la pellicola di Park è una geniale trasposizione di un’opera su carta a cui mancava l’essenza, una creatura viva ed erede di qualcos’altro che lo ricorda ma che se ne distacca.

La notizia dell’intenzione di un remake americano iniziò a diffondersi già un anno dopo l’uscita del film. Dalla notizia alla realizzazione passarono ben nove anni durante i quali ci fu un vero e proprio valzer di registi: inizialmente fu scelto Justin Lin, poi la palla passò a Steven Spilelberg (che aveva intenzione di realizzare un film più simile al manga giapponese) per arrivare infine nel 2011 nelle mani di Spike Lee.

oldboy4  Il buono, il brutto e l'Old Boy oldboy4Alla notizia dell’inizio della realizzazione del remake, Park darà un unico “consiglio” al regista americano: realizzare un film il più possibile personale. Consiglio che Spike non si sente di seguire a mio avviso dato che realizzerà un film che è più una scopiazzatura del film coreano con l’aggiunta di qualche elemento che si riaggancia al manga. Primo elemento su tutti è dato dalla scelta dell’attore protagonista, Josh Brolin, che ricorda nella muscolatura e forza più il “giovane” personaggio del manga che quello interpretato da Choi Min-sik.

L’interpretazione di Brolin è di quelle che non varrebbe la pena ricordare: risulta fredda e senza spessore, facendo pensare più ad un terminator che ad un personaggio spinto da sentimenti di vendetta e dalla voglia di conoscenza. Il finale sarà molto più vicino al film coreano anche con qualche esagerazione inutile. Unico elemento interessante in questo film è però la scelta che si troverà a fare il protagonista proprio nelle ultime sequenze della pellicola.

I motivi per cui si è ritenuto necessario fare un remake che non meritava di essere realizzato sono del tutto ignoti, così come è ignoto il motivo per cui la regia fu affidata a Spike Lee, ma sono del tutto convinto che si possa rispondere al secondo quesito soltanto affermando che il regista newyorkese sia stato più coraggioso di altri nel riproporre al pubblico occidentale una storia che ti scuote e ti schiaffeggia lasciandoti senza parole.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l’ascesa del franchise

Dire che il 2015 è stato un grande anno per il cinema è come dire che The Rock è un po’ grosso. Come il signor Johnson, il 2015 è stato enorme. Due degli studios in particolare hanno svettato, creando la forza di gravità che ora risucchia la gente al cinema.

La Universal ha polverizzato il record e assunto nuovi contabili quest’anno, con Jurassic World, Straight Outta Compton, I Minion e Fast and Furious 7 che hanno sbancato il mondo facendo incassi senza precedenti. Il solo Jurassic World ha rastrellato più di un miliardo e mezzo di dollari, diventando il più grande weekend di apertura della storia e il film più veloce nel raggiungere il miliardo, battendo il precedente campione – manco a dirlo – Fast And Furious 7.

Un soffio dietro la Universal troviamo il colosso Disney, che ha fatto di nuovo il colpaccio dato che i loro nuovi acquisti Marvel e Pixar li hanno resi una fonte di ricchezza. Dopo una breve pausa e alcuni passi falsi a livello di critica, la Pixar è tornata in forma con il successo intellettuale da oltre 700 milioni di Inside Out, il suo più grande hit dopo Toy Story 3. Ma il lavoro non è finito, e La Pixar sta lavorando sodo per i suoi capi della Disney col suo secondo film dell’anno, The Good Dinosaur, atteso sugli schermi a Novembre. Naturalmente anche il perpetuo diluvio di cinecomic continua a furoreggiare, con Age Of Ultron poco sotto a Jurassic World e Furious 7, con un ricco incasso di 1 miliardo e 400 milioni.

Ma certo non è tutto. Essendo il 2015 insieme al 2012 l’annata con più film a raggiungere il target del miliardo, è una scommessa vinta affermare che alla fine prevarrà il 2015 con l’arrivo dei film più attesi dell’anno: Spectre e Star Wars – Il Risveglio della Forza. Ah, e Batman V Superman. Più o meno.

