Giorni di un futuro James Bond: facciamo mente locale

A dispetto delle sue numerose, precedenti incarnazioni, per quel che mi riguarda è solo nel 2006 che James Bond è nato a nuova vita. Quindi, se è vero che si vive solo due volte, in teoria la resurrezione è un trucco che potrebbe non riuscirgli più. A meno che gli astri non si allineino ancora una volta come per Casino Royale; il quale era il primo Bond di Daniel Craig ma, occhio, per il regista Martin Campbell era già il secondo.

Il buon Martin, uomo che conosce il mestiere di intrattenitore, aveva già servito la spia di Sua Maestà con Goldeneye, varando l’ avventura a due zeri di Pierce Brosnan. Ma in quella pur godibile versione a metà strada tra il vecchio Bond e quello attuale non era ancora espresso tutto il potenziale della creatura di Ian Fleming.

Sto dicendo che impazzire dietro al toto-regista può essere uno spreco di energie. Come sapete è solo ieri che Sam Mendes ha dichiarato che non dirigerà il prossimo film di 007. Non ne sono tanto sorpreso, credo che l’uomo dietro ad American Beauty e Revolutionary Road abbia dato tutto quello che poteva al personaggio, considerato che la scrittura non era tanto all’altezza. In Skyfall pesa l’assenza di uno script più emozionante e tagliente, nonostante abbia il terzo atto forse più bello mai visto nella saga.

E dato che anche il rimpiazzo di Craig sembra ormai vicino (si mormora Tom Hiddleston) la gente comincia a chiedersi cosa fare perché Bond sopravviva e attraversi una nuova era con successo. Lecito, ma la domanda rischia di essere un falso problema, perché gira e rigira le strade possibili sono due e solo due.

1) Prendere questo franchise ultracinquantenne e affidarlo a un regista giovane e valoroso, che abbia un forte senso autoriale compatibile con i requisiti minimi del sistema Bond, e lasciargli l’incarico con due direttive di base: confezionare un grande hit al botteghino e farlo nella maniera più “pericolosa”, cioè aggiungendo qualcosa a quanto detto finora o almeno modificando un po’ la prospettiva. A questo fine, potrebbe essere una buona idea anche fargli scrivere la sceneggiatura. Un Rian Johnson, al momento occupato con Star Wars, sarebbe una scelta perfetta per un Bond leggermente più noir che action.

james-bond-anderson-wheeler-500-ne-double-rifle  Giorni di un futuro James Bond: facciamo mente locale james bond anderson wheeler 500 ne double rifle
2) Oppure non scommettere tutto solo su chi dirige. Nel senso, se si hanno le idee e una sceneggiatura di alto livello allora è sufficiente prendere un buon regista action/thriller. Martin Campbell ai tempi di Casino Royale era al secondo approccio col franchise, eppure gli ha dato una freschezza inaudita, questo perché ha lavorato al meglio ma anche perché tutto il resto funzionava a dovere, e lui era chiamato a condurre un progetto con delle idee chiare e vincenti. Campbell sparse, tra l’altro, un aroma molto diverso rispetto a Goldeneye, perché a monte c’era la voglia di mettere il nuovo episodio su un binario differente e più eccitante.

Insomma, si tratta di scegliere se partire dal regista o dall’idea, per poi ricavare il resto. Nell’era Craig abbiamo avuto un assaggio di entrambi, il film più autoriale e quello più efficiente: Skyfall e Casino Royale. Certo rimane l’incognita dell’attore protagonista, se avrà la presenza necessaria a coronare la formula nel migliore dei modi. Se c’è una visione forte del nuovo tono, non tutti gli attori possono funzionare allo stesso modo. Essere costretti a puntare in alto, questo è il punto. Auguriamoci che ce ne sia bisogno.

Comments

comments

Leave a Reply