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novembre 2015

Star Wars/Rocky, destini incrociati

Tanto tempo fa, in una periferia lontana lontana…

Lasciate perdere James Bond, che ha avuto troppe incarnazioni e stili differenti. Se volete conoscere le due facce più fidelizzanti e complementari del Cinema dovete rivolgere lo sguardo a queste due serie parallele ormai prossime ad avvicinarsi di nuovo, pur senza mai convergere.

Rocky è un film del 1976, il che vuol dire che sta per compiere quarant’anni. Ma, a differenza di tanti film che invecchiano e basta, il capolavoro ideato da Sylvester Stallone ha procreato cinque sequel e appiccato un culto inestinguibile.

Star Wars – Una nuova speranza è del 1977. Inutile soffermarsi sulle scie di fuoco che ha tracciato lungo i decenni successivi, simili a quelle della Delorean, e che conducono dritti dritti fino a noi, con il nuovo episodio ormai a un tiro di schioppo e la promessa di una serialità imminente e già programmata.

01  Star Wars/Rocky, destini incrociati 01

Così, Star Wars – Il Risveglio della Forza sta per arrivare nei Cinema. Ma anche Creed, spin-off di Rocky che però contiene anche Rocky in persona, sta per sbarcare nelle sale. E per entrambi i brand questo è il settimo appuntamento.

Sembra impossibile paragonare una space opera, assurta a simbolo del Cinema popolare ad alto budget, con la parabola, tutta strade della suburbia e palestre puzzolenti, di un pugile estratto a sorte dal sogno americano un attimo prima di precipitare per sempre nell’oblio. Ed è impossibile, infatti. Ma le somiglianze sono numerose. Luke Skywalker non viene “selezionato” in modo altrettanto provvidenziale dal suo tranquillo e noioso ménage familiare, prima di essere catapultato nell’avventura?

Per non parlare del legame tematico tra le due saghe: quello di due personaggi, Luke e Rocky, che pensano di non valere nulla, fino a che non scoprono di essere parecchio speciali. Entrambe storie dotate di feticci potenti, che siano le spade laser o i calzoncini a stelle e strisce, e di immagini iconiche a cascata. Facile a prevedersi per gli scenari galattici di Lucas, un po’ meno per il degrado urbano del minimalista Stallone, almeno fino a quando non ha trasformato il suo romantico boxeur in uno spacca-giganti, quasi in grado di porre fine da solo alla Guerra Fredda.

E non vogliamo certo tralasciare l’importanza delle rispettive colonne sonore. Va bene che Star Wars muove un giro di miliardi che sta in una galassia tutta sua, ma se dovessimo scegliere sapremmo davvero dire quale tra il tema classico di John Williams e Gonna Fly Now sia diventato il più celebre e riconoscibile, o quale sia stato montato più volte sui servizi delle più svariate trasmissioni televisive?

Anche nel loro imminente ritorno sembrano esserci rilevanti analogie. Per la prima volta infatti, le due creature si propongono al pubblico dopo un cambio del reparto creativo: Lucas ha lasciato il timone alla Disney e a J.J. Abrams, Stallone in Creed recita e co-produce ma non lo ha né diretto né scritto.

rocky-4-gloves  Star Wars/Rocky, destini incrociati rocky 4 gloves

Sia Sly che Harrison Ford, gloriosi veterani, tornano in scena per fare da padrini a personaggi giovani e nuovi di zecca e, a occhio, è probabile che all’interno dei rispettivi film avranno più o meno la stessa rilevanza. Come anche è ovvio che la mitologia del passato sarà parte integrante del nuovo tessuto narrativo, con richiami anche molto diretti già sbandierati nei trailer. Per non parlare di come, potenzialmente, Creed potrebbe lanciare una nuova serie di episodi allo stesso modo de Il Risveglio della Forza, ponendosi entrambi come un nuovo inizio e un punto di svolta per riaffermare il mito nella contemporaneità.

Tutto questo non certo per mettere Star Wars contro Rocky! Anzi è probabile che i rispettivi fandom siano largamente sovrapponibili. No, questo post era per celebrare due leggende proprio alla vigilia del loro ritorno in quello che si spera sia un vero trionfo, specialmente a livello artistico. Le recensioni di Star Wars ancora non ci sono, quelle di Creed gridano al filmone. Natale si avvicina, speriamo ci facciano un bel regalo, anzi due.

