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Knight Of Cups Christian Bale Terrence Malick

Knight Of Cups, il trailer che vale più di tanti film interi

Non fatevi ingannare, con questo breve articolo voglio portare la vostra attenzione sul trailer che trovate in fondo, che tra l’altro è tutto tranne che nuovo. Quello che scrivo qui è un riempitivo, ma con uno scopo preciso e nobile: ritardare il piacere della visione, per godersela anche di più. Knight Of Cups, di Terrence Malick, quando ormai nessuno ci credeva più, ha una data di uscita anche italiana, dopo che negli altri paesi se lo sono visto già da un pezzo. Qualcuno ne ha parlato come di un film bello ma vuoto, ma chissene, ci faremo una nostra idea quando lo vedremo. Il punto è un altro. E cioè che questo trailer da solo è più bello e soddisfacente di una marea di film interi.

Certo, quello per cui la gente fa la fila è cinema col vantaggio della schematicità, ma quella offerta da Knight Of Cups, almeno a occhio, è la miglior alternativa possibile. Inutile mettersi lì a descriverlo a parole, basta guardarlo e subito si vede il punto di contatto tra la libertà espressiva e il talento sopraffino. Potremmo essere grati a Malick già da ora: senza Knight of Cups non avremmo avuto questo trailer, che è più spettacolare dei baracconi e più intenso di tanti drammoni “due stanze e una cucina”.

Merito anche del tocco inconfondibile di Emmanuel Lubezki, il direttore della fotografia che con le inquadrature, le luci e i movimenti di macchina racconta storie e/o stati d’animo molto meglio di tanti sceneggiatori. Il suo modo di girare, ma forse anche di osservare le cose, polverizza qualunque tentativo di stipare la fotografia di un film tra le mere categorie tecniche. Incredibile poi l’evoluzione del suo stile, impossibile pronosticarne i limiti. Il tre volte premio Oscar (una delle scelte incontestabili dell’Academy) ha già reso unici Revenant e Gravity, per citare alcune delle sue cose migliori in assoluto. Quei film senza di lui cosa sarebbero?

Quello che vediamo nel trailer è un sogno visto da un treno in corsa: poche parole, immagini maestose e intime, geometriche o prossime alla deformazione, massimi sistemi che risuonano tra cielo e mare e tutte quelle altre cosette che puoi raccontare in modo credibile solo se non ti accontenti. In più, bravura e credibilità totali imballate con cura nelle sembianze di Christian Bale, Cate Blanchett e Natalie Portman. Basta con le chiacchiere, azione. Knight Of Cups esce il 9 novembre.

Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines

“Buongiorno campeggiatori, camperisti e campanari! In piedi! Oggi è il 2 febbraio, è il giorno della marmotta!”

Pawx-Phil1  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines Pawx Phil1

In realtà è il 31 ottobre, Giorno di Halloween, ma avevo una gran voglia di citare il capolavoro di Harold Ramis sulla marmotta Pawxatonie Phil e le sue bizzarre predizioni meteorologiche. Torniamo a noi. Per godervi questo weekend di Halloween, i capitani di Saito Airlines vi consigliano tre film che non deluderanno la vostra voglia di brividi, specie se in compagnia.

[dropcap style=”normal or inverse or boxed”]U[/dropcap]nfriended

unfriended  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines unfriended1

È stato il caso horror cinematografico dell’anno. Unfriended è un film furbo ma non truffaldino che ambienta una storia di vendetta soprannaturale tra le schermate di Skype per raccontare il vuoto della generazione degli ultimi Millennials. Quelli cresciuti sui social tra manie di esibizionismo, sesso bulimico e desensibilizzazione alla violenza. La storia è semplice: un gruppetto di amici del liceo, superficiali e anche un po’ stronzi, si dà appuntamento su Skype a un anno esatto di distanza dal suicidio di una compagna di scuola (che si era tolta la vita dopo essere stata svergognata sulla rete da un video di YouTube che ne ritraeva le gesta in un momento di ubriachezza). Per gli amici si tratta di una normale serata di cazzeggio in videoconferenza, ma l’emergere di alcuni segreti relativi al tragico gesto della compagna e la presenza online di un’entità ostile che si prepara a una sanguinosa rappresaglia trasformano la videochat in un inferno mortale. Unfriended ha un certo ritmo e riesce a tenere viva l’attenzione grazie al dinamismo con cui la regia si destreggia tra Skype, l’interfaccia di messaggistica del MacBook e YouTube per “aprire una finestra” (è proprio il caso di dirlo) sulla voragine morale senza fondo che è la vita di questi giovani bambocci privilegiati. Da Nightmare in poi, la strategia di solleticare il sadismo dello spettatore convincendolo a tifare per il cattivo di turno contro gli antipatici bellimbusti che vestono i panni dei protagonisti ha sempre funzionato.

