Suicide Squad - Recensione

Suicide Squad – Recensione

Lasciate perdere tutte le polemiche che ci hanno assordato in queste settimane: e c’è poco Joker, e il film è un videoclip pieno di musica ma senza sostanza, e il pg13 che tarpa la violenza… non è questo il punto. Suicide Squad è, ancora una volta, la lotta del buon Cinema di intrattenimento contro la dittatura della tecnologia con cui proprio non riesce a integrarsi, il tutto racchiuso in due ore di film in cui a bruciare di più sono le occasioni perse. L’opera di David Ayer ha un nemico che non si può battere e che è lo stesso di sempre: lo strapotere della CGI.

A questo giro, il Cavallo di Troia per questo bug di sistema è il villain di turno, l’Incantatrice. Non mi importa se è fedele al fumetto, è uno di quei casi in cui il tradimento della fonte diventa l’unico gesto morale possibile. Già dagli ultimi trailer dove si vedeva la colonna di luce con le nuvole intorno avevo capito che tirava una brutta aria, vedendo il film ogni dubbio è caduto: un personaggio che ha senso solo grazie agli effetti visivi, una strega che proietta luce e sostanze cangianti per quasi tutto il tempo senza che se ne capisca il perché (approccio testato con Doomsday) trascina il film fuori dai binari, tutto diventa Ghostbusters o La Mummia.

Cosa c’entra tutto ciò con una squadra composta da nemici di Batman? L’impressione è che i cinecomic post-trilogia del Cavaliere Oscuro (chi criticava quel “realismo” come si sente ora?) non riescano a stare lontani dal fantasy, nemmeno quando sarebbe solo un vantaggio, nemmeno quando sarebbe naturale. Stavolta per gestire questa linea occorreva sconfinare alla grande e mantenere un controllo ossessivo tutto il tempo, così avremmo anche potuto, al limite, avere il Mad Max: Fury Road dei cinecomic. Inoltre i mostri o li metti in scena con il tocco, il design e la tecnica di un Guillermo Del Toro oppure è meglio che li lasci in panchina, pena la crisi di identità del tuo film. Suicide Squad cade vittima di questa stregoneria. Ma non senza combattere.

L’introduzione, ma diciamo anche il primo tempo intero, è una delle cose più gustose e rinfrescanti viste in un cinecomic, un biglietto da visita stampato a fuoco da cui capiamo senza dubbio che Ayer, con tutto il suo bagaglio di storie violente e infette di corruzione, ha comunque compreso perfettamente l’approccio speciale più opportuno per un fumetto e lo ha reso divertente, vivace nelle scene e nei dettagli. Il secondo tempo del film invece, per varie ragioni, è monotono e affrettato, appiattito sull’action, nonostante abbia i suoi colpi d’occhio e un twist ben giocato. Ma sono difetti che non hanno niente a che vedere con certe critiche di questi giorni o con il confronto con la Marvel.

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Se parliamo di visione, Suicide Squad, molto più del triste e confuso Batman V Superman, è la controparte di quanto mostrato da Christopher Nolan: se quello, epico e squadrato, era il mondo visto con gli occhi di Batman, questo, sgargiante e caotico, è quello visto con gli occhi del Joker. Un Joker qui per la prima volta sessualizzato, dopo quello d’altri tempi di Nicholson e quello marcio e stinto di Ledger, talmente stilizzato, secolarizzato e connesso via smartphone, cool e discreto come un’icona sul desktop, che non è più il leone divora-scene che il pubblico ha conosciuto nelle scorse incarnazioni, ma uno tra tanti in un mondo di freak.

Ma Suicide Squad non ha nessun bisogno del Joker al centro della scena, gli basterebbe essere se stesso: la squadra è ben assortita, i veri capitani sono Margot Robbie e Will Smith e funzionano alla grande, sia come singoli che nel gruppo di teste calde. David Ayer sa come lavorare sul cameratismo disfunzionale, anche se semplificato in ottica di intrattenere anche i giovanissimi, cosa che non impedisce al film di essere leggermente più sboccato, allusivo e violento della media.

Il che è parte del divertimento, insieme alla fotografia intonata al contesto, dove il colore è colore e non si lascia devitalizzare dall’oscurità come visto in Batman V Superman. Tra i prodotti del nuovo DC universe Suicide Squad è senz’altro quello di cui vorrei vedere un prosieguo, il brodo primordiale da cui ricavare il resto della cucciolata, semplicemente perché più insolito nell’impostazione, più imprevedibile nelle potenzialità e…più bello da vedere, nonché ampiamente migliorabile nell’insieme. Quanto avrebbe fatto bene a tutto questo talento in campo essere progettato senza protesi digitali!

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