True Detective 2, e datecene ancora please

Quando ho visto la prima stagione di True Detective era già uscita da un po’, e praticamente ovunque la sentivo magnificare con un entusiasmo che, ben presto, mi ha fatto sorgere qualche dubbio. Comunque alla fine l’ho recuperata, e mi è piaciuta tanto. Ma forse non era quel capolavoro perfetto che molti dicevano. Certo aveva dei momenti degni di quella fama, ma per essere tutta perfetta di momenti come quelli doveva averne di più, e forse disposti in ordine più crescente. Però è anche vero che la perfezione assoluta non esiste, e se esistesse sarebbe comunque un problema perché chiuderebbe i giochi una volta per tutte. Poi è uscita True Detective 2, e sebbene accolta con favore, c’è chi ha parlato di delusione.

Poi l’ho vista anch’io, e tutto ciò che mi viene da chiedermi è: perché? Quale aspetto della stagione 2 sarebbe deludente? Dove sta il divario qualitativo rispetto alla prima? Non si può neanche criticare l’assenza di coraggio, che quando si parla di Cinema è un po’ la critica da intenditore, additando il sequel di aver cercato di replicare troppo da vicino le virtù cardinali dell’originale: infatti da due personaggi si passa a quattro, l’ambientazione è molto differente e il gioco si fa più vasto e trasversale. L’alone di romanticismo della stagione 1 sembra sfumare a questo giro, dove i protagonisti sono forse meno romanzati e il mondo appare decisamente più grande e crudele, un iceberg con la parte più minacciosa sempre sommersa e insondabile.

A me è parso invece che Nic Pizzolatto e i vari registi che si sono alternati al volante abbiano svolto un ottimo lavoro, regalandoci un altro giro di giostra sul miglior concetto possibile di serie tv. Non ho nulla contro le serie di qualità che accumulano tante stagioni, ma la capacità di saper dire no, di aprire e chiudere una storia nel giro di pochi episodi, non importa quanto riusciti siano i personaggi e quanto si sia affezionati a loro beh, è qualcosa che può pagare tanto.

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Oltre a questo format vincente, nella stagione 2 abbiamo degli attori talmente in parte che sembra abbiano fatto quello tutta la vita, con una menzione speciale per Colin Farrell: è sempre stato bravo, ma qui ha anche leadership da vendere. Come lui, anche Rachel McAdams, Taylor Kitsch e Vince Vaughn vivono questi personaggi scheggiati dal dolore al punto da diventare taglienti, armi bianche senza impugnatura, che feriscono tanto i nemici che le persone care.

La stagione 2 incastra fatti e conseguenze con una gestione del ritmo tale che ogni azione ha un carico emotivo e introspettivo e i dialoghi sono fatti di parole che fischiano come proiettili. Si può dire che forse, se ci fosse una stagione 3, si potrebbe considerare di non tornare a calcare la mano su tragedie e vissuti così deteriori, giusto per dare una svolta in più, che a volte diventa una scelta necessaria.

La trama è complessa ma non ruba mai la scena, funziona bene perché è sempre chiaro che le azioni e le conseguenze hanno una ragione personale e un peso, è una storia che si guarda dipanarsi con gli occhi dei protagonisti e non al di sopra delle loro teste. Non è la cronaca o la costruzione a stupire, quanto le sue implicazioni, sempre a metà strada tra il caso da risolvere e il dramma esistenziale.

Sarebbe paradossale se magari una serie così giovane e ancora promettente si trovasse a chiudere i battenti anzitempo, quando tante altre infilano episodi a decine senza aver più nulla da raccontare. Un finale anticipato richiamerebbe alla mente la sorte che ebbe Twin Peaks, presto interrotta ma non compiuta, anche se ora è riemersa dalle ceneri e si prepara a tornare in tv. Almeno True Detective è fatta, al momento, di due storie concluse.

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Rinunciare a un’antologia di questa levatura sarebbe un peccato, significherebbe perdere dei cast di lusso (non scordiamoci neppure la combo eccellente di Matthew McConaughey e Woody Harrelson) insieme al più felice connubio tra serialità televisiva e qualità cinematografica della messa in scena: difficile trovare sul piccolo schermo un bilanciamento così perfetto tra il meglio dei due mondi.

