Braveheart, Mel Gibson, 300, william wallace, john toll

Otto ragioni per amare Braveheart

Non ho mai capito la passione per i film epici in costume, o meglio sì, perché evocano una serie di slanci dell’animo umano che da dietro una scrivania o dal centro del traffico nell’ora di punta non si vedono tanto spesso. Ma è un genere con dei problemi, con una bassa percentuale di successi artistici.

Tutte queste star moderne che camminano e gesticolano come se fossero appena state al fast food dietro l’angolo, ma lo fanno avvolte in qualche tunica o in armature medievali. Gran parte della cura si esaurisce nelle ricostruzioni e negli scenari, ma quanti si prendono la briga di studiare il movimento e il linguaggio del corpo? Tra le tante finzioni della settima arte è una di quelle più trascurate. Ma Braveheart aggira l’ostacolo, va al di là di queste contraddizioni.

Perché un blockbuster storico in costume va shakerato un po’, come fece Sergio Leone col western, per recuperare vitalità, reinventarsi, e non sembrare semplicemente un monumento antico. Se lo fai nel modo sbagliato viene fuori 300, se lo fai in quello giusto ne esce Braveheart. Il film di Mel Gibson ha questa freschezza, unita a un dispiego di talento e di audacia non comuni. Vediamo insieme le 8 ragioni di questo trionfo.

1) Il fatto che il film sia girato in larghissima parte in location naturali, soprattutto pianure verdeggianti e boschi, con poco spazio per scenografie troppo costruite e invadenti, fa sì che Braveheart abbia un look più credibile che mai. Un set, in questo genere, ti lascia sempre il dubbio che sia per l’appunto…un set.

2) La regia delle battaglie aggressiva e dinamica, servita da un montaggio eccezionale, nitidissimo e preciso.

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3) La brillante fusione tra rigore storico e una certa controllata tamarrità sopra le righe: quando gli eserciti si affrontano in campo, brandendo spadoni e asce ciclopiche e coi volti pitturati coi colori di battaglia, sembra quasi un sogno nerd che prende vita, una applicazione dell’iconografia tipica di tanti wargame da tavolo come Warhammer. Eppure, per quanto romanzata, si racconta una storia vera e con una crudezza esemplare nel suo essere sempre esplicita ma regolata, su cui non si indulge mai un secondo più del necessario.

4) La fotografia del film è una delle più belle viste nel genere degli ultimi vent’anni. Abbastanza spontaneo da essere verosimile, ma senza rinunciare al gran spolvero di un colossal hollywoodiano di quelli fatti per restare nella storia, Braveheart trova la perfetta coincidenza tra realismo e spettacolo. Al giorno d’oggi un film simile sarebbe pieno di scene sottoesposte e indecifrabili. Quindi le tonalità azzurre e livide, che fanno tanto Scozia piena di castelli e cornamuse, sono un codice visivo del tutto azzeccato. Del resto, il direttore della fotografia è John Toll, che di lì a poco avrebbe lavorato su La Sottile Linea Rossa.

5) L’assenza di CGI. Le scene di battaglia hanno quella ruvidezza e fisicità che con gli effetti visivi non ci sarebbe. Risultato, su questo fronte Braveheart è ancora imbattuto o giù di lì, più di vent’anni dopo la sua uscita, e dimostra ancora una volta che a fare la differenza è il fattore umano, la regia, le coreografie, la visione.

6) Qualsiasi opinione possiamo avere di lui, Mel Gibson è uno dei grandi attori/registi carismatici delle ultime decadi, un po’ come Stallone. Anche tenendo conto dei loro passi falsi non gli si può negare di essere stati gli artisti giusti nei ruoli giusti un esagerato numero di volte. E nonostante la centralità della propria figura, Gibson ha costruito tutto Braveheart a regola d’arte, strato su strato, rendendo decisivo ogni elemento.

7) Per essere un colossal celebrativo e narcisista quale è, Braveheart ruota tutto attorno a un eroe non poi tanto eroe, almeno per i canoni odierni del Cinema. Dopo il brutale omicidio della sua sposa William Wallace sembra più un folle in cerca di vendetta che altro, ma la sua salvezza è nel trovare congruenza tra questo movente e il fiero e solenne spirito della causa indipendentista della Scozia. Ma il suo lato oscuro rimane lì da qualche parte fino alla fine, a ben guardare.

8) LIBERTÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀÀàààààààààààààààààààààààààà

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