Animali Notturni recensione Amy Adams

Animali Notturni – Recensione

Forse qualcuno sa dove trovare gli animali fantastici, ma gli animali notturni? Meglio non trovarli mai, stando a quello che si vede. No, nel nuovo film di Tom Ford, dopo l’esordio di A Single Man del 2009, non ci sono creature magiche e si respira un’aria che non ha proprio niente a che vedere coi blockbuster per famiglie, ma l’immaginazione trova spazio anche qui, in realtà.

Susan è una donna in crisi: il suo matrimonio imbarca acqua da tutte le parti e gli affari vanno male quando un giorno le arriva per posta un manoscritto, firmato dal suo grande amore e primo marito, Edward, che non vede da tanti anni. La donna si immerge allora nella lettura di quello che si rivela essere un romanzo crudo e violento, ma comunque una fuga irresistibile dal grigiore della sua vita quotidiana e delle sue notti insonni.

Non voglio rivelare di più perché Animali Notturni va gustato senza troppe anticipazioni. Non è solo questione della trama, ma proprio di come tre piani di racconto si integrino in maniera affascinante, senza incepparsi e senza inciampare mai, e di come questa struttura insolita sia messa lì per un fine preciso, che riguarda il senso più profondo della vicenda e dei personaggi.

Nonostante il triplice piano narrativo, Animali Notturni appartiene in tutto e per tutto a quel genere di storie nere ambientate lontano dalle grandi metropoli, in terre di confine o in provincie sperdute, dove già lo scenario allude a un gap di civiltà, una zona grigia dove i cellulari non prendono mai e le volanti della polizia passano a tutta birra ma non si fermano, una dimensione diseredata dal resto degli Stati Uniti. Noir ossessivo, dramma lancinante, thriller implacabile, siamo dalle parti di Non è un paese per vecchi, Prisoners e tutti quegli altri film senza eroi che immergono il pubblico nei suoi peggiori incubi.

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Titoli che in comune hanno anche il focus sul rapporto causa/effetto che governa le vite dei protagonisti, su come da scelte apparentemente casuali e ordinarie dipendano eventi tragici e decisivi, il tutto impacchettato con meccanismi di tensione snervante, un’estenuante ruota di speranze e delusioni che gira fino a fare male.

Un film così tosto è accettabile solo quando è fatto a regola d’arte e in questo caso tutto è ottimizzato a dovere. Il cast è ricco e lavora al 150% delle possibilità, tra Jake Gyllenhaal, Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson, ma forse la padrona di casa, Amy Adams, riesce a spiccare comunque perfino in mezzo a tanto ribollire di talento, confermandosi come una delle migliori attrici dei nostri tempi. Visivamente Animali Notturni ha la saggezza di ricercare la comunicativa delle immagini senza lesinare in bellezza, quasi mai spinta fino all’esibizione, anche se un paio di sequenze propinano del semplice e gratuito cattivo gusto.

A dirla tutta, forse il secondo tempo non cresce tanto quanto il primo incoraggia a sperare e ci sono un paio di passaggi, di cui uno molto importante, piuttosto illogici, ma siamo sempre su alti livelli, con un ulteriore valore aggiunto: una riflessione sull’immaginazione, con tanto di benefit e costi, che non ruba mai la scena ma anzi facilita e nobilita tutte le funzioni vitali della storia. Quando Susan legge il libro sembra di vedere il piccolo Bastian che divora le pagine di La Storia Infinita, e vi assicuro che è l’ultimo parallelo che mi sarebbe venuto in mente prima della visione.

Difficile trovare grossi difetti in Animali Notturni, è semplicemente un film che si prende i suoi tempi, che ha una sua estetica importante ma equilibrata, che ragiona per atmosfere senza tempo ma che non si dimentica mai dello spettatore, un film che cerca un dialogo col pubblico ma senza mai perdere la sua identità. Non li fanno tutti i giorni.

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