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Sully, Tom Hanks, Imax: Clint Eastwood di nuovo pronto al decollo

Va bene, è uscito il trailer del nuovo film di Clint Eastwood, Sully, e tutti si sono giustamente precipitati a guardarlo. Noi più che altro cogliamo l’occasione per fare il punto su perché è importante continuare a guardare i film del grande Clint. Prendete questo Sully: un film che si prospetta solido e vincente, la storia vera del cosiddetto Miracolo sull’Hudson, un magnifico salvataggio di un aereo passeggeri senza perdere neanche un’anima, con a capo del cast un attore leggermente inossidabile come Tom Hanks. Per giunta affiancato da un altro che meriterebbe una carriera anche più luminosa, Aaron Eckhart, e da una veterana di quelle serie e affidabili, Laura Linney. E dietro la macchina da presa, ovviamente, Clint Eastwood, l’autore, molti lo definiscono così. Anche se forse è qualcosa di più.

Perché forse Clint ha iniziato a calcare le scene prima che tutta questa faccenda dell’essere autori diventasse così importante. Ha attraversato i decenni come una macchina del tempo, ha bazzicato così tanti generi e tematiche, ha variato i registri, ha lavorato con centomila attori, quasi sempre spingendoli a prove da dieci e lode. Ora ha 86 anni, e continua a creare in modo incessante. Come si fa a individuare una vena autoriale forte e persistente lungo un cammino di vita così sterminato?

Certo, volendo potremmo metterci lì a rinvenire tracce di un percorso unitario, ma con una produzione così vasta il risultato sarebbe oltremodo limitante, buono per una tesina dell’università, non certo per rendere giustizia a questo gigante del Cinema. Credo che molti autori, in realtà, vorrebbero semplicemente essere considerati dei Clint Eastwood.

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Personalmente non lo metterei mai nello stesso campionato con Tim Burton, Quentin Tarantino o altri nomi dalla poetica e dallo stile così immediatamente riconoscibili. Sapremmo dire quale indiscutibile caratteristica accomuna, che so, Firefox, Gunny, La recluta, Gli Spietati, Un Mondo Perfetto, Gran Torino e Jersey Boys? A prescindere dal fatto che ci sono alti e bassi come è logico che sia, il suo modo di agire e di selezionare le storie è quello, più che di un autore, di un grande narratore, quasi di un reporter: non solo per la varietà degli spunti, ma perché non disdegna, alla sua veneranda età, di mettersi in gioco con drammi ad alto tasso di spettacolarità: ora tocca a un ammaraggio di un aereo nel fiume Hudson, qualche anno fa allo tsunami di Hereafter. Eastwood sarebbe un perfetto corrispondente da una zona di guerra. Per Sully si è anche preso il disturbo di girare nel nuovo IMAX digitale.

L’IMAX non è una novità: quello a pellicola lo associamo a pochissimi registi, gente come J.J.Abrams e Christopher Nolan, abituata a maneggiare brand e budget enormi e con un’età media che è circa la metà di quella di Eastwood, il quale però ha evidentemente colto l’occasione dell’ultimo ritrovato della ditta per girare una storia che sembra invocare a gran voce una qualità superiore. Gli incidenti aerei al cinema non sono mai mancati, e alcuni sono al centro di scene e film molto validi, vedi alla voce Flight o Castaway, entrambi per gentile concessione di un altro narratore d’eccezione: Robert Zemeckis. Eastwood, come il padre di Ritorno al Futuro e Chi ha incastrato Roger Rabbit, ha perso le chiavi della sua zona di comfort, anche perché forse nemmeno ce l’ha.

Tutta roba che fa pensare che il suo percorso artistico non sia affatto finito. Lui fa quello che tanti film non fanno, rendere conto di ogni minuto a disposizione, invece di arrendersi al virus dei tempi morti. Sully mette sul piatto una storia vera recentissima, un cast assemblato in modo inedito, una freschezza nell’immagine che sa di tutto meno che di un cineasta in là con gli anni. Non perché debba nascondere la sua età, tutt’altro, ma perché un regista sa che il suo posto è dietro le quinte, da dove può servire meglio il film, a differenza di altri colleghi che però arrotondano volentieri facendo pure i personaggi. Clint Eastwood non fa l’icona, lo è diventato a forza di vivere e girare.

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