Ma prima di guardare oltre buttiamo un occhio ai film più grossi usciti finora. Inside Out ha ottenuto un altro importante primato quest’anno. Il boxoffice d’apertura lo ha reso il più grande incasso per un film originale, non sequel di alcunché, di tutti i tempi. Questa è una nota importante quando cominci a capire quanto il concetto di sequel, e ancora di più di franchise, stiano plasmando l’industria del cinema e rassicurando in modo vitale le platee e infrangendo record.

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Ecco la top ten degli incassi dell’anno:
1 Jurassic World
2 Fast and Furious 7
3 Avengers: Age Of Ultron
4 I Minion
5 Inside Out
6 Mission: Impossible – Rogue Nation
7 Cinquanta Sfumature di Grigio
8 Cinderella
9 San Andreas
10 Terminator Genisys

Sei di questi possono essere considerati sequel all’interno di affermate serie di film (Jurassic World/Fast and Furious 7/Age Of Ultron/I Minion/Mission Impossible/Terminator Genisys). Bene, vuol dire che quasi metà della classifica è fatta di successi originali, giusto? No davvero. Cinquanta Sfumature di Grigio è sempre stata una scommessa vinta per gli Universal Studios. Basato sulla fortunata serie di libri di E.L. James, Grigio è un fenomeno culturale certificato che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e ha scatenato una tempesta di dibattiti e azioni alle stelle nella compagnia S&M. Anche Cinderella, sebbene molto diverso, è una storia che noi tutti conosciamo bene, e difficilmente può essere considerata qualcosa di originale. E per Inside Out beh, qualsiasi cosa La Pixar faccia sarà sempre un grosso affare e il film sfrutta il brand più di ogni altra cosa.

Rimane San Andreas, che credo abbia la corona di film più originale della top ten dell’anno. Bravò, Dwayne. Sebbene credo che il titolo giochi velatamente con quello del famoso videogioco GTA, rimane comunque il fatto inevitabile che quando lo guardi ti senti come se lo avessi già visto centinaia di volte. Ti siedi e lasci che i soliti stereotipi ti inondino, con una CGI migliore che metta tutto al passo coi tempi. Eppure, tristemente per San Andreas, a gennaio gli ultimi due saranno sbattuti fuori dalla graduatoria dai due imminenti fenomeni, Bond e Star Wars, il che significa che l’unico film nella top ten che avete visto veramente a scatola chiusa sarà Inside Out.

Non è sempre stato così. Ai vecchi tempi la gente andava a vedere le star più che le storie e i personaggi. Nomi come Cary Grant, Marlon Brando, Rita Hayworth e Audrey Hepburn erano la calamita per le folle e firmavano contratti esclusivi con gli studios che, a turno, producevano in serie “veicoli” – film pensati solo per innalzare le rispettive star ad ancora più elevate soglie di fama. Più tardi, star e attricette si liberarono delle catene e fecero il loro gioco ragionando un film alla volta, cambiando studio come veniva. Ma in un qualche momento negli ultimi vent’anni il “nome” di un film ha cominciato a perdere potere. Via via è diventato sempre meno sicuro che il pubblico si sarebbe infiammato per il semplice sorrisone malizioso dell’attore protagonista sul poster.

our-tomorrowland-movie-review  Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise our tomorrowland movie review

Dal Solaris di George Clooney (2002) al Transendence di Johnny Depp (2014) non si contano gli esempi dei fiaschi al botteghino di grandi star. Nel mondo “o la va o la spacca” dei blockbuster ad alto budget, dove un flop può significare la rovina, gli studios avevano bisogno di certezze. Ed ecco l’imporsi dei sequel, messi in circolo per salvare la baracca. Ora i film tentpole, quelli che reggono lo studio, sono basati su franchise di cui gli studios conoscono (più o meno) il potere attira-folle, e guidati da attori sconosciuti.

