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James Cameron, il futuro tra Avatar e Terminator

Qualcuno forse se lo è scordato, ma James Cameron è stato il “re del mondo”, o almeno del Cinema. Anzi, lo è ancora. E lo dico a prescindere dal fatto che Avatar non mi abbia detto niente, a partire dalla sua estetica perfetta quanto innocua e tralasciando la banalità della storia. No, per me Cameron ha cambiato il mondo l’ultima volta con Titanic, ma lo aveva già fatto prima con Terminator 2 e prima ancora con quello che forse è il suo capolavoro di sempre, Terminator. In mezzo ci metteva lunghe pause e film comunque maiuscoli come Aliens e True Lies. Seriamente, la qualità media della sua filmografia non era esattamente cosa comune.

Ma cosa è successo a Terminator? Dopo il secondo episodio la saga ha colpito un iceberg e la prua è andata sempre più a sud. Terminator 3 era una riproposizione dello schema di base ibridato con l’autoparodia, Terminator Salvation tentava di riportare un minimo di originalità e aveva la visione giusta, ma senza soddisfarla a dovere, per poi arrivare al recentissimo Terminator Genisys, pasticcio inutilmente dopato di CGI e complicatezze assortite. Intanto 16 anni sono passati che sembra un soffio, e al mito di Terminator non è stato aggiunto uno spillo di qualità.

E ora i diritti stanno per tornare in mano a James Cameron, che ha già chiamato in campo Tim Miller, il regista di Deadpool, per rimettere in piedi il franchise. Tutto questo mentre lavora in contemporanea a 4 sequel di Avatar. Non sarà un po’ troppo anche per il re del mondo? Ma soprattutto, chi è realmente in grado di ridare un senso a Terminator? Forse non ci poniamo il problema perché, come per Alien, si sono fatti abbastanza sequel di qualità altalenante da non vedere più niente di sacro nelle rispettive mitologie. Ma Terminator è prima di tutto il film del 1984.

Esatto, il più bello e il meno costoso, non potete sbagliarvi, nonché perfettamente autonomo quanto al senso e alla compiutezza. Lo stesso Terminator 2, per quanto epocale, era già l’ultima spiaggia prima della mera ripetizione: per certi versi un remake ad alto budget, con un regista in grado di renderne conto con ogni fotogramma.

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Terminator e Avatar secondo me hanno già dato tutto ma, se dovessi scegliere, credo sia il primo quello su cui James Cameron dovrebbe concentrarsi. E dovrebbe farlo usando le linee guida del 1984, riducendo il budget e lavorando tanto su sceneggiatura e regia, eliminando il paradigma classico della battaglia per la vita di John Connor, un tema ormai spolpato fino al midollo, ed esplorando altri lati della mitologia. C’è tutto uno scenario nel futuro visto negli incubi e nei flashforward dei primi due capitoli che potrebbe essere indagato ulteriormente, e alcuni spunti interessanti la saga ha continuato a sfornarli ogni tanto.

I franchise moderni sono così: scenari condivisi, invece che storie coese dotate di inizio e fine. Se abbiamo tanti nuovi Star Wars, tanti nuovi Batman e X-Men, allora c’è spazio anche per Terminator, specie se supervisionato dalla mente creativa che lo ha cominciato. Nuovi sequel di Avatar cosa avrebbero da offrire? Per un’opera così visiva il film ha avuto un fallout immaginifico pressoché nullo. Né pare plausibile un nuovo fenomeno tecnologico, dato che nel frattempo il tormentone del 3D ha avuto modo di affondare di nuovo.

E anche se esistono sequel che annientano gli incassi dei predecessori sarà davvero possibile in questo caso particolare? Parliamo del boxoffice più ricco della storia del Cinema. D’altro canto, è anche vero che se James Cameron si limita a produrre e plasmare nuovi Terminator senza però dirigerli la prospettiva si fa meno avvincente. La sua regia, e col senno di poi lo si può dire anche più forte, è stata sempre determinante per la riuscita. Ma sarebbe possibile per l’uomo che ha creato il mastodonte tecnologico Avatar fare dietrofront e recuperare un cinema più pratico e grezzo?

Forse sì, prendendo esempio dalla scuola dei moderni Star Wars, di Nolan e altri registi che lavorano il più possibile in presa diretta. Potrebbe essere interessante, ma Cameron sembra molto coinvolto da Avatar e da quell’approccio in generale, per cui non vedo grandi possibilità in questo senso. Né Tim Miller mi pare il regista adatto, molto meglio uno come Gareth Edwards, che con Rogue One ha dimostrato un polso fermo e un gusto old school che farebbe tanto comodo non solo a Terminator, ma più o meno ad ogni altro grosso brand che a Hollywood va per la maggiore. Quella filosofia del Cinema sta tornando, attecchisce ai livelli più alti e nelle produzioni più importanti. Anche se i re del mondo i trend li lanciano ma non li seguono, speriamo che James Cameron per ogni singolo film usi un sistema solo: il migliore.

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