Creed – Recensione

In qualità di settimo episodio della saga, Creed contiene un messaggio inequivocabile a proposito di tutta la serie Rocky. Chiamatelo meta-cinema involontario o semplice sovra-interpretazione, ma se dopo quarant’anni il risultato è questo, la verità si impone senza sforzo: Il primo Rocky, anno 1976, è un film talmente buono e giusto che l’unica cosa che si può fare è ribadirlo e celebrarlo ancora, e ancora, e ancora. Perché è semplicemente un prodotto culturale e di intrattenimento troppo bello per dimenticarlo nel passato.

Creed è essenzialmente questo, un party a sorpresa dopo il party principale, perché a quanto pare nessuno, Stallone in primis, è pronto a lasciare questa festa. Ma è anche vero che il tempo passa, in questo caso quattro decadi e un miliardo di satelliti sparsi nella galassia della cultura pop a tutti i livelli. Come si possono protrarre all’infinito le danze senza annoiarsi? E se poi perdiamo il gioco di gambe? Creed fornisce la risposta.

Un punto di vista diverso sul mondo di Rocky, per la prima volta relegato a spalla, lui che di spalle d’acciaio ne aveva consumate parecchie: Mickey, Apollo, Adriana, Paulie, tutti finiti puntualmente al cimitero, ma tutti tatuati, vuoi su un’insegna o semplicemente su una lapide, sul corpo della città. Con Creed il pubblico ha l’occasione di farsi un’altra corsa nel mondo del campione di Filadelfia, senza l’imposta aggiunta di rivederlo in un sempre più improbabile training montage.

Creed Rocky Stallone  Creed - Recensione 20150818 Creed

Creed è la vita di Rocky senza il peso di essere Rocky, ammesso che quel momento possa mai arrivare, e la dimostrazione, stavolta sulla pelle dell’eroe in persona, che un ruolo spalla può essere anche protagonista. Del resto, alla fine del primo, storico capitolo era riuscito a far combaciare vittoria e sconfitta, scarrozzando il finale ben oltre le barriere bidimensionali del bene e del male.

Creed è anche il credo di una serie di culto, che stavolta riflette su se stessa a cominciare dal titolo, e racconta la storia di Rocky attraverso gli occhi di Apollo, o meglio della sua approssimazione più vicina, suo figlio. Tra amici a volte si fa così, e a volte ci si espone all’errore. Un peccato veniale, ma se vogliamo trovare il problema in questo nuovo racconto è proprio quello di porsi nella scia per ciò che c’è di più valido, e innovare solo dove costa poco, e non sempre per il meglio.

Il giovane Adonis Creed, infatti, è un tir impazzito che usa il roccioso Rocky come guard-rail. Non deve imparare a combattere, lo sa già fare meglio di chiunque, e lo fa con una violenza sfolgorante. Certo, imbrigliare la rabbia e trovare nel vecchio mentore una figura paterna sono tutte cose da manuale dell’eroe, ma la posta in gioco non assurge mai alle vette esistenziali a cui Stallone ci aveva abituati, riducendosi qui all’evitare di fare una figuraccia con il cognome del padre sui calzoncini.

Creed Rocky Stallone  Creed - Recensione 2C55B2DD00000578 3235099 image a 48 1442311801635

La regia, la brillantezza delle battute, e il gran spolvero tecnico e visivo fanno un gran bene al film, ma è difficile non pensare che i virtuosismi della camera sono più grandi del momento che stanno raccontando, una scatola troppo larga per il contenuto effettivo. E, per quanto abbiano azzeccato al millimetro la quantità di citazioni più o meno dirette alla mitologia della saga, è l’intensità dei ricordi ad essere incerta, con almeno un elemento da giocarsi con mano più pesante: la colonna sonora. Senza le note gloriose e malinconiche di Bill Conti, qui retrocesse da struttura portante a momenti sporadici, il mito mancino di Rocky ha il braccio sinistro legato, è un pianoforte senza i tasti neri.

Creed però funziona, solo che gioca nei medio-massimi, e lo fa con la giusta dose di riverenza. Nulla di nuovo, è da secoli che il primo Rocky attira a sé tutti i sequel, forte del suo campo gravitazionale perpetuo. Succede quando te la fai coi migliori. Nota a margine: il momento più commovente? Quando Rocky Stallone mostra la foto di suo figlio, Sage Stallone, realmente scomparso nella vita reale e semplicemente trasferito nella narrazione, e dice”ora vive in un altro posto, è felice e io sono felice per lui.” Anche stavolta Sly si è messo tutto in gioco.
Creed Rocky Stallone  Creed - Recensione CU ggZqWcAABb1f

Comments

comments

Leave a Reply