Una rapida occhiata al franchise di Mission: Impossible mostra quanto sia cambiato. Ai tempi dell’originale del 1996 firmato Brian De Palma, Cruise era una delle ultime star in grado di accalappiare le masse solo col suo nome. Ora, nel 2015, il mondo si è capovolto ed è il franchise M:I che porta clienti, con Cruise che spartisce la scena con Simon Pegg, Alec Baldwin, mega acrobazie e qualunque attrice lo studio scelga quell’anno.

Ci vuole sempre di più per convincere il pubblico ad andare al cinema e gli studios lottano per cercare di predire un successo. Tomorrowland è stato il più grande passo falso per la Disney quest’anno, mancando il colpo al boxoffice. Un film originale, diretto da Brad Bird, con George Clooney e un budget di quasi 200 milioni (recuperando giusto qualcosa in più), un simile scivolone comporterà senz’altro una pausa nel caso una nuova storia attenda di andare in produzione. Fiaschi come questo fanno sì che l’attenzione si sposti sempre più su formule che già funzionano e i franchise si basino su concept e personaggi già popolari. Ci attendono gli universi espansi. La Disney pare che stia pianificando episodi di Star Wars ogni anno fino alla fine dei tempi, mentre l’universo Marvel cresce a dismisura. Questo ha portato a un cedimento nel mezzo. I film a medio budget stanno diventando sempre più rari, dato che sono imprese anche più rischiose. I tentpole hanno budget da centinaia di milioni e i film indie low-fi sono lasciati alle mani di compagnie indipendenti che vengono arraffate dagli studios appena fiutano il successo.

L’imprevedibilità di un film significa che i nervosi uomini in completi eleganti degli studios non possono staccare assegni per storie originali. E’ molto più facile sborsare 200 milioni per un altro Fast and Furious, che ha già un vasto pubblico pronto a infuocarsi. Probabilmente la prossima generazione perderà una nuova icona culturale ogni volta che questo accadrà. Dall’altro lato, però, avremo un nuovo Bond quando ci servirà e un nuovo e dolorosamente eccitante film di Star Wars è dietro l’angolo. Qualsiasi cosa pensiate di questo fenomeno, “il franchise” è qui per restare. Solo, non chiedetemi di cercare di seguire il plot di Avengers per un bel pezzo.

What’s with all the Sequels? The 2015 Box Office, the decline of the Hollywood Star and the rise of the franchise.

Saying 2015 has been a big year for cinema is like saying The Rock is a little buff. Like Mr. Johnson, 2015 is gargantuan. Two studios have stood head and shoulders above the rest, creating the gravity that’s sucking people into the movie theatres.

Universal smashed records and hired new accountants this year with Jurassic world, Straight Outta Compton, Minions and Fast and Furious 7 becoming runaway hits making untold profits. Jurassic World on its own raked in over one and a half billion dollars, the biggest opening weekend in history and the fastest film ever to make $1 billion, beating previous record holder – wait for it – Fast and Furious 7.

Hot on Universal’s heels has been the unstoppable Behemoth that is Disney, doing it all over again as their newly acquired Marvel and Pixar production companies make them an eye watering fortune. After a short break and a few critical duds, Pixar are back on form with the cerebral hit Inside Out taking over $700 million, Pixar’s second biggest hit after Toy Story 3. But the story isn’t over and Pixar are working hard for their Disney masters with their second picture of the year, The Good Dinosaur, due to hit screens in November. Naturally the continuing cascade of super-hero films also continue to shovel in audiences, Age of Ultron just shy of Jurassic World and Furious 7, with a healthy bank balance of $1.4 billion.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise 150529 san andreas movie stills 6374920ce872ace3ad1fccb5008d263c

But it’s no way near over yet. With 2015 tying with 2012 for most films to reach the $1 billion mark, it’s a safe bet to say that the record will taken by 2015 with the arrival of the year’s most anticipated movies: Spectre and Star Wars; The Force Awakens. Oh, and Batman vs. Superman. Sort of.

