Terminator Terminator 2

Otto ragioni per cui Terminator è meglio di Terminator 2

Magari siete tutti lì in attesa spasmodica dei prossimi Avatar, ma per quello che mi riguarda io considero ancora il primo Terminator, 1984, come il capolavoro di James Cameron, cioè il capolavoro di un regista che ha quasi sempre oscillato tra film buoni e filmoni, compreso Titanic, l’ultimo grande tassello della sua carriera al momento, un tale successo che, in una realtà parallela, sarebbe un franchise con venti sequel se solo non fosse ontologicamente impossibile. Puoi anche fare tre Avatar in pochi anni ma di Titanic nella vita ne giri uno solo.

Ma io considero il suo capolavoro Terminator, dicevo, e il fatto che abbia deciso di usare come termine di paragone Terminator 2 vi fa capire quanto reputi anche quello una grande opera, che però sposta leggermente il focus del primo film in direzione più spettacolare ma meno concentrata, quasi anticipando le guerre tra superuomini di tanti blockbuster odierni, ponendo molta attenzione sulla forma e la resa degli effetti, laddove nel primo episodio certe macroscopiche carenze tecniche erano comunque inghiottite da una narrazione vibrante, schiacciante, inesorabile.

A ogni modo, ecco le otto ragioni per cui ritengo Terminator superiore a Terminator 2.

1) La chiave del film originale è “tenere la distanza”: lo spettatore è sempre sulla corda perché sa che se il Terminator arriva corpo a corpo con Reese e Sarah questi ultimi non hanno alcuna possibilità di rivedere l’alba. Non a caso l’unica volta che succede è quando il T-800 è ormai un rudere che si trascina, e anche così… Nel secondo si passa al più banale “vediamo chi picchia più forte”, mentre nel primo c’era ancora una concezione vulnerabile dell’eroe, uno che non è all’altezza della situazione ma ce la mette tutta comunque, contro tutti i pronostici.

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2) Nel primo film Arnold Schwarzenegger sparisce totalmente nel personaggio, con un lavoro di immedesimazione mai abbastanza sottolineato, come se Cameron nascondesse un armadio piazzandolo al centro della stanza. Fate la prova, ditemi se vi sembra lo stesso attore di Predator o Commando, tanto per stare in quegli anni lì. Nel secondo la sua performance comincia a trasudare umanità e simpatia, perde fiction per strada, più Arnold e meno Terminator, e anche il suo vestiario e il modo stesso in cui gli si sfigura il volto sembrano molto più studiati e “piacevoli” alla vista. Del resto è quello che la storia richiedeva.

3) Il tema musicale è lo stesso ed è diventato un marchio di fabbrica del franchise fino a oggi, ma la versione tutta sintetica del primo film è la più secca e tesa, nel secondo già è più spalmato e melodrammatico, sempre figo ma con un arrangiamento un po’ più, per così dire, alla Vento di Passioni. Mettetevi lì e riascoltate entrambe le versioni a occhi chiusi. Quale delle due vi racconta meglio di un cyborg assassino che proviene da un futuro da incubo?

4) Con tutta la simpatia per Robert Patrick, il T-1000 non fa paura come il T-800.

5) Concettualmente, il T-1000 ha una sorta di problema all’interno del film: non si riesce mai a metterlo in relazione con le visioni del futuro (nelle quali infatti non si vede mai niente di simile) da cui proviene, tutto l’aspetto del metallo liquido lo rende un villain quasi più fantasy che sci-fi, lontano dal tema tecnologico così ben rappresentato invece dal più grezzo T-800. Un villain del genere rischia di essere troppo definitivo, troppo perfetto, ed è un po’ il problema della CGI rispetto agli effetti speciali reali.

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6) Manco a dirlo, il primo film ha un vantaggio determinante su tutti gli altri, compreso il 2: porta in scena l’idea e, dato che la racconta con tempi e modalità eccellenti, rende tutti i sequel più o meno ripetitivi. Un po’ come Rocky. Paradossalmente Terminator Salvation, pur essendo un film molto inferiore, fa alla base una mossa più creativa di quanto non faccia T2.

7) Con un budget tipo paghetta settimanale il primo film riesce a essere tanto visionario e apocalittico quanto il successore, costato molto di più e forte di tutta l’esperienza di un regista, a quel punto della carriera, già molto navigato. Non ho niente contro i film ad alto budget, ma per un aspirante cineasta è più utile studiarsi Terminator che Terminator 2.

8) L’uso dello spazio, la scelta di campo. Los Angeles è una megalopoli sterminata, che spesso a Hollywood e dintorni diventa, in varie salse, lo scenario prediletto per storie tetre: da Heat a Blade Runner a… (500) giorni insieme, ma gli esempi sarebbero infiniti. In Terminator la Città degli Angeli è vissuta come un labirinto, visualizzata in modo caratterizzante, un’area sterminata resa claustrofobica come un ascensore guasto incastrato tra due piani. E allo stesso tempo girare quei meravigliosi inseguimenti tutti ad altezza d’uomo, una forza dinamica spaventosa. Tutta questa energia da contenimento nel secondo film si disperde, con la storia che a un certo punto lascia la città per il deserto.

Ma non per questo vorrei altri sequel o prequel, neppure se li girasse Cameron in persona. Una cosa che il franchise ha dimostrato è che esistono idee narrative talmente valide che il tempo riesce a migliorarne solo la resa tecnologica. Umani 1 – macchine 0, palla al centro.

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