The Predator Shane Black

Dalle stelle con furore: su The Predator e Shane Black

Riguardiamo per una volta Predator, anno 1987, con gli occhi del Predator (vabbeh, però senza la vista termica): un alieno potentissimo e con un equipaggiamento da far impallidire tutti i James Bond da Connery fino a Craig arriva sulla Terra da chissà quale lontano pianeta per una spensierata stagione di caccia grossa, già pronto a collezionare teschi e spine dorsali di poveri malcapitati, magari per ravvivare le mensole del salotto, e casca addosso proprio all’unico essere umano in grado di fargli un mazzo così: “Dutch” Schaefer/Schwarzenegger, of course. Quando la statistica diventa accademia. Comunque la pensiate, se fai considerazioni del genere vuol dire che la tua mente ha oziato davvero troppo dentro quella storia.

Il che vuol dire che forse è il caso che ammetti di avere già prenotato uno dei preziosissimi posti nella tua top ten di sempre. Non ho mai fatto lo spoglio delle altre posizioni, ma so che in quella sporca decina Predator, il primo film del franchise, c’è sicuramente. Qualcuno dirà che è solo un film d’azione, in realtà è sufficiente una visione a confutare questa critica: in Predator i primi piani sui volti dei personaggi, con tutte quelle espressioni di rabbia, terrore e dolore, sono fondamentali ingredienti dello show. Non è uno spensierato e ipercinetico pop-corn movie, ma un film avvincente e inesorabile su esseri umani che affrontano l’ignoto e la morte stessa. Irresistibile poi il nodo inestricabile tra action, horror e sci-fi, e la scioltezza con cui il plot svolta all’improvviso da film di guerra – o meglio di guerriglia – imboccando una strada nuova solo dopo una lunga introduzione, con un’escursione degna dello Psyco di Hitchcock.

Predator è anche uno di quei casi in cui nessun sequel o crossover ha lasciato un segno paragonabile al primo capitolo. Per intenderci, non è andata come per Alien. Ma la serie ha un asso nella manica: essendo incentrata su un villain mostruoso, il suo protagonista non sarà mai troppo vecchio per il ruolo, sotto il make up ci possono mettere infatti attori nuovi ogni volta. Come avviene ormai per molti cinecomic, è il costume la vera star del franchise.

Per dare senso a un sequel, però, occorre innanzi tutto avere le idee giuste, quindi trovare qualcuno che quelle idee le metta in pratica. The Predator, il prossimo film dell’alieno con sangue verde e mascherone, è finito in mano a Shane Black, che si è messo in luce ben prima di The Nice Guys. Black è l’uomo che ideò e scrisse Arma Letale, il che vuol dire che se oggi vedete un bel poliziesco o un bel buddy movie è molto probabile che lo dobbiate in buona parte a lui.

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Il buon Shane ha anche recitato nel primo Predator, però: era Hawkins, il nerd con la barzelletta sconcia sempre pronta nella super task force capitanata da Schwarzy. Come in Jurassic Park, hanno quindi scelto di riutilizzare una molecola del DNA originale per rilanciare il marchio, affidando il nuovo episodio a un regista che, quando lo senti parlare delle sue intenzioni riguardo a certi progetti, vorresti trasmetterlo a reti unificate: creare film evento, che si distinguano per la loro qualità, dare una scossa a un sistema ormai prevedibile. Aria di vecchia scuola, insomma, nel senso migliore del termine.

Non che io faccia affidamento sulle sole parole: anche ai tempi di Iron Man 3 sembrava che fosse in arrivo un cinecomic degno di nota, ma il prodotto finale mi è sempre parso nella media del genere, più forte nei singoli dettagli che nell’insieme. Ora, credo che Predator sia un franchise più selvatico e quindi più facile da gestire, con addosso meno pressione.

Una mitologia più elastica e duttile, a cui però gioverebbe la presenza di Arnold Schwarzenegger. Proprio così: a patto di non costruirgli attorno un semplice remix come Terminator Genisys, credo che il grande Arnold funzionerebbe alla grande in un ruolo di supporto, con poca o zero azione ma con tanto carisma, lo stesso che di recente ha mostrato in Sabotage, e la bravura vista in Contagious. La possibilità che l’icona austriaca partecipi esiste, dopotutto.

Non sto abbracciando la politica “solo brand collaudati”, sia chiaro. Ma bisogna guardare i fatti, e i fatti sono che un nuovo capitolo di Predator si farà. Aspettiamo trepidanti l’annuncio del cast, ma nel frattempo sappiamo che Shane Black lo dirige e co-scrive, e che vuol fare le cose per bene. Se esiste un modo di risollevare questa serie, o anche solo di fare un ultimo film che possa dirsi significativo, le premesse in cui speravate sono probabilmente queste.

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4 Comments
  1. Reply Fabrizio 14 giugno 2016 at 20:47

    Ma stai scherzando? Rispolverare per l’ennesima volta Schwarzie? Ma cos’è questa mentalità passatista… lui ha già dato, se proprio bisogna rispolverare Predator, bisogna partire da zero, con nuovi personaggi e nuovi attori. E con un pò di fantasia. Ma Hollywood non sta lì apposta?

  2. Reply Capt. Dent 14 giugno 2016 at 22:49

    Nessun passatismo, si può benissimo fare a meno di Arnold, ho solo scritto che usato bene e in un ruolo di supporto potrebbe contribuire alla riuscita generale. Ma non è indispensabile… Comunque il cast era una delle chiavi del successo del primo film, e per me la sua importanza rimane invariata ancora oggi. Ci vogliono gli attori giusti, non si scappa.

    • Reply Fabrizio 16 giugno 2016 at 15:04

      Sì, ci vogliono gli attori giusti, ma secondo me devono essere facce nuove, non i soliti ricicli di celebrità che ormai non sapendo più che fare si rassegnano a cercare di rivivere gli antichi fasti di un tempo (senza peraltro riuscirci). Già i remake hanno senso fino a un certo punto. A questo punto, se bisogna farlo, almeno si tenti un’operazione innovativa, con volti nuovi, una storia nuova, e contenuti nuovi.

      • Reply Capt. Dent 16 giugno 2016 at 17:08

        Sì, ma ci sono anche le vie di mezzo: attori relativamente ancora giovani ma bravi e famosi, e adatti al ruolo in questione… possono anche essere degli sconosciuti, ma devono essere giusti per il ruolo. A volte i casting sembrano casuali, o proprio orientati all’anonimato.

        Sulla necessità di innovare, soprattutto per franchise ormai stagionati, sono del tutto d’accordo. L’ultima cosa che voglio è un remake del primo Predator, per quanto bello fosse.

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