But before we get ahead of ourselves let’s take a look at the biggest films so far. Another important record was achieved this year by Inside Out. The film’s opening takings have made it the highest grossing original, non-sequel property opening ever. This is important when you start to realise how ‘the sequel’, and even more so ‘the Franchise’, is shaping the film industry and vitally securing audiences and breaking records.

The top ten grossing films of the year are as follows:

  1. Jurassic World
  2. Fast and Furious 7
  3. Avengers: Age of Ultron
  4. Minions
  5. Inside Out
  6. Mission: Impossible – Rogue Nation
  7. Fifty Shades of Grey
  8. Cinderalla
  9. San Andreas
  10. Terminator: Genisys

A whopping six of these can be considered sequels in an already established film series (Jurassic World/ Fast and furious 7/Age of Ultron/ Minions/ Mission:Impossible/ Terminator Genisys).

Well that leaves almost half as original hits, right? Well, not really.

Fifty Shades of Grey was always a fairly safe bet for Universal Studios. Based on the hit series of books by E.L James, Grey is a certified cultural phenomenon that has sold millions of copies worldwide and unleashed a storm of controversy and rocketing shares in S&M companies. Cinderella, though quite different, is also a story we all know well and can hardly be considered anChe sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise inside out movie box original piece. As for Inside Out, anything Pixar make will always be a big deal and the film trades more on the name of the production company than anything else.

That leaves San Andreas, which I think takes the crown of most original in the top ten films of the year. Bravo, Dwayne. Though I suspect it sneakily plays on the title of the famous GTA game, there is also the unavoidable fact that when you watch it you feel like you’ve seen it hundreds of times before. You sit back and let the familiar tropes and stereotypes wash over you with added CGI to make it up to date. Sadly though, for San Andreas, come January, the last two will have been knocked off the perch by the forthcoming juggernauts, Bond and Star Wars, meaning the only film in the top ten that you knew zero about before you watched it, will be Inside Out.

It wasn’t always this way. In the olden days people came to see the stars more than the stories and characters. Names like Cary Grant, Marlon Brando, Rita Hayworth and Audrey Hepburn were the draw of the crowds and they would sign exclusive deals with studios who, in turn, would churn out ‘vehicles’ – films designed solely to propel their stars to ever greater fame. Later, Hollywood stars and starlets lost the shackles and did their thing on a film by film basis, switching studios as they went. But somewhere in the last 20 years, the ‘name’ on a movie began losing its power. It became less and less certain audiences would turn up based on the roguish grin of the lead male on the poster. From George Clooney’s Solaris (2002) to Johnny Depp’s Transendence (2014), there are countless examples of big stars failing at the box-office. In the make or break world of the big budget blockbuster, where one dud can spell ruin, studios needed to find security. Cue the rise of the sequel, riding in to save the day. Now ‘tent pole’ films, the ones holding up a studio, are based on franchises that studios know (more or less) will bring in the crowds, and fronted by actors you’ve never heard of before.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise 7b1a44f57afd4600dbd906c2b5319b78A quick look at the evolution of the Mission: Impossible series shows just how much has changed. Back with the original 1996 Brian De Palma M:I, Cruise was one of the last stars who could draw in an audience on his name alone. Now, in 2015, it’s gone full scale topsy turvy and it’s the M:I franchise that brings in the punters, Cruise reduced to sharing duties with Simon Pegg, Alec Baldwin, big stunts and whatever new female the studio/director fancies that year.

