Il buono, il brutto e l’Old Boy

Esistono vendette giuste? Secondo me sì. E nel caso non foste d’accordo con me lo sarete magari dopo aver letto la breve storia che sto per raccontarvi. Un uomo qualsiasi, con una moglie ed una famiglia, con un lavoro e con i suoi problemi di alcool, in un giorno qualsiasi della sua vita viene rapito e imprigionato, senza un apparente motivo, in quella che sembra una stanza di uno squallidissimo albergo adibita a prigione. Unica sua amica intrattenitrice è una vecchia televisione che scandisce il tempo per lui, gli tiene compagnia e lo tiene aggiornato sul mondo che si trova fuori da quella stanza.

Il modo e le ragioni per le quali è stato fatto prigioniero sono inspiegabili, esattamente come lo saranno le circostanze della sua improvvisa liberazione dieci anni dopo, quando l’uomo si ritroverà improvvisamente fuori da quella stanza, finalmente libero. Forse però sarebbe meglio dire che colui che fu imprigionato anni fa non uscì più da quella stanza. L’uomo liberato è un altra persona, più forte e più solo, ma sopratutto con una sete di vendetta che lo tiene ancora vivo. Mi fermo qui con la storia perché sono sicuro di essere riuscito a convincervi e anche perché il mio intento era scrivere qualcos’altro. Scrivere di Old Boy, manga giapponese, film sud coreano e remake statunitense.

Old Boy  Il buono, il brutto e l'Old Boy oldboy2Partendo dal principio infatti, Old Boy è un interessante manga nipponico degli anni ’90, grande come 79 capitoli, con bei disegni stilizzati. Grazie alla presenza di numerosi flashback in gran parte delle pagine, conosciamo il protagonista dalla sua giovinezza e fino a dopo la liberazione. Rispetto ai due film il personaggio una volta liberato non sembra molto interessato ad ottenere la sua vendetta, cerca di ricostruirsi una vita, lavora dove capita e solo in un secondo momento cerca di conoscere il motivo della sua prigionia. Anche partendo da una storia molto coinvolgente però il manga non riuscirà ad ottenere così tanta risonanza come in seguito otterrà il primo film: questo è dovuto senza dubbio al finale che sembra a mio avviso chiuso abbastanza frettolosamente, ottenendo il risultato che la storia man mano viene un po’ a scemare.

Proprio il finale che costituisce nel manga un punto debole, sarà un grande punto di forza invece nel primo film. Diretto dal regista sudcoreano Park Chan-wook, il film Old Boy, uscito nel 2003, verrà a formare insieme ai due film dello stesso regista, Lady Vendetta e Mr. Vendetta, la trilogia nota col nome trilogia della vendetta. Proprio Old Boy, unico dei tre film di Park ad avere come soggetto la storia di un manga, vincerá il Grand Prix Speciale della Giuria al festival di Cannes nel 2003, giuria tra l’altro presieduta da Quentin Tarantino che proprio quell’anno presentò fuori concorso un altro film che aveva come tema la vendetta: Kill Bill vol. II.

Il film di Park pur riprendendo gli elementi essenziali del manga nipponico, viene quasi stravolto, riletto e reinventato: ciò che il regista arriva a realizzare è una storia ancora più geniale di quella del manga, ancora più profonda e completa. Il personaggio principale che prenderà il volto di Choi Min-sik, attore nato in teatro, sarà volutamente un uomo più vecchio di quello disegnato nelle pagine di Old Boy, che s’interroga, riflette e reagisce durante gli anni di prigionia. Un uomo che non riconosce più un ruolo fuori da quelle mura a lui familiari per 10 anni. Il protagonista verrà rappresentato proprio per questo motivo come un uomo cui è stato tolto tutto e che non può rimettersi in piedi senza prima aver soddisfatto il suo desiderio di vendetta e venir a conoscenza del motivo per cui fu imprigionato.

Meritano degna ammirazione le sublimi musiche e la bellissima fotografia per alcune immagini surreali, ma soprattutto per la fantastica realizzazione della lunga sequenza in cui il protagonista si troverà a combattere nella mischia, armato solo di martello, con un centinaio di uomini. Proprio per questi elementi e per molti altri noti a chi ha visto o vedrà il film, la pellicola di Park è una geniale trasposizione di un’opera su carta a cui mancava l’essenza, una creatura viva ed erede di qualcos’altro che lo ricorda ma che se ne distacca.

La notizia dell’intenzione di un remake americano iniziò a diffondersi già un anno dopo l’uscita del film. Dalla notizia alla realizzazione passarono ben nove anni durante i quali ci fu un vero e proprio valzer di registi: inizialmente fu scelto Justin Lin, poi la palla passò a Steven Spilelberg (che aveva intenzione di realizzare un film più simile al manga giapponese) per arrivare infine nel 2011 nelle mani di Spike Lee.

oldboy4  Il buono, il brutto e l'Old Boy oldboy4Alla notizia dell’inizio della realizzazione del remake, Park darà un unico “consiglio” al regista americano: realizzare un film il più possibile personale. Consiglio che Spike non si sente di seguire a mio avviso dato che realizzerà un film che è più una scopiazzatura del film coreano con l’aggiunta di qualche elemento che si riaggancia al manga. Primo elemento su tutti è dato dalla scelta dell’attore protagonista, Josh Brolin, che ricorda nella muscolatura e forza più il “giovane” personaggio del manga che quello interpretato da Choi Min-sik.

L’interpretazione di Brolin è di quelle che non varrebbe la pena ricordare: risulta fredda e senza spessore, facendo pensare più ad un terminator che ad un personaggio spinto da sentimenti di vendetta e dalla voglia di conoscenza. Il finale sarà molto più vicino al film coreano anche con qualche esagerazione inutile. Unico elemento interessante in questo film è però la scelta che si troverà a fare il protagonista proprio nelle ultime sequenze della pellicola.

I motivi per cui si è ritenuto necessario fare un remake che non meritava di essere realizzato sono del tutto ignoti, così come è ignoto il motivo per cui la regia fu affidata a Spike Lee, ma sono del tutto convinto che si possa rispondere al secondo quesito soltanto affermando che il regista newyorkese sia stato più coraggioso di altri nel riproporre al pubblico occidentale una storia che ti scuote e ti schiaffeggia lasciandoti senza parole.

Comments

comments

Leave a Reply