Spectre – Recensione

Potremmo discutere a lungo di come andrebbe realizzato il ventiquattresimo film di una serie, anche perché non abbiamo poi molti termini di paragone. Anzi, non ne abbiamo nessuno. Nella saga cinematografica più lunga di sempre, come stabilisci di volta in volta se stai facendo bene o stai facendo male?

Coraggio, chiediamocelo: come diavolo andava fatto questo Spectre? Si erano già giocati il film della rinascita (Casino Royale, ancora imbattuto e forse imbattibile), quello senza pretese (Quantum) e quello auto celebrativo (Skyfall); cosa rimaneva?

No, non mi sentirete rispondere che Spectre non poteva essere fatto in altro modo che questo, che non aveva occasione di essere migliore di quello che è. Tutt’altro, Spectre è esattamente una delle decine di possibilità rimaste di realizzare un Bond movie, più o meno tante quanti sono i registi con un minimo di talento e personalità in circolazione. E il bello è che tutte queste altre versioni di Bond arriveranno, è solo questione di tempo. Ognuno avrà la possibilità di misurarsi con la leggendaria spia creata da Ian Fleming e ri-creata da tanti attori e registi nel corso del tempo.

Avremo tutte le storie di Bond che vogliamo. Certo, le cose cambierebbero se ogni mestierante o autore trattasse il suo Bond come se fosse l’ultimo. Forse allora nella serie tornerebbe in auge quello che sembra essere il grande assente che accomuna quasi tutte queste produzioni: il senso di urgenza. Spectre, da questo punto di vista, non fa eccezioni, ma ciò non gli impedisce di essere comunque un film discreto.

spectre-vlog-trailer-007  Spectre - Recensione spectre vlog trailer 007

Anche in un franchise storico e impostato come questo, rimane sempre la chance di fare sì il solito, ma di farlo al meglio. Spectre ha la consueta sceneggiatura ipertrofica tipica di tanti blockbuster odierni, da cui deriva la lunghezza eccessiva, da cui deriva una discontinuità di tono e ritmo. Per sua fortuna, invece che ciondolare costantemente dall’inizio alla fine, tutta la parte debole è concentrata nei primi tre quarti d’ora, un lungo e non sempre utilissimo preambolo, come accadeva in parte anche in Casino Royale.

E mentre l’introduzione della fantomatica Spectre e del suo capo lasciano più o meno il tempo che trovano, uno stereotipo troppo vecchio e risaputo persino per un prodotto dagli intenti così citazionisti, a dare dinamismo alla trama è un elemento che negli ultimi due film latitava di brutto: la Bond girl, e il rapporto tra lei e 007. Merito di un’ottima alchimia tra Daniel Craig e Léa Seydoux, non così diversa da quella che c’era stata con Eva Green. Nel proteggere la ragazza, più che nel combattere la tentacolare organizzazione titolare, Bond e l’intero film trovano un senso alla loro ribadita esistenza. La Seydoux si impegna e il suo personaggio, con gli sbalzi d’umore e l’emotività scoperta, è l’unico abbastanza informale da somigliare a un vero essere umano.

Cosa che invece non si può dire di Craig, sempre ottimo nella parte, ma anche sempre uguale a se stesso. Il suo Bond è realmente e integralmente rappresentato ed esaurito dalle silhouette che ancora una volta dominano la grafica dei titoli di testa. Le due ore e mezza che seguono non aggiungono niente al suo personaggio. Aggiungono invece alla tecnica delle scene action, che però sembrano frutto di un upgrade di pura efficienza invece che espressivo.

2837001-bond  Spectre - Recensione 2837001 bond

Per intenderci, qui non troverete niente che somigli all’energia statica della scazzottata in controluce di Skyfall. Spectre ci regala però una sequenza brutale e indimenticabile sul treno, così come la breve pausa di riflessione nella stazione al centro del deserto, quasi un mash-up tra Hitchcock e Sergio Leone. Un altro po’ di scene del genere avrebbero reso Spectre più intenso ed evocativo.

Va detto però che, al netto della fotografia troppo gialla, dell’eccessiva lunghezza di alcune scene d’azione e dello script di puro servizio, Spectre conserva abbastanza autocontrollo da non sfociare nella baracconata totale. Anzi, lo showdown, sia pure concitato, resta tutto sommato coi piedi per terra, più attento allo scenario che al movimento.

Rimane l’eterna questione irrisolta: è fin troppo palese che buona parte dei problemi di questi film ha a che fare con le dimensioni faraoniche della produzione. Non costerebbe di meno scrivere una sceneggiatura più tagliente e focalizzata e girare invece meno scene brucia-budget? Sembra che la strada più breve la conoscano tutti ma nessuno voglia imboccarla. In Casino Royale, Martin Campbell realizzava la parte migliore del film con una partita a poker, una scazzottata per le scale e un cocktail avvelenato. Non è che siano passati secoli eh, quella roba funzionerebbe anche oggi. E allora attendiamo con fiducia, James Bond ritornerà e forse anche le migliori ispirazioni della sua carriera. Nel frattempo Spectre, come divertente passatempo, farà la sua parte.

Comments

comments

Leave a Reply