Terrore e voyeurismo nell’horror adolescenziale The Good Neighbor

È una stagione effervescente quella che sta vivendo il cosiddetto “horror adolescenziale”. Lo so, si tratta di una categoria concettualmente ampia. Io però intendo, di preciso, l’”horror adolescenziale stile anni ’80”. Un segmento rinverdito dal grande successo dell’indie horror It Follows, e che ora viene trainato da una serie tv bella e strana come Stranger Things. Sul grande schermo, abbiamo parlato poco tempo fa di Don’t Breathe, che porta l’horror adolescenziale in una sfera precisa, quella di “adolescenti borghesi annoiati che per rompere la monotonia decidono di prendersi gioco dello strambo vecchietto che abita di fronte salvo poi realizzare, sul più bello, di aver fatto i conti senza l’oste e che colui che ritenevano un innocuo pensionato asociale è in realtà un lucido e spietato killer seriale”.

E ora eccone un altro che cavalca nella stessa direzione: The Good Neighbor. Protagonisti due giovincelli sprovveduti e un po’ presuntuosi (interpretati da Keir Gilchrist, non a caso uno dei protagonisti di It Follows; e Logan Miller) che per ravvivare un po’ le loro giornate sempre uguali decidono di dedicarsi anima e corpo a un progetto decisamente originale: far credere, all’anziano e burbero vicino di casa (il grande James Caan) che la sua casa è infestata dai fantasmi. Per raggiungere il loro obiettivo, i due nerd della porta accanto mettono in campo un ricco armamentario di videocamere digitali e gadget tecnologici di ultima generazione. Solo che il bisbetico pensionato, di fronte alle loro elaborate messinscene,  non reagisce affatto come si aspettano. Anzi, fa finta di niente, come se la cosa non lo toccasse. E più lo osservano, più i due amici si convincono che la ragione della sua ostentata nonchalance risiede nei segreti che l’uomo nasconde. Prove e indizi che sono custoditi nel seminterrato di casa sua e che condurrebbero a una sola verità: altro che tranquillo vecchietto; l’uomo è in realtà un omicida seriale!

The Good Neighbor è un film che incuriosisce, come dimostra il trailer che trovate qui sotto. Certo, i proclami un po’ pomposi che ne accompagnano la promozione e che chiamano in causa addirittura La finestra sul cortile di Hitchcock sembrano un po’ azzardati. Ma il film, partendo dalla classica ambientazione anni ’80 – il tipico sobborgo residenziale tranquillo e pulito in cui si nasconde un mostro con la cantina piena di cadaveri – sembra voler fare una riflessione nemmeno così fuoriluogo sulle paranoie e gli effetti collaterali di questa nuova era della videosorveglianza in cui ogni nostra mossa viene scrutata e rilevata, dando adito a nuovi voyerismi e inedite devianze.

Comments

comments

Leave a Reply