Batman V Superman: Dawn Of Justice

Batman V Superman: Dawn Of Justice – Recensione

La massima attrazione di Batman V Superman: Dawn Of Justice è sempre stata il nuovo Batman di Ben Affleck. Fin dalle prime immagini ufficiali, le sue sembianze marcatamente fumettistiche e milleriane hanno catalizzato sogni e speranze di milioni di persone. Finalmente un Batman che sembra uscito dalle tavole disegnate. Salvo che quel costume nel film è sempre illuminato così poco che lo si poteva anche lasciare del tutto nero.

Ma il trattamento della fotografia così austera riflette tutta la mentalità con cui si è affrontato questo progetto: la ricerca disperata di essere presi sul serio. Ma mentre Nolan aveva buon gioco a incorporare Batman, un tizio senza raggi laser e super forza, nel mondo reale, qui si cerca di far sembrare importante per il mondo reale un concetto inevitabilmente fumettistico come lo scontro tra esseri con superpoteri. Qual è il nesso con la vita di ogni giorno che il pubblico dovrebbe cogliere? Dov’è il fascino dell’operazione “realismo”? In due ore e mezza si fa l’appello di tanti spunti ma nessuno ha il tempo di essere realmente “trattato”, costretti invece a pogare tutto il tempo tra scene d’azione, battute troppo studiate e i vari cameo della futura Justice League.

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Da questo punto di vista Batman V Superman ha la stessa pretesa di certi film d’autore: contenere idee interessanti ma senza prendersi la briga di renderle calde e attraenti. Inoltre, con la mancanza di interpretazione e di adattamento e l’accumulo di sub plot (che fa sembrare Batman V Superman un’intera stagione televisiva compressa in due ore e mezza), si rendono pericolosamente simili – e quindi inutili – ben tre linguaggi differenti: cinema, fumetto e serie tv.

Come si può pensare che nello stesso film possano convivere in modo organico la lotta contro Doomsday, un mostro onnipotente che disintegra le città con un battito di ciglia, e un complotto raffazzonato attorno a un proiettile su una scena del crimine? La seconda storia appare irrilevante, come pure l’inchiesta socio-politica sul Superman tiranno e “falso dio”, forse una scusa per vedere il kryptoniano in tribunale e sperare che la cosa risulti visionaria e surrealista, una di quelle contraddizioni pregne di senso artistico. Ma con questa messa in scena e questo ritmo tutto ciò non può avere credibilità.

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Per un film così poco fisiologico, con troppa trama per così poco tempo, c’era almeno un modo di risolvere meglio la narrazione: ridurre il plot al duello ideologico e fisico tra Batman e Superman e trattare il primo come “villain” fino in fondo, senza alcun bisogno di introdurre Doomsday, e lasciare la sua “redenzione” come gran finale. Avremmo così avuto molta CGI in meno e uno scontro tra gli eroi titolari più lungo, ragionato e significativo. Ma anche stavolta si è optato per la soluzione meno spinosa: una minaccia più grossa e improvvisa(ta) in grado di far coalizzare i protagonisti nel giro di un minuto.

Ma Batman V Superman è un prodotto di quest’epoca, e il satellite di un fenomeno che va comunque inquadrato nella sua completezza. Non dimentichiamo che il pubblico ha avuto la possibilità di “abitare” in questo film già da un anno e mezzo, grazie al web e ai social. Foto di scena, trailer, indiscrezioni, immagini rubate. Questi prodotti non hanno più un inizio e una fine ben marcati e non sono più semplici film, ma connettori di massa interattivi, con milioni di utenti che usano gli aggiornamenti dal set come carburante per mesi di fan fiction a perdere. Universi espansi e condivisi fuori e dentro lo schermo quindi, la visione in sala resta solo una tappa tra le tante in un cammino virtualmente infinito, lasciandoci con un’unica certezza: l’epicentro dell’entertainment si sta spostando.

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