Il remake di Memento? Una pessima idea

Ci sono capolavori che non si toccano, opere che si sono fissate nell’immaginario collettivo con una potenza tale da renderle irraggiungibili e soprattutto sacre. Pellicole da onorare e da rispettare ma anche da custodire e proteggere un po’ come si farebbe con una specie animale in via d’estinzione. Ecco, oggi ci vorrebbe un WWF a tutela dei “capolavori cinematografici a rischio remake”. Si perché questa mania di voler rifare grandi film per monetizzare sulle nuove generazioni che, si presume, non hanno voglia di riscoprire, o non capirebbero, il film originale, è ormai un tic fuori controllo che ha contagiato case di produzione piccole e grandi, indie e mainstream.

Qualche settimana fa convenivamo, io e il collega Capt. Dent, di quanto sia rincuorante il fatto che Robert Zemeckis in persona abbia garantito che finchè sarà in vita nessuno si potrà azzardare a fare un remake della saga di Ritorno al Futuro. Ecco, in questo momento vorrei che “zio Nolan” – uno dei registi più cari a chi scrive – facesse lo stesso nei confronti di Memento di cui è stato annunciato poche ore fa un remake. A voler riproporre l’iconico film girato “a ritroso” con cui Christopher Nolan ha fatto sapere al mondo– correva l’anno domini 2000 – di essere il nuovo indiscusso genio di Hollywood è la AMBI Pictures, casa di produzione cinematografica con sede in Lussemburgo fondata dal giovane produttore italo-canadese Andrea Iervolino e dall’imprenditrice Monika Bacardi, vedova del barone mondiale del rum Lord Luis Bacardi.

Memento_2000_movie_review_dvd_blu-ray_film_brickthrewglass_picture  Il remake di Memento? Una pessima idea Memento 2000 movie review dvd blu ray film brickthrewglass pictureLa società ha fatto shopping di diritti cinematografici acquisendo dalla statunitense Exclusive Media Group un ricco catalogo di titoli tra i quali figura anche Donnie Darko. E ora, come dicevamo, AMBI sta programmando il remake di Memento, geniale parabola thriller sulle vicende di Leonard Shelby, giustiziere condannato da un danno cerebrale a non poter ricordare nulla per più di 15 minuti ma comunque deciso a trovare i criminali che hanno violentato e ucciso sua moglie nel corso di una “banale” rapina domestica. Sono tantissime le domande e i dubbi che circondano questa operazione, a partire dallo sceneggiatore (la storia originale è di Jonathan Nolan, fratello altrettanto geniale di Christopher) per non parlare del regista fino ad arrivare agli interpreti (chi sostituirà il cazzutissimo Guy Pearce e la carismatica Carrie Ann Moss?). Andrea Iervolino ha spiegato che con Memento la AMBI intende iniziare la sua strategia commerciale nel mondo del cinema e non ha nascosto le difficoltà e le ambizioni intrinseche a una sfida di questo calibro. Personalmente non sono affatto convinto, per usare un eufemismo.

memento (1)  Il remake di Memento? Una pessima idea memento 1Memento e molti altri titoli presenti nel catalogo acquistato dalla AMBI – in particolar modo il succitato Donnie Darko – sono cult movie che non dovrebbero essere toccati o manipolati in alcun modo. Il loro livello di creatività, l’incredibile visione che li permea, la personalità autoriale che li anima sono tali che anche solo provare a replicarli avrebbe come unico esito un gigantesco buco nell’acqua. Ma insomma, vi immaginate un remake di Pulp Fiction, Il Padrino o Quei Bravi Ragazzi? No, vero? Ecco, infatti. Per giunta, nel caso specifico di Memento, a rendere l’operazione remake ancora più rischiosa è la struttura narrativa assolutamente unica del film di Nolan.

L’andamento a ritroso del film, che parte dalla fine per ricondurci, a segmenti distinti di 15 minuti l’uno, verso l’inizio della vicenda, metterebbe in difficoltà qualsiasi regista, sceneggiatore o produttore. Scegliere di provare a replicarlo esporrebbe infatti matematicamente alla certezza di non riuscire a riproporlo con altrettanta maestria; e volendosene distaccare completamente si andrebbe probabilmente incontro a un prodotto sciapo e per nulla originale. Detto questo, posso solo dire che noi di Saito Airlines monitoreremo la situazione e cercheremo di capirci di più su questo improbabile remake. Passo e chiudo.

