Rambo Sylvester Stallone Rambo New Blood

9 ragioni per cui il primo Rambo è anche meglio di quello che credete

Pochi giorni fa è uscita la notizia che, dopo anni di stallo(ne), Rambo si prepara a tornare in attività, ma stavolta Sly non farà parte del gioco. I tempi sono maturi per un reboot, con un nuovo film che si intitolerà Rambo: New Blood, e un attore non ancora precisato a vestire i panni del reduce sterminatore, di nuovo giovane. Addirittura, pare che vogliano un Rambo con le caratteristiche di James Bond… Per me, l’unica cosa che li accomuna è la scena gemella del rientro a casa dopo una vita di pericoli e sofferenze, rispettivamente alla fine di John Rambo e di Skyfall. Due momenti eccellenti, va detto.

Ora, i reboot non ci spaventano più, al massimo uno può sempre ignorarli, ma quale che sia la direzione di questa nuova produzione, il senso profondo del personaggio Rambo è diventato secondario già secoli fa, esattamente dopo il primo film. Non dico che un personaggio venga definito una volta per tutte dalla sua prima avventura, ma Rambo, la serie intera, non ha mai detto niente di più interessante di ciò che era contenuto nel primo episodio. Un po’ come per Rocky, in effetti.

Provate a riguardarlo oggi, e non solo vi accorgerete che non ha perso un colpo in termini di spettacolo e spessore, ma che possiede un fascino strettamente legato alla sua epoca, siamo nel 1982, all’inizio di un decennio che regalerà al pubblico un cinema di evasione impareggiabile, tra commedie epocali, action da premio Nobel e sci-fi e fantasy destinati a forgiare l’immaginario per i 30 anni a seguire e forse oltre. Tutto è bollicine e colore, ma il regista Ted Kotcheff e l’allora giovane neo-star Sylvester Stallone piazzano in pole position un film che è allo stesso tempo intrattenimento e impegno, in misura uguale.

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Ma prima che ci troviamo con un nuovo Rambo, colgo l’occasione per elencare quelli che considero i nove punti di forza del primo grande film.

1) Il primo Rambo, a differenza dei successivi che sono per lo più film d’azione con un eroe invincibile e senza macchia, offrendo una gamma di emozioni muscolari e prove di forza sempre più ardite, è un film di denuncia serissimo e un film di intrattenimento serissimo, o meglio un film in cui la denuncia anti-militarista viene spiegata da una storia avvincente ed emozionante.

2) A differenza che in tutti i sequel, in Rambo l’eroe non gioca in attacco: non è lui che va a liberare qualcuno e sulla strada trucida legioni di soldati nemici, ma sono i suoi nemici che gli danno la caccia per una ragione futile o per obbedire a un ordine stupido.

3) In nessun altro dei suoi film la sua psicologia ammaccata trova tanto spazio come qui, in pratica la fuga comincia perché, inavvertitamente, i poliziotti che lo arrestano fanno scattare il click sbagliato nella sua testa, e da lì apriti cielo.

4) Quello del primo film è un protagonista il cui comportamento richiede una visione complessa: non sempre lo spettatore se la sente di spalleggiarlo e, a differenza di quello che succede di solito, col procedere della storia il pubblico si rende conto che i poliziotti della cittadina si indeboliscono sempre di più e capiscono di aver attaccato briga con la persona sbagliata, al punto che alcuni di loro fanno pena invece che suscitare rabbia. Dopo tutto, a parte lo sceriffo e il suo vice, gli altri avevano tutti di meglio da fare. Nei sequel i cattivi sono cattivi e basta.

5) Il realismo del film rende tutto più eccitante. Nei sequel Rambo annienta decine di agguerriti nemici affrontandoli in casa loro, nel primo capitolo i suoi inseguitori sono sì e no campioni del circolo di bocce e lui si può prendere il lusso di aggredirli uno alla volta nel bosco, un terreno in cui loro valgono anche meno di zero.

6) La cosa spettacolare è come i demoni risvegliati da quelle imbolsite ma arroganti forze dell’ordine trabocchino dalla sua mente e spingano Rambo a trasformare una cittadina grigia e pallosa in una zona di guerra coi fiocchi, come se volesse accordare anche lo scenario alle sue intenzioni eversive, fino a quel momento orfane di qualunque contesto attenuante. Seminando distruzione nel centro abitato, inoltre, Rambo in qualche modo smaschera la crudeltà imbiancata delle autorità e dei civili del luogo.

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7) Il coraggio di dare una chiusura in equilibrio col resto del film senza eccessivi melodrammi: avevano girato anche un finale in cui Rambo moriva, ma alla fine hanno tenuto quello che tutti conosciamo, in cui le autorità lo catturano dopo che lui si è arreso. Una bella scelta misurata, che fa risaltare ancora di più l’assurdità della situazione e quindi la denuncia intrinseca.

8) Avete presente Blade Runner, Westworld e tutto il resto della fantascienza che riflette sul concetto di umanità nelle macchine? Beh, credo che i film sui reduci indaghino lo stesso tema a rovescio, con gli uomini che diventano macchine (da guerra) ma, in più rispetto alla fantascienza, qui c’è anche il tentativo di rientrare nella propria natura. Rambo si comporta per quasi tutto il tempo come un robot privo di emozioni, tranne che alla fine, dove infatti scoppia in un pianto estenuante e liberatorio; ma fino ad allora è una sorta di Hal 9000 in 2001, che comincia a uccidere l’equipaggio che lo vuole disattivare.

9) Last but not least, e qui veniamo a tutte le perplessità sul reboot, Sylvester Stallone stesso. L’interprete perfetto non è necessariamente l’attore tecnicamente più bravo, ma Sly aveva la faccia giusta e lo sguardo giusto, oltre a crederci un casino in un modo che traspare da ogni inquadratura. Si possono dire molte cose sulla sua carriera, ma non che non ci abbia sempre messo tutto se stesso. Guardando i suoi film hai sempre l’impressione che Stallone il cinema lo ami proprio, e che abbia con esso un’empatia profonda e quasi dolorosa, anche quando in superficie porta spesso un messaggio positivo.

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  1. Reply scarabello 7 novembre 2016 at 11:12

    Scusa, perché non dieci?
    Bastava aggiungere Richard Crenna quando dice “un uomo addestrato a mangiare cose che farebbero vomitare una capra!”
    Bona.

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