Sopravvissuto – The Martian – Recensione

Prima di bollare Sopravvissuto – The Martian come semplice “buon intrattenimento” pensateci due volte. Il nuovo film di Ridley Scott, infatti, possiede una lezione validissima a proposito del Cinema. Ovvio che nulla vi vieta di fermarvi in superficie, uno strato che ripaga ampiamente del prezzo del biglietto già per conto suo. Ma se per caso vi sentite intrepidi e volete ficcare la testa sotto sbam! Potreste trovare l’oro.

Qualcuno dice che The Martian sia un film ottimista, allegro. Vero. E sembra quasi che il motivo principale per apprezzarne il tono sia che di film così, che non siano sciocchi baracconi o commedie demenziali, non se ne fanno più molti. Ma il punto è che state trascurando la vera marcia in più che il buon Ridley Scott ha innestato solo per noi: scegliere l’attore giusto, affidargli il mood giusto, ed evitare di inserire sfumature e scavi psicologici non necessari, insomma la lezione a cui accennavo: il mondo è pieno di film e non tutti i film devono fare sempre la stessa cosa.

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Da buon racconto incentrato sul “come” e non sul “cosa”, The Martian prende un carattere che rimane identico dall’inizio alla fine e lo trasforma nel Matt Damon Show, mettendo in scena il piacere di raccontare e di interpretare uno stato d’animo in cui tutti possono riconoscersi, anche senza essere dispersi su Marte senza provviste. Basta quel poco di fantasia, scorporare il messaggio dal contesto e portarselo a casa nella propria realtà. Appropriarsi di quello spirito e viverlo in prima persona, qualunque sia il problema che abbiamo, trovando il nostro modo di “piantare patate”.

Per la bontà dell’esecuzione, The Martian potrebbe tranquillamente essere il film che mette d’accordo tutti, ma è qui che scattano i problemi che in realtà non esistono: sì, è vero che i personaggi sono stereotipi e i cattivi sentimenti sembrano banditi per legge; e sì, è vero che nelle pur belle panoramiche di Marte e nella sua resa c’è sempre un’aria da spot di qualche profumo griffato, ed è anche vero che lo Spazio è meno vertiginoso e materico che in Gravity e Interstellar. Ma la realtà è che non eccellere su tutti i fronti non è affatto un problema.

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Il focus del film è tutto attorno al personaggio di Matt Damon e alla complicità che instaura con lo spettatore, un circolo virtuoso che cresce di intensità senza incertezze per tutte le due ore e venti, quando è notorio che minutaggi così consistenti mettono a dura prova la tenuta di nove film su dieci. Già solo per questo The Martian meriterebbe un occhio di riguardo.

Quindi riposo, è il momento di godersi un film spettacolare, guascone e sentimentale, in una confezione pregevole e con un protagonista che più azzeccato non si può, e se proprio morite dalla voglia di sapere quanto sarà importante per la storia del Cinema cercate almeno di rinviare il momento della risposta. Torneremo sulla questione senza fretta, magari tra un centinaio d’anni.

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