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Come rendere migliore l’eventuale True Detective 3

Dopo la molto discussa stagione 2 non era molto probabile che True Detective continuasse. Ma il progetto di una terza serie non era stato del tutto archiviato, e oggi sembra che questo atteggiamento possibilista sia ancora presente ai piani alti dell’HBO. Personalmente, da estimatore del lavoro fatto finora da Nic Pizzolatto e dai vari registi che si sono avvicendati per raccontarci le nerissime storie di questi “veri detective”, la cosa non può che rallegrarmi. Ma un paio di linee guida da sistemare ci sono, in realtà.

Primo: è vero che non esiste noir senza una certa densità di decadenza, ma anche qui bisogna stare attenti a non esagerare. La stagione 1 centrava il perfetto equilibrio in pieno: nessuno la considera una passeggiatina nel parco, ma in fondo in fondo si percepisce ancora il gusto di trovarsi al di qua della linea tra buoni e cattivi, del fare la cosa giusta, del non cedere al nichilismo cosmico senza ritorno. Nella stagione 2 questo delicato bilanciamento comincia davvero a perdersi.

Niente da dire su qualità della regia e delle interpretazioni, ma l’atmosfera generale e la storia tutta fatta da gironi interi di corruzione urbana e istituzionale sprofondano i protagonisti in una condizione al limite del tollerabile, ognuno di loro sembra del tutto sganciato da se stesso e dagli altri, una spirale di degrado a precipizio. Ci vuole una manina più leggera. Ci vogliono personaggi un po’ più classici.

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Per fare un esempio: nel locale dove Vince Vaughn e Colin Farrell fanno i loro briefing c’è una cantante che intona canzoni a dir poco didascaliche nel loro essere deprimenti, una sorta di spiegoni in musica su quanto quel mondo sia brutto, sporco e cattivo. In una storia in cui anche i muri sono depressi e paranoici. Insomma, nessuno vuole un True Detective alla Tutti Insieme Appassionatamente, ma bisogna pure rifuggire l’esibizionismo dark a tutti i costi. Credo che il minor gradimento della stagione 2 dimostri come in realtà la crudezza di un racconto non sia un parametro tanto importante agli occhi del pubblico.

Inoltre, forse sarebbe meglio avere una trama leggermente meno complessa, che tanto ogni eccesso di struttura si risolve in dialoghi pieni di nomi e cronologie che, restando spesso solo raccontate a parole, non aggiungono granché ma anzi rischiano di creare confusione. Questo non significa che True Detective 2 non sia un prodotto molto valido, ne avevamo già parlato e non ho cambiato idea. Ma rispetto alla stagione 1 è meno longeva, regge meno le visioni successive. Comunque inutile fasciarsi ora la testa, la stagione 3 di True Detective è ancora solo un’idea in alto mare, potrebbe accadere ma anche no. Certo molto dipenderà anche dal cast che selezioneranno, e dai personaggi che scriveranno.

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