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Rogue One: A Star Wars Story – Recensione

È arrivato il grande giorno, siamo fuori dal tunnel. Con Rogue One, che non sfoggia i numeri romani di rito come gradi su una divisa, ma contiene l’uno già nel titolo quasi a reclamare la sua originalità di approccio, siamo ufficialmente fuori dal medioevo dell’entertainment degli ultimi 15 anni, quello tutto CGI gratuita, personaggi-pupazzi e scrittura pretestuosa. Ora bisogna vedere se la cosa dura. Ma intanto godiamoci il momento.

Se vi piacciono le storie di redenzione, questa fa per voi: Star Wars, con la nuova trilogia di Lucas, aveva abbracciato la logica del green screen e della estrema pulizia di ambienti, astronavi e droidi, ed è Star Wars che ora ci riporta a un’epica più sporca e sudata, dove i colori esistono ma non sono sparsi a piene mani, e dove gli Star Destroyer sono immortalati in tutta la loro maestosa enormità, con volumi pesanti e materici.

È tutto chiaro fin dalla primissima scena: una ripresa aerea di bellezza indescrivibile ci introduce a un prologo carico di tensione che pare uscito da un western di Sergio Leone. Rogue One è un film di punti di riferimento che cambiano, è il decreto che rimette in ordine la gerarchia tra narrativa e tecnologia, qui presente in dosi massicce ma soggiogata senza via di scampo alle esigenze dello spettacolo e del pieno coinvolgimento dello spettatore.

Tutto è ancorato a una fisicità che influenza ogni inquadratura, Rogue One è il primo Star Wars molto più di fantascienza che fantasy, e che guarda allo spazio più con la dinamica e la sensorialità di Gravity e Interstellar che come i vecchi episodi della saga, con quelle vertigini e quel silenzio che rendono tutto una vera esperienza diretta. Gareth Edwards, che già aveva dimostrato una sensibilità da alto budget interessante con una materia rischiosissima come Godzilla, dirige un film in cui ogni punto di luce è strappato con fatica alle tenebre, con un tocco personale che investe ogni cosa, a partire dalle ambientazioni: dalla Città Sacra che pare uno scenario di guerra in medio oriente alla sterminata e tentacolare distesa urbana dove conosciamo Cassian, uno sprawl tetro e verticale degno di Blade Runner.

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Quando hai un blockbuster vecchia scuola come questo non occorre neppure che sia un film perfetto o un capolavoro di sceneggiatura, ti appaga per il semplice fatto di essere autentico, concreto: una sensazione rara e preziosa. A quel punto non ti importa se ti stanno riproponendo alcuni elementi vecchi di quarant’anni, l’umore è diverso, e soprattutto c’è un’interessante tensione al sacrificio e all’abnegazione che domina tutta la storia e rischia di essere il contenuto con più carica trascendente di tutto Star Wars.

Rogue One però non si limita ad aggiungere mitologia in termini di nuovi personaggi, tutti convincenti a partire dalla Jyn Erso di Felicity Jones, ma ci ripropone ciò che ci è già famigliare questa volta al meglio delle possibilità, soprattutto una lunghissima battaglia finale da applausi scroscianti, per la prima volta nella lunga storia dei finali baracconi ed eterni, con effetti, tempistiche e angoli di ripresa delle navicelle da impazzire di gioia e fomento. Un implacabile crescendo dove ci si prende sempre il tempo di chiarire la posta in gioco prima di far esplodere l’azione, così che tutto abbia il senso necessario.

L’unico film “minore” e “sacrificabile” – è uno spin-off – della serie è praticamente il maggiore di tutti, e non lo dico per semplice amore del paradosso. Rogue One, soprattutto inoltrandosi nel terzo atto, sviluppa una forza d’urto, un peso specifico, un impatto tangibile, una qualità registica che nel canone non ha precedenti. Un film che contiene sottotraccia tutte le lezioni che i blockbuster attuali devono ristudiarsi di sana pianta, e che supera anche Il Risveglio della Forza, che già iniziava questo recupero artistico, per efficacia, atmosfera e personalità.

Un’avventura totale e spettacolare giocata tutta su colori scuri, toni rugginosi, polverosi, ma sempre in immagini piene di vitalità. Chi l’avrebbe mai detto? Stiamo vivendo l’epoca in cui si sfornano i migliori film di Star Wars, e per varie ragioni sono sempre più convinto che il prossimo, episodio VIII, sarà l’apice senza appello. Intanto celebriamo a dovere Rogue One, e tutto quello che significa per tutti noi che amiamo il Cinema.

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