Twin Peaks 3 David Lynch revival Mark Frost Laura Palmer

Twin Peaks 3: indizi per essere ottimisti

Dispiace che non sia ancora uscito un classico teaser trailer (cioè uno che mostri qualche cosa di breve ma indicativo) sulla terza stagione di Twin Peaks, ma non posso dire di non capirlo: diversi registi di razza operano in controtendenza alla moda di mostrare tutto e subito che impera in questi anni, per massimizzare l’impatto al momento del rilascio, forse questo è lo stesso caso. Del resto, il mistero era un elemento fondamentale del leggendario serial di Mark Frost e David Lynch.

Finora sono apparsi solo brevi filmati concentrati su dettagli, infinitesimali accenni a personaggi e ambientazioni, o poche note della colonna sonora del grande Angelo Badalamenti. Gran bella certezza quest’ultima, che in Twin Peaks la soundtrack era a dir poco fondamentale, e riusciva a fare quasi tutto con appena due temi ricorrenti. Rimanere attaccati alle radici prima di compiere qualunque espansione è necessario, perché in questi 26 anni di sospensione il mondo dell’entertainment è cambiato davvero troppo, e ci sono cose che il nuovo Twin Peaks non dovrebbe assolutamente fare.

Una su tutte, cercare di competere coi serial polizieschi procedurali che stanno al potere da parecchi anni. Twin Peaks deve creare il vuoto attorno a sé, per poi riempirlo con la sua aura di giallo metafisico, surreale e fiabesco, senza però perdere aderenza ai canoni del racconto popolare. Certo, con Lynch alle redini il pericolo di confondersi nel mucchio è a dir poco remoto, ma ricordarlo serve a centrare il punto: la nuova stagione di Twin Peaks è una scommessa così grande che la priorità dev’essere una personalità schiacciante. Una terza stagione che diluisce ed adultera la gloria passata sarebbe un fallimento totale.

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In questo senso segnali confortanti arrivano dalla costume designer, Nancy Steiner, che afferma che il look dei personaggi è anche influenzato da un gusto retrò (ma la storia è ambientata oggi), e dal mini teaser incentrato su Gordon Cole, il supervisore dell’FBI interpretato dallo stesso Lynch, che farà il suo ritorno nella terza stagione. Nel breve filmato non è solo l’aspetto del personaggio a confermare quanto detto dalla Steiner, ma anche quel poco dell’ambiente circostante: uno schedario dall’aria antica e polverosa. Siamo lontani dalla passione per superfici pulite e set tecnologici e asettici di tanta tv contemporanea. Dal particolare all’universale, sono dettagli come questi che alludono a scelte poco conformiste.

La prima cosa che avverti quando rimetti su il Twin Peaks originale è di essere improvvisamente immerso in un’altra epoca, in un’altra atmosfera, ma non solo da un punto di vista cronologico. E questa sensazione rimane incollata ad ogni episodio, giocando un ruolo tanto importante quanto quello di attori e storia. È con questo mood che si è conquistato il culto di cui gode tuttora, il che significa che non c’è nessun buon motivo per abbandonarlo. L’altro pericolo è che, anche per stare al passo coi tempi, i nuovi episodi perdano la commistione di dramma e commedia delle origini per piombare nel baratro di sola tragedia alla Fuoco Cammina Con Me, che del complesso e sfaccettato spirito di Twin Peaks aveva poco o niente.

Ma i presagi per questo revival sono ottimi finora, anche se sappiamo molto poco. In attesa che la macchina promozionale si metta veramente in moto vi lascio col buffo video di Gordon Cole/David Lynch alle prese con una…ciambella. Decisamente un altro indizio che il fondamentale umorismo sarà presente anche stavolta.

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