It takes more and more to convince audiences into the cinema and studios struggle to predict a hit. Tomorrowland was this years biggest disaster for Disney, failing to ignite the box office. An original film directed by Brad Bird, starring George Clooney and with a budget of almost $200 million (barely recapturing half at the box office), this failure will surely mean a pause whenever a brand new story is waiting to go in production. Failures like this mean the focus shifts more and more on the formulas that already work and franchises are created on popular concepts and characters. Expanded movie universes are where we’re headed. Disney seems to be planning a Star Wars film every year until the end of time, meanwhile the Marvel Universe is expanding exponentially. This has lead to a thawing out of the middle. Medium budget films are becoming ever rarer as they become more risky enterprises. Tent pole films have hundreds of millions in their budgets and the low-fi indie hits are left to be made by independent production companies which are snapped up by studios at the hint of success.

The unpredictability of film means nervous suits from the studio can’t bring themselves to sign off a cheque on an original story. It’s much easier to shell out $200 million to make the next Fast and Furious film, which already has a significant audience who’ll surely turn up. Arguably the next generation suffers the loss of a new cultural icon every time this happens. On the flip side though, we’ll always have a new Bond when we need him and a painfully exciting new Star Wars film waits just around the corner. Whatever you think about this phenomenon, ‘the franchise’ is here to stay. Just don’t ask what an infinity stone is anytime soon.

Triple 9 poster e red band trailer

Come una bestia feroce: lo scioccante red band trailer di Triple 9

Sono pochi i trailer capaci di lasciarti tramortito sulla sedia, lo sguardo inchiodato allo schermo del pc e il cervello intorpidito come te lo avessero immerso in una vasca piena di liquido antigelo. Di certo, il red band trailer di Triple 9 è uno di questi. Guardarlo è come attraversare l’inferno a bordo di un furgone lanciato in retromarcia a tutta velocità, con la testa bloccata dal nastro adesivo, i piedi inchiodati al pedale dell’acceleratore e le mani incollate sul volante.

Tutto quello che potete fare è godervi quei due minuti e diciannove secondi di pugni in faccia, sussultando al canto delle mitragliette, dondolando la testa al ritmo inquietante della filastrocca “This Little Piggy” rivisitata in chiave horror e digrignando i denti ogni volta che il livello di cattiveria e badassery generalizzata raggiunge picchi insopportabili. Il film di John Hillcoat – regista australiano che qualcuno ha definito con geniale precisione “un esistenzialista della violenza” – si candida a diventare una delle opere più forti di tutto il 2016 (uscirà a febbraio). Merito anche di un supercast di grandi attori nei panni di cattivi che fanno cose cattive: Woody Harrelson, Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Norman Reedus per dirne solo cinque.

Una trama, quella di Triple 9, che nella sua scarna follia è forse una delle più belle mai raccontate al cinema: un gruppo di poliziotti corrotti ricattati dalla mafia russa e costretti a mettere in atto una rapina apparentemente impossibile che contempla, tra le altre cose, l’omicidio di una recluta della polizia. Boom. In un attimo capolavori del genere heist movie come The Killing, Point Break e Inside Man sono scappati in bagno a cambiarsi il pannolone. Una cosa è chiara: le aspettative sono altissime. Da qui a febbraio sarà un’attesa snervante.

Pepsi mette in vendita la Pepsi Perfect per celebrare Ritorno al futuro – Parte II

Va sempre molto di moda lo slogan “Il futuro è adesso”. Ma il 21 ottobre 2015, fra esattamente 13 giorni, sarà davvero così.

ritornoalfuturohillvalley  Pepsi mette in vendita la Pepsi Perfect per celebrare Ritorno al futuro - Parte II ritornoalfuturohillvalleyInizia tutto con quello strepitoso dialogo di Ritorno al Futuro. Ricordate? È il 5 novembre 1955, Marty McFly (Michael J. Fox) cammina, frastornato, nella piazza centrale di Hill Valley, proprio di fronte all’edificio del tribunale sulla cui facciata si trova l’orologio che si rivelerà poi così importante per il suo ritorno a casa. Marty entra in un bar per chiamare i suoi che ormai devono essere preoccupatissimi per la sua improvvisa sparizione. Naturalmente il tentativo non va a buon fine: casa sua non esiste ancora nel 1955! Almeno non nel modo in cui la intende lui. A quel punto il giovane McFly si guarda intorno e si avvicina al bancone mentre il titolare del bar lo apostrofa con tono sbrigativo “Che ne diresti di ordinare qualcosa, ragazzo?”. È l’avvio del memorabile botta e risposta.
– Dammi una Fanta
– Fanta che? Vuoi della fantascienza da bere?
– Dammi una Pepsi senza
– Se vuoi dire senza pagare hai sbagliato porta