Tutto questo però non offre risposta ai miei quesiti iniziali. Non vedo ancora dove sia la delusione in True Detective 2, e sono felice di appartenere alla comunque folta schiera che lo ha apprezzato come e più della prima stagione. Per qualche ragione, è difficile accettare due capolavori con lo stesso marchio, forse è la paura inconscia di incoraggiare una sorta di dittatura culturale sul resto del panorama tv. O forse ha bruciato il fatto che Farrell, la McAdams e soci abbiano portato in scena uno show senza un rapporto umano forte e trainante come l’amicizia tra i detective Cole e Hart.

L’unica certezza è che la qualità del lavoro e dell’impegno non è affatto diminuita e che questi personaggi rimarranno in giro per le nostre menti ben oltre la fine dei titoli di coda. Lunga vita a True Detective, tra le altre cose la serie col titolo più bello di sempre, anche con un 2 accanto.

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6 Comments
  1. Reply Giulia 10 giugno 2016 at 10:55

    Il problema è stato scegliere di costruire una stagione puntando tutto sui personaggi e non sulla storia. Un atteggiamento francamente un po’ elitario che secondo me non ha pagato. Perché i personaggi, vuoi per la scrittura, vuoi per gli attori, non hanno convinto fino in fondo. E la trama è risultata troppo evanescente. Per me è una sufficienza iperstiracchiata.

  2. Reply Capt. Dent 10 giugno 2016 at 12:34

    Posto che ho trovato la resa dei personaggi eccellente a partire già dal casting, con le facce giuste al posto giusto (e di base non sono un fan di nessuno di quegli attori), non sono molto d’accordo con la tua critica: per me una trama super costruita (tra l’altro di storia intesa come fatti, nomi e cronologie qui ne hanno messa a pacchi) ma con personaggi che non siano altrettanto forti è uno spreco, che condanna la serie alla freddezza.

    In qualunque storia si racconti sono i personaggi il connettore emotivo, se sono solo pedine per far succedere le cose questo elemento si perde. Alla fine nemmeno la stagione 1 aveva una storia tanto originale, e anche lì, se ci pensi, il centro di tutto erano i due detective presi singolarmente e nella loro combattuta amicizia… Poi certo, si sono giocati bene anche la gestione non lineare del racconto, con gli interrogatori, i flashback etc..

  3. Reply Giulia 10 giugno 2016 at 16:03

    Ma il punto – e qui ovviamente non scendo nel merito specifico per non fare spoiler – è che a me sembra sia avvenuto l’esatto opposto: privilegiare soltanto i personaggi a scapito della trama che è divenuta un pretesto per dare spazio alla loro personalità, alle loro caratteristiche. Così lo sbilanciamento è eccessivo, ed è per questo a mio avviso che la serie ha ricevuto parecchie recensioni negative da parte della stampa specializzata

  4. Reply Capt. Dent 10 giugno 2016 at 16:48

    Io invece sospetto che molti pareri negativi siano dovuti al fatto che la stagione 2 è parecchio diversa dalla 1…forse molta gente è stata spiazzata da questa cosa, oltre ad altre che non menziono per non fare spoiler pure io. Forse ha concorso anche la maggior durezza del mood generale, considerato che già la prima non scherzava.

    E questa differenza tra le due stagioni rimane anche una delle poche cose difficilmente contestabili secondo me, a prescindere dal fatto che da persona a persona può essere considerata un pregio o un difetto. Esemplare della voglia di non ripetersi è già la scelta della canzone della sigla, tutta un’altra aria rispetto alla prima ed efficacissimo assaggio dell’atmosfera in cui si sta per entrare. Potevano scegliere qualcosa di più pop e cerimonioso, e invece…

  5. Reply Mr. White 12 giugno 2016 at 15:06

    Come si fa a sbrodolare elogi su True Detective 2 adducendo come ragione la buona fattura dei personaggi e poi liquidare con sufficienza Breaking Bad che è incentrato su uno dei personaggi più importanti e iconico della storia della TV contemporanea?

  6. Reply Capt. Dent 12 giugno 2016 at 20:57

    Ma infatti mica ho detto che True Detective 2 è bella solo grazie ai personaggi, è l’insieme che funziona alla grande, dalla scrittura alla fotografia etc. E non ultimo il fatto che hanno raccontato una storia adatta a essere svolta in soli otto episodi.

    Invece Breaking Bad ha soprattutto il problema, almeno per me, di durare troppo per quello che ha da raccontare. Anche True Detective 2 probabilmente non mi sarebbe piaciuta spalmata o allungata su cinque stagioni.

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