Guardare Looper e gasarsi per Star Wars episodio VIII

Devo ammettere che il mio interesse per il nuovo corso di Star Wars si è affievolito dopo la visione de Il Risveglio della Forza. Non perché non sia stato all’altezza delle mie aspettative, tutt’altro ma, come un marinaio dopo lunghe odissee, mi interessava solo rivedere terra all’orizzonte, non esplorarla. Episodio VII, diretto da J.J. Abrams, è stato un decollo di successo, ha riacceso il fuoco, ha riaperto i giochi. Ma per quel che mi riguarda, soddisfatto a fine visione, li ha anche chiusi.

Il solito discorso, se una saga ha troppi film in programma io perdo interesse. Ora, Episodio VIII sarà scritto e diretto da Rian Johnson. Non mi era dispiaciuta la notizia, ma neppure aveva modificato la mia attitudine. Per me la sfida era circoscritta al nuovo inizio. Poi ho rivisto Looper, al momento l’ultimo film di questo giovane e talentuoso regista, e ho capito che il suo nome non è stato solo una scelta opportuna, ma vincente, suggestiva, stimolante.

Looper è fantascienza di alto livello che abbraccia il noir e il western a seconda dei momenti, e vedere una simile antologia del Cinema americano riprodotta e integrata all’interno di uno Star Wars sarebbe un sogno senza ritorno. Non c’è falla di sceneggiatura che possa affossare un prodotto così umanistico e avvincente, di così ampio respiro. Non è la trama in sé a rendere grande un film, ancora meno se ogni scena è lavorata con calma e cura, ancora meno se i personaggi parlano ma non straparlano: quando entra in scena Emily Blunt, per l’occasione bella fino allo stordimento, che si siede in veranda e finge in silenzio di fumare una sigaretta lo spettatore capta qualcosa che è più di un’informazione, qualcosa di non necessario, quindi un regalo, uno dei tanti che Looper contiene.

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Quanto è bello giocarsi un film tra attori di questo calibro. Joseph Gordon Levitt e Bruce Willis si dividono lo stesso ruolo e proprio per questo la loro mancanza di empatia reciproca è un paradosso da cui si esce lobotomizzati; nessuno prevarica nessun’altro e tutti servono il film, dando il meglio possibile. Violenza, spettacolo, atmosfera, e l’attitudine a rendere i personaggi indispensabili, a farci tenere a loro, a creare piccoli momenti caratteristici. Looper non va mai in overdose di plot, lasciando tempo ai dettagli per emergere mano a mano che la storia, e soprattutto il mood, li richiedono.

Il passo da Looper, o anche Brick (suo primo lungometraggio), a Star Wars è così grande che non può non venire la curiosità di sapere come si risolverà. Voglio dire, Abrams ha talento ma veniva comunque dagli Star Trek, qui invece nessuno ha mai visto Johnson alle prese con una produzione stratosferica, ed è molto difficile credere che si lascerà alle spalle tutta questa sua ingombrante autorialità. Inoltre, il secondo capitolo di una trilogia spesso è quello in cui si ha più libertà creativa, e a volte diventa il più dark: pensate a Indiana Jones, a Ritorno al Futuro e al Cavaliere Oscuro. Johnson è ancora di più l’uomo giusto al posto giusto.

Ciò non significa che sia in ansia per Episodio VIII. Il mi distacco è rimasto invariato, con la differenza che ho gustato più a fondo un film che avevo già visto ma di cui non avevo apprezzato a pieno tutte le qualità. Quindi no, non sono un fan di Star Wars, ma per assurdo credo fermamente che dopo l’ottimo capitolo di Abrams ci aspetti con tutta probabilità il vero gioiello della saga, quello da tramandare ai posteri prima di ogni altro, quello che sarà salutato come un capolavoro e premiato da critica e pubblico al di là di ogni ragionevole dubbio. E io lo guarderò come un film unico, in tutti i sensi.

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