Westworld

Serie di questo mondo e dell’altro: arriva Westworld

Uomo o macchina? Questo è il problema. Nella fantascienza lo è sempre stato, Inutile ribadire che questo topic non passerà mai di moda. Oggi non andiamo neanche in bagno senza uno smartphone, non occorre che ve lo dica io. Il punto della narrativa sci-fi non è se sia un problema convivere con la tecnologia, ma fino a quando la tecnologia accetterà di stare sottomessa.

Un tema che si può trattare in modo sempre più convincente, questo sì. Senza farla tanto lunga, quello che si vede di Westworld, serie basata sul film Il Mondo dei Robot del grande Michael Crichton, è esattamente quello che ci vuole per una storia realmente ambiziosa. Uno spazio fisico molto vasto inquadrato senza limiti, grandi scene in cui sembra di sentire il vento, sperando che l’ambizione non si traduca in trama ultra complicata e piena di spiegoni.

Così a occhio, la serie sembra avere quel tipo di comfort paradossale alla Blade Runner, per cui ti ritrovi ipnotizzato da uno scenario che non dovresti mai desiderare. Westworld racconta di un parco a tema in cui l’intrattenimento della gente è affidato a dei robot con sembianze umane… Due righe, e potenziale sufficiente per spingere il racconto in tante belle direzioni, tutte interessanti. Praterie western, luci al neon, un paese dei balocchi fatto di opposti che coincidono e la cui pericolosità viene voglia di constatare di persona.

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Westworld potrebbe andare a riempire uno slot al momento per lo più vuoto: quello di una storia con un’ambientazione speciale in grado di unire fantascienza nobile e concettuale a quella super accessoriata e sensoriale, con grande cura per l’atmosfera e la confezione, che poi a questi livelli non è più solo confezione ma contenuto essa stessa.

Il trailer è molto bello, ma soprattutto lascia presagire una longevità e un respiro che staccano nettamente il prodotto dalla media. Di serie tv ne abbiamo tante, ma la maggior parte non è fatta per lasciare il segno. Westworld invece è prodotta da J.J.Abrams e scritta e diretta in parte da Jonathan Nolan, due firme tra le più prestigiose dei nostri tempi. In pratica ci sono le premesse per un incastro ossessivo nelle nostre top five. Lo stesso Nolan ci fornisce la stazza del progetto, quando dice che è come mettere insieme Alien, Gli Spietati e I Giorni del Cielo. Il tutto in dieci ore, e con le serie di simile durata la HBO ha già dimostrato ciò di cui è capace, vedi alla voce True Detective.

In più, davanti alla telecamera una squadra di un certo livello: Anthony Hopkins, Ed Harris, Evan Rachel Wood, per citarne alcuni, hanno le facce giuste per portarci ancora una volta tra le pieghe del dilemma tra natura e intelligenza artificiale, in questo caso intesa anche come via della perdizione e perdita dell’innocenza, o di ciò che ne resta. Un cast abbastanza forte da creare un sistema complesso, fatto di interazioni vincenti, un vero magnete per l’interesse del pubblico.

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Un po’ come raccogliere la sfida dei colossi di un genere, salire sul ring con Terminator o lo stesso Blade Runner, all’ombra del sempiterno 2001 Odissea Nello Spazio. Sto parlando delle specifiche del racconto perché in realtà il concetto di base, l’influenza della tecnologia sul nostro mondo a tanti livelli, non è più fantascienza già da un pezzo.

Però, ecco, auguriamoci che per quanto l’impianto si faccia fantasioso e bizzarro, anche in modo positivo, la scrittura dei personaggi conservi sempre un che di naturalistico e familiare. Che non si tratti di uno di quei prodotti in cui per esprimere, che so, il senso di solitudine, devi inquadrare il cielo per mezz’ora senza che succeda nulla o far parlare tutti col contagocce per far sentire il vuoto esistenziale che rintocca sullo sfondo.

Ci sono altri modi più elettrizzanti e incisivi, e più economici. Il cuore della macchina dev’essere sempre umano, altrimenti scatta la noia. Ovvio che non va bene neppure la seriaccia action che spreca tutti gli spunti più intelligenti in raffiche di inseguimenti, sparatorie e scazzottate, ma a occhio quel pericolo pare già scongiurato. Autunno, arriva presto.

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One Comment
  1. Reply Robbie 25 giugno 2016 at 1:39

    Sembra piuttosto bello. Chissà però se riusciranno a rievocare lo spirito del film originale Il mondo dei robot con il grande Yul Brinner.

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