Jurassic Park Steven Spielberg

Dieci ragioni per amare Jurassic Park

Sono passati secoli, ma su Jurassic Park non è calato un solo granello di polvere, né si vede una mezza grinza. Steven Spielberg uscì a quel casello per puro caso: lui e Michael Crichton stavano facendo un brainstorming su ER, quando ancora sembrava dovessero trarne un film e non una serie, quando saltò fuori che il romanziere stava lavorando anche a una storia sui dinosauri e la clonazione. Spielberg ebbe una folgorazione, i due lasciarono momentaneamente da parte ER e…il resto è storia. O meglio, il resto è Jurassic Park.

23 anni e 3 sequel più tardi, quella pietra miliare è ancora lì, salda e intatta, per molti versi imbattuta. Eccone il perché in dieci punti.

1) Jurassic Park rappresenta ancora l’entertainment di Hollywood puro, certo, vale a dire non ancora intaccato dall’oscurità post-11 settembre che si è infilata in tanti tentpole successivi al 2001. Ma pur concentrandosi sulla meraviglia e l’avventura non disdegna una riflessione sulla tracotanza umana e spinose questioni di bioetica, con poche e chiare parole, assumendo senza paura una posizione molto morale, ma soprattutto molto umile nei confronti della natura. Il dialogo nella stanza delle diapositive, con solo il brusio del proiettore a fare da sottofondo, è una delle scene più belle e d’atmosfera di tutto il film.

2) Pur comprendendo un massiccio uso di effetti visivi, Jurassic Park rimane uno degli ultimi del suo genere a usare la tecnologia come stampella e non come perno. Nel terzo atto del film, nonostante Independence Day e la sua distruzione di massa siano ormai dietro l’angolo, non distruggono praticamente niente.

3) I personaggi sono stereotipi perfetti che subiscono (alcuni almeno) un’evoluzione stereotipata anch’essa, ma credibile, dimostrata in laboratorio, con tempi naturali.

4) Pur essendo un film fatto in gran parte di tecnica sopraffina, il cuore rimane sempre il racconto di una storia straordinaria. Se fosse stato solo tecnica non sarebbe diventato il classico che è.

5) Nel suo genere e con quel tipo di storia è impossibile fare meglio, come hanno generosamente dimostrato tutti i sequel, compreso Jurassic World.

Jurassic Park Steven Spielberg  Dieci ragioni per amare Jurassic Park tric

6) I protagonisti sono tutti credibili, ma spiccano Alan Grant, un Indiana Jones più serio e umanizzato, e Ian Malcolm, il cui look pare quasi quello del Bonovox dell’epoca (“rockstar” lo definisce John Hammond), in effetti La Mosca è un simbolo significativo tanto per il leader degli U2 che per Jeff Goldblum.

7) Jurassic Park promuove una certa “filosofia del comprimario” che si trova in tanti film, solo che di solito riguarda attori in carne e ossa: mentre la specie protagonista è senz’altro quella dei Velociraptor, la sequenza più intensa e memorabile tocca al T-Rex: l’attacco alle vetture durante l’uragano è una roba da spedire in orbita sperando che gli alieni capiscano che è meglio non sfidarci nell’arte cinematografica. Almeno a decenni alterni.

8) Jurassic Park è perfetto per una visione spensierata nel pieno dell’estate, cioè ora per esempio.

9) Il bello è che è un film del tutto spielberghiano prima maniera, nonostante il budget faraonico e l’ambizione epocale. Il suo Cinema d’avventura con protagonisti ordinari viene semplicemente trapiantato in un blockbuster in cui gli unici che possono rubare la scena sono i dinosauri stessi, e per una volta è bello vedere il cast umano dividere gli applausi con effetti speciali così intelligenti e ben realizzati.

10) Jurassic Park è anche un bel modo per ricordare quanto grande sia stato Michael Crichton. Una volta o l’altra bisognerà dedicargli un post, ma nel frattempo non scordiamo questo autore fondamentale: dinosauri a parte, se oggi le serie tv dettano legge nell’entertainment si deve in gran parte al suo ER, che ha innalzato la produzione media televisiva a livelli cinematografici conservando il meglio della serialità, vantando una qualità tecnica e narrativa stellare più duratura di qualunque altro telefilm. Per non parlare poi della bellezza dei suoi romanzi… Due post, ci vorranno due post per tutto questo.

Comments

comments

Leave a Reply