ritornoalfuturopepsiperfect  Pepsi mette in vendita la Pepsi Perfect per celebrare Ritorno al futuro - Parte II ritornoalfuturopepsiperfectLa “memorabilità” si spreca insomma. E ce ne sarà ancora a bizzeffe in Ritorno al futuro – Parte II quando il giovane Marty entrerà nello stesso bar, 60 anni dopo, per ordinare una Pepsi Perfect. Precisamente il 21 ottobre 2015. Fra esattamente 13 giorni! Non so se vi rendete conto. E per celebrare questa straordinaria e davvero unica ricorrenza, la Pepsi metterà in vendita la Pepsi Perfect, iconico oggetto che compare, tra i tanti altri geniali product placement, nel capolavoro di Robert Zemeckis. Si tratta di un’edizione limitata, 6500 esemplari che altrettanti fortunati collezionisti potranno aggiudicarsi al prezzo di 20 dollari e 15 centesimi. Solo online però. Chi invece ha la possibilità di recarsi alla New York Comic Con, da domani all’11 ottobre, potrà avere in regalo una delle 1500 Pepsi Perfect messe a disposizione dal colosso delle bibite. A una condizione però: dovrà vestirsi da Marty McFly.

Sopravvissuto – The Martian – Recensione

Prima di bollare Sopravvissuto – The Martian come semplice “buon intrattenimento” pensateci due volte. Il nuovo film di Ridley Scott, infatti, possiede una lezione validissima a proposito del Cinema. Ovvio che nulla vi vieta di fermarvi in superficie, uno strato che ripaga ampiamente del prezzo del biglietto già per conto suo. Ma se per caso vi sentite intrepidi e volete ficcare la testa sotto sbam! Potreste trovare l’oro.

Qualcuno dice che The Martian sia un film ottimista, allegro. Vero. E sembra quasi che il motivo principale per apprezzarne il tono sia che di film così, che non siano sciocchi baracconi o commedie demenziali, non se ne fanno più molti. Ma il punto è che state trascurando la vera marcia in più che il buon Ridley Scott ha innestato solo per noi: scegliere l’attore giusto, affidargli il mood giusto, ed evitare di inserire sfumature e scavi psicologici non necessari, insomma la lezione a cui accennavo: il mondo è pieno di film e non tutti i film devono fare sempre la stessa cosa.

2975621700000578-3116039-image-a-36_1433798466248  Sopravvissuto - The Martian - Recensione 2975621700000578 3116039 image a 36 1433798466248

Da buon racconto incentrato sul “come” e non sul “cosa”, The Martian prende un carattere che rimane identico dall’inizio alla fine e lo trasforma nel Matt Damon Show, mettendo in scena il piacere di raccontare e di interpretare uno stato d’animo in cui tutti possono riconoscersi, anche senza essere dispersi su Marte senza provviste. Basta quel poco di fantasia, scorporare il messaggio dal contesto e portarselo a casa nella propria realtà. Appropriarsi di quello spirito e viverlo in prima persona, qualunque sia il problema che abbiamo, trovando il nostro modo di “piantare patate”.

Per la bontà dell’esecuzione, The Martian potrebbe tranquillamente essere il film che mette d’accordo tutti, ma è qui che scattano i problemi che in realtà non esistono: sì, è vero che i personaggi sono stereotipi e i cattivi sentimenti sembrano banditi per legge; e sì, è vero che nelle pur belle panoramiche di Marte e nella sua resa c’è sempre un’aria da spot di qualche profumo griffato, ed è anche vero che lo Spazio è meno vertiginoso e materico che in Gravity e Interstellar. Ma la realtà è che non eccellere su tutti i fronti non è affatto un problema.

