Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo

In ricordo dell’11 settembre 2001. Never forget.

“Siete pronti? Ok, let’s roll* !”. Queste parole – pronunciate dall’informatico trentaduenne Todd Beaver poco prima di guidare un ultimo, eroico assalto alla cabina di pilotaggio del volo United 93 in mano ai terroristi – sono un commovente epitaffio dell’11 settembre 2001. Un’istantanea indelebile di ciò che quel giorno ha significato e significa ancora oggi: un momento di coraggio, eroismo e sacrificio. È quasi impossibile definire la portata degli effetti che quel giorno ha prodotto nelle vite di tutti noi. Insicurezza diffusa e una quotidiana consapevolezza di come il pericolo possa annidarsi tra di noi, in ogni momento, ne sono soltanto un esempio, forse il più lampante.

Il più grave attentato della storia dell’umanità ha lasciato profonde cicatrici morali nell’anima dell’Occidente – e di tutto il mondo – ma ha anche mostrato come la libertà, la dignità, il valore e l’altruismo siano più forti di qualsiasi volontà omicida e oscurantista. “United we stand”, uniti possiamo essere forti, recita un motto coniato dagli americani, che in quel tragico momento hanno saputo fare appello alla propria straordinaria dignità e al proprio carattere incrollabile. Mai come allora il popolo di George Washington e Abraham Lincoln si è dimostrato solidale, attento, unito e responsabile. “Non importa con quanta forza proverete a colpirci, perché noi ci rialzeremo, ancora e ancora” sembra il messaggio che gli americani – e noi tutti con loro – hanno voluto inviare ai codardi terroristi e ai loro vili mandanti. Ed è andata proprio così: quella risorta dalle ceneri del World Trade Center è un’America ancora più forte, coraggiosa, e consapevole del proprio ruolo.

Ma cosa è successo quella terribile mattina di 15 anni fa nella capitale culturale del mondo? Vale la pena ripercorrere i tragici eventi, non solo per noi che quel dramma l’abbiamo contemplato impotenti sugli schermi televisivi, o per coloro che se lo sono trovati sulla porta di casa, ma anche e soprattutto per tutti i giovanissimi nati dopo l’11 settembre e che non devono – non possono – permettersi di crescere senza sapere cosa quel giorno abbia voluto dire.

La mattina dell’11 settembre 2001, due aerei di linea si sono schiantati contro le Torri Gemelle a Manhattan, New York. Il primo, un Boeing 767 dell’American Airlines, ha impattato alle 8,46 ora locale (corrispondenti alle 14,46 qui in Italia) contro la facciata settentrionale della Torre nord del World Trade Center aprendovi immediatamente un cratere largo 4,6 metri e alto 4 piani.  A bordo c’erano in tutto 96 persone, compresi i 5 terroristi arruolati da Al Qaeda per dirottare l’aereo. Tutti quanti sono morti sul colpo.

Pochi istanti dopo l’impatto, la prima Torre era già un inferno di fiamme e calore a 2000 gradi mentre le strade sottostanti erano intasate dal viavai di curiosi e passanti messi in allarme da quello che ancora si pensava fosse “soltanto” un tragico incidente. Nemmeno 20 minuti più tardi – alle 9,03 ora locale (le 15,03 in Italia) – il secondo aereo, un Boeing 767 della United Airlines, si è schiantato contro la Torre Sud del World Trade Center aprendo una falla alta 4 piani. Le 65 persone a bordo, inclusi i 5 terroristi responsabili del dirottamento, sono morte sul colpo.

Oramai, per le strade regnavano il caos e il panico e una gigantesca nube di cenere, detriti e fumo avvolgeva tutta l’isola di Manhattan. Come se non bastasse, in quei minuti arrivava la notizia che un terzo aereo, un Boeing 757 dell’American Airlines, aveva colpito il Pentagono causando una strage. Oramai, tutto il mondo era incollato ai televisori col fiato sospeso e il cuore pieno di orrore per ciò che stava accadendo. Purtroppo, il peggio doveva ancora arrivare.

Alle 9,59 infatti, la Torre Meridionale è crollata su sé stessa, seguita alle 10:28 dalla Torre Nord.I due edifici sono collassati e venuti giù come gigantesche navi che stessero inabissandosi nell’oceano (solo che non erano navi, e soprattutto quello non era l’oceano bensì Manhattan, una delle zone a più alta densità abitativa del pianeta). C’era un quarto volo che avrebbe dovuto, nei piani dei terroristi, schiantarsi contro il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington ma che precipitò in Pennsylvania, a 250 chilometri dal suo obiettivo.In seguito, si è appreso che i passeggeri a bordo del volo United Airlines numero 93 (tra di loro l’eroico informatico trentaduenne Todd Beaver), una volta compreso quale fosse il fine dei terroristi, scatenarono un’eroica battaglia all’interno del velivolo nel tentativo di riprendere il controllo della cabina di pilotaggio. E nonostante non siano riusciti a impossessarsi del velivolo, il loro eroico sacrificio ha impedito ai dirottatori di raggiungere il loro obiettivo prefissato, costringendoli piuttosto a precipitare nel campo isolato di Shanksville, Pennsylvania.

Alla fine, il bilancio definitivo delle vittime è stato di 2977. Questo, in sintesi, è ciò che successe quel terribile giorno di settembre, dopo il quale nulla è più stato come prima. Le parole sono come sempre insufficienti e inadeguate a restituire la portata tragica di quei fatti, il dolore e lo shock di una nazione colpita e di tutto il mondo che in quel momento si stringeva attorno ad essa con sgomento e commozione. Qualcuno potrebbe chiedere “E’ davvero così importante ricordare quel giorno a 15 anni di distanza?”. Sì, è importante.

Per quelli che morirono, per quelli che sono sopravvissuti, per tutti quelli che hanno visto minacciato il concetto stesso di “Libertà”. Per i nati dopo l’11 settembre, come dicevamo poc’anzi, perchè sappiano, e non dimentichino mai. Per ribadire che quella libertà è ancora viva e vegeta nonostante gli sforzi infami e spregevoli dei terroristi di cancellarla e sopprimerla per sempre. Perché, ne siamo certi, finchè tutti continueremo a ricordare, quella libertà non sarà più in pericolo. E se qualcuno ci accuserà di essere retorici, pazienza. E’ un prezzo che paghiamo volentieri in cambio della consapevolezza di aver fatto la nostra (piccola) parte per aiutare la gente a non dimenticare.  God Bless America.

*  Sic.

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