Spectre – Recensione

Potremmo discutere a lungo di come andrebbe realizzato il ventiquattresimo film di una serie, anche perché non abbiamo poi molti termini di paragone. Anzi, non ne abbiamo nessuno. Nella saga cinematografica più lunga di sempre, come stabilisci di volta in volta se stai facendo bene o stai facendo male?

Coraggio, chiediamocelo: come diavolo andava fatto questo Spectre? Si erano già giocati il film della rinascita (Casino Royale, ancora imbattuto e forse imbattibile), quello senza pretese (Quantum) e quello auto celebrativo (Skyfall); cosa rimaneva?

No, non mi sentirete rispondere che Spectre non poteva essere fatto in altro modo che questo, che non aveva occasione di essere migliore di quello che è. Tutt’altro, Spectre è esattamente una delle decine di possibilità rimaste di realizzare un Bond movie, più o meno tante quanti sono i registi con un minimo di talento e personalità in circolazione. E il bello è che tutte queste altre versioni di Bond arriveranno, è solo questione di tempo. Ognuno avrà la possibilità di misurarsi con la leggendaria spia creata da Ian Fleming e ri-creata da tanti attori e registi nel corso del tempo.

Avremo tutte le storie di Bond che vogliamo. Certo, le cose cambierebbero se ogni mestierante o autore trattasse il suo Bond come se fosse l’ultimo. Forse allora nella serie tornerebbe in auge quello che sembra essere il grande assente che accomuna quasi tutte queste produzioni: il senso di urgenza. Spectre, da questo punto di vista, non fa eccezioni, ma ciò non gli impedisce di essere comunque un film discreto.

spectre-vlog-trailer-007  Spectre - Recensione spectre vlog trailer 007

Anche in un franchise storico e impostato come questo, rimane sempre la chance di fare sì il solito, ma di farlo al meglio. Spectre ha la consueta sceneggiatura ipertrofica tipica di tanti blockbuster odierni, da cui deriva la lunghezza eccessiva, da cui deriva una discontinuità di tono e ritmo. Per sua fortuna, invece che ciondolare costantemente dall’inizio alla fine, tutta la parte debole è concentrata nei primi tre quarti d’ora, un lungo e non sempre utilissimo preambolo, come accadeva in parte anche in Casino Royale.

E mentre l’introduzione della fantomatica Spectre e del suo capo lasciano più o meno il tempo che trovano, uno stereotipo troppo vecchio e risaputo persino per un prodotto dagli intenti così citazionisti, a dare dinamismo alla trama è un elemento che negli ultimi due film latitava di brutto: la Bond girl, e il rapporto tra lei e 007. Merito di un’ottima alchimia tra Daniel Craig e Léa Seydoux, non così diversa da quella che c’era stata con Eva Green. Nel proteggere la ragazza, più che nel combattere la tentacolare organizzazione titolare, Bond e l’intero film trovano un senso alla loro ribadita esistenza. La Seydoux si impegna e il suo personaggio, con gli sbalzi d’umore e l’emotività scoperta, è l’unico abbastanza informale da somigliare a un vero essere umano.

Cosa che invece non si può dire di Craig, sempre ottimo nella parte, ma anche sempre uguale a se stesso. Il suo Bond è realmente e integralmente rappresentato ed esaurito dalle silhouette che ancora una volta dominano la grafica dei titoli di testa. Le due ore e mezza che seguono non aggiungono niente al suo personaggio. Aggiungono invece alla tecnica delle scene action, che però sembrano frutto di un upgrade di pura efficienza invece che espressivo.

2837001-bond  Spectre - Recensione 2837001 bond

Per intenderci, qui non troverete niente che somigli all’energia statica della scazzottata in controluce di Skyfall. Spectre ci regala però una sequenza brutale e indimenticabile sul treno, così come la breve pausa di riflessione nella stazione al centro del deserto, quasi un mash-up tra Hitchcock e Sergio Leone. Un altro po’ di scene del genere avrebbero reso Spectre più intenso ed evocativo.