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Il focus del film è tutto attorno al personaggio di Matt Damon e alla complicità che instaura con lo spettatore, un circolo virtuoso che cresce di intensità senza incertezze per tutte le due ore e venti, quando è notorio che minutaggi così consistenti mettono a dura prova la tenuta di nove film su dieci. Già solo per questo The Martian meriterebbe un occhio di riguardo.

Quindi riposo, è il momento di godersi un film spettacolare, guascone e sentimentale, in una confezione pregevole e con un protagonista che più azzeccato non si può, e se proprio morite dalla voglia di sapere quanto sarà importante per la storia del Cinema cercate almeno di rinviare il momento della risposta. Torneremo sulla questione senza fretta, magari tra un centinaio d’anni.

L’Ikea diventa horror con le istruzioni per assemblare Jason e Freddy Krueger

Il bello della cultura pop è che si tratta di un grande calderone magico in cui la creatività umana può applicarsi a oggetti e situazioni del nostro vissuto quotidiano, trasformandoli e distorcendoli in modo da mostrarceli in una luce nuova e suscitare in noi una reazione, un’emozione o una riflessione. Lo sa bene Ed Harrington, artista americano la cui specialità è proprio creare illustrazioni capaci di ironizzare sui miti dell’immaginario di cui ci nutriamo attraverso tv, cinema e fumetti. Ora, Harrington ha ben pensato di focalizzare il suo sguardo sarcastico e originale su una realtà con la quale tutti noi abbiamo in un modo o nell’altro una certa familiarità: l’IKEA.

Chi di noi non ha dovuto, presto o tardi, armarsi di pazienza e affrontare le apparentemente semplici – ma invero piuttosto ermetiche – istruzioni di montaggio di un mobile IKEA? Personalmente ho trascorso diverse ore della mia vita a esaminare quei manuali con la fronte corrugata dalla preoccupazione, ruotandoli e inclinandoli in ogni direzione nella speranza che il cambiamento di prospettiva mi permettesse di raccapezzarmi in quell’assurdo intreccio di linee, angoli e piani perpendicolari.

Probabilmente sarà capitato una volta o l’altra anche all’artista americano che ha perciò realizzato una serie di illustrazioni in cui alcuni celebri “villain” del cinema ci vengono presentati con le istruzioni di montaggio proprio come se si trattasse di un mobile IKEA: Jason Voorhees di Venerdì 13, Freddy Krueger, Beetlejuice, Chucky la bambola assassina, il Cenobita di Hellraiser, il Brundlemosca del noto film di David Cronenberg, Alien, il centipede umano, Edward mani di forbice, l’inquietante Samara di The Ring e il feroce Buffalo Bill del Silenzio degli innocenti vengono così reinventati in chiave minimal, come veri e propri oggetti di design.

Persino i loro nomi vengono adattati per acquisire quel suono nordico e, diciamocelo, un pò pretenzioso che accompagna molti mobili IKEA (da Krugr a Bufalöbil con tanto di dieresi!). Naturalmente, nel caso di questi villain, i diagrammi che di solito ci presentano le fasi di montaggio e assemblaggio del mobile vengono sostituiti da spassosi pittogrammi che rievocano caratteristiche particolari dei cattivoni in questione nonchè il loro ruolo narrativo nelle opere di appartenenza. E così una videocassetta, un pozzo e un televisore saranno gli strumenti necessari per “assemblare” Samära; per realizzare Hüman Centipëde bisognerà invece armarsi di tanto nastro adesivo, bisturi e una buona puntatrice; mentre un guantone munito di artigli, un uomo in fiamme e un maglione a righe con tanto di malconcio cappello fedora daranno vita a Krugr. Per ammirare queste e altre opere di Ed Harrington, potete visitare il suo sito ufficiale.