The Founder, michael keaton, recensione, mcdonald's

The Founder – Recensione

Non è Facebook, non è Apple, ma allora che cos’è? Quelle di Zuckerberg e Jobs sono manifestazioni della modernità e del futuro, fasi che la tecnologia odierna rende di fatto quasi indistinguibili. Mentre il più famoso marchio di fast food al mondo beh, quello no, quello non è un segno dei tempi, ma qualcosa di più. L’intuizione di The Founder è la stessa del marchio di cui narra l’inesauribile escalation.

Non semplicemente la storia di un imprenditore ma quella di un venditore, un rappresentante che guarda la cartina degli States come se pianificasse il prossimo tour elettorale, lo Zio Sam della ristorazione, il presidente degli hamburger americani. Un’impresa che nasce minuscola e alla fine identifica una nazione intera.

The Founder contempla le radici della corporazione, le origini per mano di due fratelli lavoratori, Dick e Mac McDonald, che pensano alla qualità del loro cibo per lo meno quanto pensano agli introiti. Loro hanno una visione (e poi una realtà) bellissima, ma è piccola, confinata a San Bernardino. Ed è lì che arriva Ray Kroc/Michael Keaton.

Lui incappa per caso nel piccolo ristorante dei due fratelli e porta loro aria di mondo, di espansione senza limiti. Ma nemmeno lui lo farebbe senza un concept forte alle spalle, e il concept lo si vede nella scena in cui Kroc addenta il suo primo pasto da McDonald’s: lì accanto una famigliola e i loro volti comunicano un benessere di quelli che si vedono solo negli spot televisivi. McDonald’s è la famiglia, è la base dell’America e dei suoi valori, o almeno di quelli che agli americani piace sentirsi associare. Così bisogna venderlo.

The Founder, michael keaton, recensione, mcdonald's the founder The Founder - Recensione founder a

Così The Founder è un film molto classico su un’impresa molto americana, ma anche una disamina di una guerra intestina tra lo spirito artigianale e quello industriale, con inevitabile trionfo del secondo. Un film molto giocato sugli attori e sul montaggio, quasi un passaggio obbligato quando si raccontano anni di storia in appena due ore. Ma tutto rimane sotto controllo, non c’è voglia di strafare né di mettersi in gara con opere dal taglio più moderno e aggressivo.

Anche buona parte della dinamica tra Kroc e i fratelli McDonald si consuma con toni pacati, con siparietti che mettono una sorta di cellofan su conflitti che andrebbero maneggiati con cura, e resta tutto sommato garbato anche in quello che è certamente un climax amaro. Non si cerca di spettacolarizzare e drammatizzare a oltranza, perché una storia così solida non ne ha bisogno. Non ci sono intuizioni particolari, né innovazioni, ma solo una messa a fuoco senza scampo dei caratteri in gioco e di ciò che li contrappone.

Coi suoi toni famigliari e il senso del ritmo che non diventa mai ossessione, The Founder è un film cinico ma senza compiacersene, che racconta di due Americhe e di come una abbia finito per mangiarsi l’altra. Il Kroc di Michael Keaton si vanta della sua mancanza di scrupoli, ma viene da chiedersi se abbia mai avuto scelta. I fratelli McDonald invece erano già vincenti, ma davanti a un colosso globalizzato il loro trionfo personale sembra quasi una sconfitta.

The Founder è un piccolo film, ma che non si fa mancare niente e non rinuncia a una sua mitologia, simboleggiata dagli archi dorati che ora tutto il mondo ricollega istantaneamente a McDonald’s. Ma in comune con tutti gli altri biopic ha il fatto di puntare il compasso su aspetti molto riconoscibili dell’essere umano, identificando sempre l’uomo dietro il brand. Difficile essere indifferenti davanti a una scelta di campo come questa. Occhio alla citazione dal Batman di Burton, ha a che fare col sale.

The Founder, michael keaton, recensione, mcdonald's the founder The Founder - Recensione founder b

Comments

comments

Leave a Reply