Poster del film La grande scommessa

La grande scommessa – Recensione

And the Oscar goes to…la crisi economica! Scroscio di applausi, mentre la crisi economica, da qualche parte nella sala del Kodak Theatre, si alza in piedi, abbraccia i vicini di poltrona e si incammina verso il palco per ritirare la preziosa e iconica statuetta. Vi sembra assurdo? Eppure non lo è più di tanto, anche se l’Academy al momento non contempla la categoria “miglior fenomeno socio-economico protagonista”. La grande scommessa scommette che prima o poi succederà. Certo non è la faccia tosta a mancare a questo film.

Quella, per esempio, di esibire un cast prestigioso, Christian Bale, Brad Pitt, Steve Carell e Ryan Gosling, per poi ridurre i loro personaggi a formiche in un formicaio, con tocco quasi Malickiano: come ne La Sottile Linea Rossa la guerra rubava la scena alla mezza Hollywood presente nel cast, così qui la crisi economica con tutta la sua Babele di leggi di mercato, frodi, sotterfugi e tecnicismi non lascia scampo a nessun rivale. O meglio, non lascerebbe scampo, perché gli aspiranti rivali in realtà non ci sono.

Certo, Christian Bale è bravo e si diverte nel suo ruolo, ma non basta a rendere digeribile la matassa di spiegoni e contro-spiegoni di scienza finanziaria che dirottano di continuo le interazioni tra i personaggi e la storia stessa, in un incessante cambio di focus da una scena all’altra. Qualunque afflato umano ne esce annichilito, l’emotività cede il passo al bozzettismo e ai tic esasperati che nelle intenzioni dovrebbero essere la spina dorsale di una satira brillante. Il montaggio in preda all’ansia da prestazione, le inquadrature sporche e l’esibita autoconsapevolezza definiscono il carattere del film, condannandolo a patire tutti i limiti di uno stile tanto invadente. Effetto voluto?

La grande scommessa Recensione  La grande scommessa - Recensione the big short 2

Per lo meno accettato, si direbbe. La grande scommessa non tiene certo il piede in due staffe, va riconosciuto. Come va riconosciuto che la satira è un genere impegnativo, impegnato e poco sentimentale. Ma anche stando alle regole, se lo chiedete a me, è sempre bene affidarsi a personaggi forti, che conducano il pubblico tra le insidiose pieghe del tema in questione e funzionino da interfaccia e catalizzatori. Tutti o quasi subiscono gli effetti della crisi globale, ma non tutti hanno voglia di capirla su base puramente tecnica.

Viviamo nell’epoca in cui ogni attività del quotidiano viene addomesticata e arrangiata in modo da farne un reality, che è un format per lo più deleterio, ma almeno ci ammonisce sempre a trovare una connessione emotiva tra l’essere umano e ogni sua attività o pensiero. Se anche non si vuole scomodare il Cinema di maggior qualità come maestro, basta rivolgersi alla tv più generalista. La grande scommessa ha fatto la sua scelta, ora tocca al pubblico.

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