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La prima stagione di Gotham: riparliamone ora

Qualcuno dirà che se hanno chiamato la serie “Gotham” – e non Batman + un verbo a scelta – era proprio perché avevano intenzione di creare una storia che, pur orbitando nell’atmosfera dell’icona dei comics amata in tutto il mondo, stesse in piedi sulle sue gambe. Allo stesso tempo, il prendere le distanze da Batman poteva permettere di spezzare le catene del pg13 e proporre finalmente un adeguato tasso di violenza senza scandalizzare troppo nessuno. Perché è vero che finora Batman stravince su ogni altro personaggio dei fumetti quanto a qualità di trasposizioni cinematografiche, ma è anche vero che pure questi ottimi film patiscono più volte certe restrizionI. Penso soprattutto a Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, in cui gli scenari di guerriglia urbana e le uccisioni varie reclamavano a gran voce una rappresentazione più esplicita.

Ora, il percorso più coraggioso e artisticamente meritevole sarebbe stato quello di partire da una vena periferica e poi un po’ alla volta lasciar correre la trama fino al cuore pulsante del cosmo narrativo in questione, che è ovviamente il personaggio dell’Uomo Pipistrello in persona. Da questo punto di vista l’impostazione è ineccepibile: un salto indietro nella Gotham City di 15-20 anni rispetto all’arrivo dell’eroe, scegliendo il giovane detective Gordon come Virgilio in grado di guidare lo spettatore nell’infernale regno di corruzione della città.

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Il tutto pensato come un poliziesco duro e violento, sulla scia dell’approccio complesso usato da Nolan, ma anche sublimato in una dimensione artefatta che ricorda da vicino l’estro del fumetto. Il tutto coronato da un ottimo cast, Ben Mckenzie a Donal Logue in primis, talmente bravi da rendere vivace e ancora una volta coinvolgente il solito stereotipo degli sbirri con vedute e metodi radicalmente differenti. Per non parlare della scelta di usare come detonatore la morte degli Wayne. Ma qui cominciano anche i problemi.

Infatti Gotham, invece che limitarsi a piazzare le coordinate della futura leggenda, sceglie di seguire passo passo le vicende del piccolo Bruce Wayne, in parallelo alla ruvida routine poliziesca di Gordon e Bullock. Di per sé non sarebbe neppure un problema, se non fosse che così facendo si neutralizza il senso di anticipazione, e che fin da subito il rampollo ci viene presentato come una sorta di bambino prodigio, che indaga per scoprire l’assassino dei suoi e prende lezioni di combattimento da un Alfred che sembra Batman lui stesso.

Complice anche il fatto che i realizzatori della serie hanno pensato di inserire a getto continuo personaggi principali, secondari e terziari del mondo di Batman, spingendosi spesso a dire troppo sulle loro origini e motivazioni e, soprattutto, stabilendo che in definitiva si dovevano conoscere e bazzicare già tutti fin da giovani. Quando invece una cronaca così puntuale del loro passato rischia di banalizzarne il presente e il futuro.

L’idea di accennare a ciò che accadrà, in perfetto stile da prequel, era buona, ma appunto andava giocata di fino, un ammiccamento e un indizio ogni tanto. Invece qui si calano tutte le carte senza una reale necessità, dato che la trama principale è solida e ben eseguita, più che sufficiente a mandare avanti lo show, e la regia e la fotografia sono sempre molto curate e in alcuni episodi diventano addirittura audaci e creative, ma senza mai dare nell’occhio.

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In generale, non puoi impostare una serie su toni senza dubbio adulti, tra spinosi dilemmi etici, turpiloquio, sangue a fiotti e trame complesse e poi insinuare che tutte le figure in scena sono in qualche modo votate a uno specifico destino fin dalla loro infanzia o giovinezza, che è un concetto quantomeno naive.

Ma Gotham resta in piedi nonostante le sue contraddizioni. Soprattutto i primi sei-sette episodi sono davvero soddisfacenti, con una scrittura elettrizzante e piacevole, una messa in scena che rivendica con gusto la discendenza dal fumetto e un flusso di idee magari piccole, ma vitali. Anche la forza della trama orizzontale, che prevale sulle pure gustose storie verticali, è sempre amministrata con la giusta intensità. Certo alcuni personaggi sono un tantino invadenti, specie i sempre sopra le righe Fish Mooney e Pinguino, e va anche detto che col procedere della stagione i toni sfuggono di mano e, da un registro noir ma eroico, si passa a tinte fin troppo fosche e morbose. A quel punto l’intrattenimento rimane, ma il romanticismo del fumetto diventa un ricordo lontano e potremmo davvero essere finiti in True Detective, o qualcosa del genere.

Per la seconda stagione c’è da sperare che Gotham ritrovi la sicurezza di sé: ritoccare i toni, minimizzare il fan-service, puntare tutto sui suoi protagonisti, mettere da parte Bruce Wayne per coltivarne la presenza sottotraccia. Se vuoi rendere l’idea dell’importanza di Batman devi farne sentire la mancanza prima. E magari affidare il maggior numero di episodi a T.J. Scott, senza dubbio il regista di spicco della prima stagione. Comunque è decisamente una strada promettente, un prodotto che recupera i requisiti cardine di una buona serialità, senza pretese di essere semplicemente Cinema allungato ad arte. Ritmo, varietà, densità di avvenimenti, le facce giuste nei ruoli giusti. Se credete che siano cose scontate beh, buon per voi.

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