In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan

Tra pochi giorni il mondo non potrà parlare dei Batman precedenti senza fare paragoni con Batman V Superman, quindi l’ultima occasione per fare il punto senza tifoserie è ora. Dopo la versione di Burton della volta scorsa, oggi tocca a quella di Christopher Nolan. Anche in questo caso la parola d’ordine è concentrarsi su Batman, lasciando in disparte i villain.

Nella nostra epoca viene annunciato un reboot ogni cinque secondi, ma pochissimi hanno successo di critica e pubblico e sono realmente giustificati sul piano artistico, e uno degli eletti è il Batman di Nolan. Una serie di film grandi ma non perfetti, che incontrano il maggior limite nell’iper-scrittura, che spinge talvolta a soluzioni drastiche ma tremendamente rozze. Pensate a Batman Begins, che si gioca lo status di capolavoro per via di quel montaggio da trailer dell’ultimo quarto d’ora, o al Rises, che ha problemi non molto diversi.

Ma fin da Batman Begins, col quale Nolan sottrae Batman al villaggio innevato di Tim Burton per gettarlo nella mischia infinita del mondo reale, abbiamo la prova che un franchise comatoso e dimenticato sotto le ceneri di episodi disastrosi può anche risvegliarsi e tornare alla gloria. Con questa trilogia Nolan è diventato il regista più dibattuto del web, e ha potuto creare una corrente atipica di blockbuster personali e sorprendenti. Attorno alla sua opera si è anche scatenato il più grande equivoco interpretativo a proposito del concetto di “realismo”, una cosa da non dormirci più la notte.

dent-gordon-batman  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan dent gordon batman

Per la prima volta, infatti, attorno a Batman appare… il mondo, complicato, sconfinato e cattivello. Ci si preoccupa di rendere credibile l’interazione tra un fuorilegge e la polizia, che avviene in camuffa e con la diffidenza e l’ostilità dei più. La distanza da Burton, in cui le autorità finivano per riconoscere e celebrare ufficialmente un giustiziere omicida e mascherato senza farsi problemi, è davvero tanta. Inoltre, la realtà metropolitana è visualizzata in scala 1:1 e non più a campione come succedeva nei film precedenti.

Tutta la trilogia comincia e finisce come un unico, grande conto alla rovescia, una corsa contro il tempo, affinché Batman faccia ciò che deve prima della sua inevitabile fine: sparire dalle scene, perché nel mondo reale non c’è posto per lui, nessun pigiama in kevlar potrebbe salvarlo, morirebbe subito o verrebbe smascherato. La sua aura mitica e teatrale si sgretola in corsa, alla fine combatte in pieno giorno, non può più ingannare nessuno. Può solo sperare di restare in giro abbastanza da ispirare la gente, certo non può risolvere le cose da solo. E tutto questo non lo chiamate realismo? Già nel secondo film si capisce che, facendo 2+2, praticamente chiunque può scoprirne l’identità.

Dalle prime apparizioni completamente buie di Batman Begins allo stagliarsi nella luce del sole del Rises, Nolan tiene conto che una soluzione straordinaria come Batman non potrebbe mai diventare routine. Questo era il realismo di cui si parlava, un realismo concettuale, delle dinamiche e del contesto, non relativo alla fisica delle scene d’azione, che viene spesso violata in favore dello spettacolo da decine di blockbuster, fumetti o no. Non sono contraddizioni di principio ma fisiologiche, anche se superflue e fastidiose, concessioni alla filosofia mainstream.

the-dark-knight-rises-PROLOGUE  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan the dark knight rises PROLOGUE

Un racconto che adora i preliminari: il Batman di Christian Bale si forma un po’ per volta, sotto i nostri occhi, rendendo la genesi di un eroe sopra le righe tanto avvincente quanto credibile, verificabile come un esperimento in laboratorio, obbediente a una serie di rapporti causa/effetto raccontati con un ritmo impeccabile: la fluidità del montaggio parallelo della prima parte di Batman Begins è un piccolo miracolo che si rigenera a ogni visione.

Dal Batman fascinoso, autoreferenziale e narcisista di Burton a quello umile che combatte, uno tra tanti, in mezzo ai poliziotti nello scontro finale de Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno l’ampliamento dell’orizzonte è enorme: la trasposizione dei fumetti al cinema completa il suo viaggio e scopre di poter ascendere fino a qualunque vetta, a patto di avere una visione forte e la libertà sufficiente a realizzarla.

Cinecomic ammutinato e monito perenne sul potere dell’autorialità al servizio dello spettacolo, il secondo film della trilogia, con la sua andatura paranoica e instabile sempre a un soffio dal deragliamento, è il più nolaniano e rimane il migliore del lotto. Nolan usa il Joker, buco di logica a forma di personaggio, come scusa per trascinare Batman nello stesso sistema cartesiano di Memento e The Prestige e provare l’ebbrezza di girare un film personale con 180 milioni di budget, iniettando lucida anarchia nel blockbuster moderno e dimostrando che anche in un mondo rigoroso alla Heat si può perdere il controllo in modo creativo e fare qualcosa di diverso, decretando il più grande atto di insubordinazione di un genere nel recente cinema hollywoodiano.

tdk-01  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan tdk 01

Note sparse:
Christian Bale, sciolto e puntuale nella vasta gamma di espressioni che lo script gli richiede, nel terzo film offre una delle sue migliori prove d’attore, ma non essendo un villain e trattandosi di un blockbuster nessuno ci fa caso.

Il Cavaliere Oscuro è forse l’unico film del nuovo millennio che sia riuscito a costruire un hype globale devastante e poi, alla prova dei fatti, l’abbia addirittura superato.

Quando sentite dire che il Batman dei fumetti è solo quello “fiabesco” ricordatevi che non è vero. Le storie prive di elementi magici e piene invece di realismo noir/poliziesco sono parte della tradizione e a volte ne rappresentano i risultati più meritevoli (prendete Anno Uno di Miller e Mazzucchelli, per esempio). Nolan si è ispirato a questo lato della mitologia Batmaniana, evidentemente.

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