Va detto però che, al netto della fotografia troppo gialla, dell’eccessiva lunghezza di alcune scene d’azione e dello script di puro servizio, Spectre conserva abbastanza autocontrollo da non sfociare nella baracconata totale. Anzi, lo showdown, sia pure concitato, resta tutto sommato coi piedi per terra, più attento allo scenario che al movimento.

Rimane l’eterna questione irrisolta: è fin troppo palese che buona parte dei problemi di questi film ha a che fare con le dimensioni faraoniche della produzione. Non costerebbe di meno scrivere una sceneggiatura più tagliente e focalizzata e girare invece meno scene brucia-budget? Sembra che la strada più breve la conoscano tutti ma nessuno voglia imboccarla. In Casino Royale, Martin Campbell realizzava la parte migliore del film con una partita a poker, una scazzottata per le scale e un cocktail avvelenato. Non è che siano passati secoli eh, quella roba funzionerebbe anche oggi. E allora attendiamo con fiducia, James Bond ritornerà e forse anche le migliori ispirazioni della sua carriera. Nel frattempo Spectre, come divertente passatempo, farà la sua parte.

Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant

Il Gate, vale la pena di ricordarlo, è la sala d’attesa di Saito Airlines, vale a dire la rubrica del sito destinata a parlare dei film che attendiamo di più, quelli che anche solo il trailer ci spinge a credere nel Cinema. A differenza della quasi totalità del pubblico, che si fa salire l’hype a mille per qualunque cosa sia un minimo pubblicizzata, qui noi i film li attendiamo col contagocce. Non per niente dall’ultimo Gate, che riguardava Interstellar, è passato un anno. Qual è il nuovo, fortunato titolo in attesa?

The Revenant, ovviamente. Parliamoci chiaro, non sono un fan di Inarritu. Non mi piacciono le sue storie deprimenti tipo 21 Grammi o Biutiful, con personaggi distrutti che vagano di tragedia in tragedia senza mai una boccata di ossigeno. Non mi colpirebbe nemmeno se fosse una visione realistica delle cose. Né mi ha catturato l’esercizio di meta-auto-consapevolezza di Birdman, operazione troppo ricercata per avere un cuore, in cui hai la sensazione che ogni tanto nell’inquadratura ci finisca per errore un Oscar.

the_revenant2  Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant the revenant2

Ma The Revenant è un’altra cosa. Basta guardare i trailer per capire che:
1) si tratta di un film a suo modo minimalista, ma non per questo povero; anzi, è una gioia per gli occhi, del resto il direttore della fotografia è Emmanuel Lubezky.

2) essendoci DiCaprio il film avrà lo spessore intellettuale giusto, senza rischi di tramutarsi in un polpettone; se deve vincere un Oscar, meglio per questo ruolo drammatico ed estremo che per le faccette e gli sberleffi di Wolf Of Wall Street.

3) la vicenda narrata, quella di un cacciatore abbandonato e derubato dai compagni che ritorna per cercare vendetta, garantisce quel tanto di azione e adrenalina che, se ben intonate alla bellezza mozzafiato del comparto visivo, potrebbero spingere il film in orbita e marchiarlo a fuoco nelle nostre retine per sempre.

Per non parlare dei poderosi e maniacali pianosequenza, una prestigiosa firma con cui Lubezky non si stanca di siglare le sue ultime fatiche: da Gravity allo stesso Birdman, il suo tocco magico nel catturare la continuità dell’azione senza stacchi ci regala momenti di Cinema travolgenti, e a noi non resta che cadere senza appigli dentro le sue scene.

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In più, nel film c’è anche Tom Hardy, non proprio un attorucolo. Vuoi vedere che alla fine si scopre che la storia altro non è che un ulteriore livello del sogno di Inception? Scherzi a parte, le chiacchiere possono aiutare, ma quando hai dei trailer del genere si può anche chiudere la bocca. Lo scenario è incredibile, il fatto stesso che abbiano girato solo con luce naturale rende il tutto ancora più elettrizzante. The Revenant, questo almeno lo possiamo già dire, ha capito il segreto del Cinema e sembra possederlo e padroneggiarlo fino in fondo. Quanti film all’anno si preoccupano di creare qualcosa di speciale, a partire proprio dalla fotografia e dal sonoro?

Da noi The Revenant uscirà il 28 gennaio.