Colonia recensione

Colonia – Recensione

Esistono ottimi film che raccontano varie forme di prigionia. Da Fuga da Alcatraz a Sorvegliato Speciale, passando per Le Ali Della Libertà. Colonia appartiene a quella sottocategoria in cui oltre a essere prigionieri i protagonisti devono in qualche modo flirtare col nemico, in un continuo duello psicologico che porti allo sbloccarsi di una situazione insostenibile.

Non è detto che a raccontare al meglio questo tipo di storia debba essere il film più ancorato alla realtà. Colonia, basato su fatti di cronaca avvenuti in Cile nel ’73, ha quell’impostazione da Cinema di denuncia serio e impegnato e, sia pure a basso voltaggio, lo è. Ma a fine visione dimostra di essere eseguito con convinzione ma senza segni particolari.

Eppure Colonia le sue carte le ha e se le gioca. Il villain (un ottimo Michael Nyqvist) è azzeccato, inquietante, e si muove nel territorio della setta di cui è il leader con la sicurezza e la presenza scenica di uno stregone che sa di aver già soggiogato ogni cosa attorno a sé. Lo scenario definisce il carattere del film e Emma Watson si impegna, senza dubbio. La sua Lena è senza ombre, una giovane donna innamorata che scenderà all’inferno per tentare di salvare il suo uomo. Ma abbinare la Watson, con la sua aria da brava ragazza, a un personaggio scritto già in modo molto limpido non è esattamente la soluzione artistica più coraggiosa.

Colonia recensione  Colonia - Recensione colonia article detail

Scrittura e regia apparecchiano il thriller ma le situazioni, senza sfumature, sono già chiare e nette fin dall’inizio e il discorso si fa più procedurale che emotivo: il senso di minaccia si esprime fin dal primo incontro tra Lena e Paul Schafer e da lì in poi i personaggi sono pedine che esplorano un tabellone già svelato più che figure complesse in attesa di regalare sviluppi imprevedibili.

Certo il giocare a carte scoperte senza indulgere troppo in tentazioni da film horror sembra più rispettoso della storia vera che è la base del film, salvandolo dall’imboccare con troppa decisione la strada del puro entertainment, che sarebbe poco opportuno. Ma mi piace pensare che si possa calcare la mano sulla costruzione drammaturgica e allo stesso tempo rispettare la natura seria del soggetto.

Mentre, sul piano prettamente cinematografico, nel recente 10 Cloverfield Lane, sempre a proposito di prigionia, abbiamo ammirato la bella e brava Mary Elizabeth Winstead mangiarsi la scena senza mai dare nell’occhio. Abbiamo assistitito al suo passaggio da vittima per caso ad autentica e inarrestabile forza della natura, quasi un ologramma dell’istinto di sopravvivenza universale. In Colonia Emma Watson non si muove su questo livello di trasfigurazione.

Non si trasforma sotto i nostri occhi e quindi neppure il film, che conta così tanto su di lei, diventa mai altro da ciò che è all’inizio. Il che non è un limite tanto grave, ma il senso di una reale escalation, di una progressione drammatica memorabile sbiadisce in fretta.

Encomiabile comunque la Watson per il suo mettersi in gioco in produzioni non tanto scontate, con una carriera post Harry Potter variegata e densa di impegni. Ma aspettiamo ancora la prova della consacrazione, che probabilmente coinciderà col momento in cui in lei non sarà rimasta più la benché minima traccia di Hermione Granger.

Colonia recensione  Colonia - Recensione colonia watson bruhl running

Comments

comments

One Comment
  1. Reply Bacco 13 giugno 2016 at 0:32

    Film lento e abbastanza piatto. Manca lo slancio, in definitiva inutile.

Leave a Reply