In attesa di Batman V Superman: il Batman di Tim Burton

Davvero qualcuno pensa che si possa ancora dire qualcosa di fresco su Batman? Io No. E proprio per questo voglio provarci, ma a una condizione tassativa: concentrarsi sull’alter-ego di Bruce Wayne e lasciare in disparte, per una volta, i villain che così spesso ci hanno distratti dal padrone di casa. Il tutto in vista del prossimo 23 marzo, quando Batman V Superman: Dawn Of Justice arriverà sul grande schermo. Se continuano a propinarcelo in tutte le salse una ragione in effetti c’è: l’Uomo Pipistrello ha smesso da secoli di essere solo un fumetto, sconfinando piuttosto nel mondo reale, dove da quasi tre decenni colonizza l’immaginario collettivo e bruca la mente della gente, assurgendo a una statura proverbiale: non si contano le tracce che la creatura di Bob Kane e Bill Finger ha seminato tanto nei labirintici meandri dei media quanto nel semplice parlato quotidiano delle persone.

Batman, divo e rockstar, piace in tanti modi diversi, a volte anche solo all’inconscio, anche a chi lo conosce poco. In attesa di valutarlo coi nostri occhi e orecchie nella sua nuova incarnazione, recuperiamo le trasposizioni più rilevanti e riuscite dell’Uomo Pipistrello (quindi va da sé, niente Schumacher). Cominciamo col Batman di Tim Burton.

batman-1  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Tim Burton batman 1Sono passati 27 anni, e il primo Batman di Tim Burton è ancora lì. Semplicemente uno dei più grandi cinecomic mai concepiti, a dispetto dei revisionismi e dei tentativi di rottamazione. Cosa tocca sentire. Cinefumetto ma non fumettone, è raro ancora oggi trovare all’interno del genere una simile inclinazione a rendere speciale ogni scena un’inquadratura alla volta. Quel costume così rigido e pesante contribuì davvero tanto alla definizione del personaggio, in pratica era l’anti-CGI, poiché costringeva il regista e la crew a pensare e girare il film coi limiti del mondo fisico, valorizzando con la bravura il poco (almeno per i canoni odierni) che c’era a disposizione. Un po’ l’opposto della mentalità attuale, in cui l’illimitato (ma paradossalmente limitante) potenziale della CGI decide quanti e quali personaggi portare in scena e l’evolversi stesso delle storie. Quando il bello sarebbe, in realtà, essere costretti a fare delle scelte.

Il Batman di Keaton invece, nel primo film, è il personaggio di sottrazione per eccellenza: parla poco e sottovoce, compare col contagocce, soppesa calci e pugni come se facesse testamento. Non ci sono altri supereroi così speciali, così minacciosi, magici e carismatici. Quando è in scena sembra uno stregone, quando spalanca il mantello arrivano spifferi di inferno. La sua immagine entra di prepotenza nella galleria dei mostri dalle fattezze e dal portamento più studiati e caratterizzanti. Sta lì coi vari Predator, Alien, Robocop e così via.

Batman – il ritorno per il sottoscritto non tiene testa al precedente. Ma le migliorie erano importanti: il costume, frutto di un design e di una resa fotografica eccellenti, la musica che è già da sola un film a sé, ma soprattutto la grandiosa intuizione che Burton, nel suo eccessivo sacrificare il personaggio titolare, riuscì a mettere in scena: un Batman che si deve “accontentare” di salvare la città, finendo invece snobbato dai tre villain, che vivono e combattono sopra la sua testa, lasciandolo indietro e non accogliendolo nel loro club di freak disperati.

batman-explosion  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Tim Burton batman explosionL’idea che lui possa fare ben poco se non giocare in difesa e cercare di parare quanti più rigori possibili, sperando che nel frattempo i sui nemici si azzuffino e neutralizzino tra loro. Un cinecomic in cui il cerchio non si chiude, lasciando spazio ad ogni possibile fuga immaginifica. In fin dei conti, ai cattivi non frega niente di lui, condannandolo, reietto sia dalla luce che dalle tenebre, a vagare ancora in cerca di una casa. Lui è il bambino imbronciato che in cortile gioca sempre da solo. Lode a Burton per aver osato tanto e aver ampliato la mente e le aspettative del pubblico. Senza per questo negare che il regista abbia tirato troppo la corda in direzione autoriale, e non senza conseguenze, la peggiore delle quali è proprio perdere di vista il protagonista in favore di personaggi molto più gigioni.

Nel mondo pre-crossover di allora, i supereroi dovevano cavarsela da soli nel catturare l’attenzione e la benevolenza del pubblico, ed erano veramente adulti anche per questo. Anche guardato con gli occhi smaliziati di oggi, il Batman di Burton ha un’aria totalmente incompatibile con qualunque compagno di avventure, al punto che con ben due film a disposizione non riuscirono a infilarci neppure Robin, nonostante vari tentativi. Questo perché era un franchise con una qualità che nel panorama blockbuster di oggi è spaventosamente carente: le idee chiare.

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