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Babadook  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines Babadook

Film australiano che ha fatto gridare al capolavoro, Babadook è un horror “domestico” la cui protagonista è una madre stressata e depressa, alle prese con la difficoltà di gestire il figlio autistico e un inquietante mostro uscito da un macabro libro delle favole. La pellicola offre una splendida, dolorosa metafora della crisi d’identità e di certezze che ha travolto da anni la classe media occidentale. La regista Jennifer Kent ha classe da vendere, cita il cinema muto e il teatro delle ombre, rievoca l’immaginario fantastico dei prestigiatori di fine ‘800 e genera nello spettatore una sana dose di angoscia e tensione. Il tutto senza depotenziare una storia molto intelligente il cui final twist ci consegna anche una “morale” ironica e molto sottile sui paradossi della società contemporanea.

[dropcap style=”normal or inverse or boxed”]T[/dropcap]he Taking of Deborah Logan

The-Taking-of-Deborah-Logan  Primizie di stagione: la minilista di Halloween di Saito Airlines The Taking of Deborah Logan

Sono pochissimi i film capaci di restituire l’orrore del decadimento fisico e mentale associato alla vecchiaia con la forza spietata di questo horror geriatrico-soprannaturale. Il regista esordiente Adam Robitel confeziona un falso documentario (in gergo mockumentary) su una studentessa di medicina che per la sua tesi di laurea decide di filmare il graduale evolversi del morbo di Alzhaimer in un’anziana paziente, Deborah Logan, alla quale la malattia è stata appena diagnosticata. Quello che dovrebbe essere un video di stampo educational sull’impatto che la patologia degenerativa ha sull’individuo colpito e sui familiari che devono accudirlo si trasforma però in una discesa nell’abisso orrorifico della follia e della malvagità. È presto chiaro che quello di Deborah Logan non è un “semplice” morbo di Alzheimer, ma una specie di possessione demoniaca la cui origine sembra essere collegata a un orribile crimine compiuto decenni prima nella piccola cittadina di provincia in cui si svolge la storia. The Taking of Deborah Logan colpisce nel segno con spietata precisione, aderendo al registro documentarismo con coerenza impeccabile e usandolo per “vestire” una storia atroce e allucinante in grado di raggelare il sangue a ogni plot twist, trascinandoci in un vortice di malsana paranoia assieme alla bravissima protagonista.

L’Ikea diventa horror con le istruzioni per assemblare Jason e Freddy Krueger

Il bello della cultura pop è che si tratta di un grande calderone magico in cui la creatività umana può applicarsi a oggetti e situazioni del nostro vissuto quotidiano, trasformandoli e distorcendoli in modo da mostrarceli in una luce nuova e suscitare in noi una reazione, un’emozione o una riflessione. Lo sa bene Ed Harrington, artista americano la cui specialità è proprio creare illustrazioni capaci di ironizzare sui miti dell’immaginario di cui ci nutriamo attraverso tv, cinema e fumetti. Ora, Harrington ha ben pensato di focalizzare il suo sguardo sarcastico e originale su una realtà con la quale tutti noi abbiamo in un modo o nell’altro una certa familiarità: l’IKEA.

Chi di noi non ha dovuto, presto o tardi, armarsi di pazienza e affrontare le apparentemente semplici – ma invero piuttosto ermetiche – istruzioni di montaggio di un mobile IKEA? Personalmente ho trascorso diverse ore della mia vita a esaminare quei manuali con la fronte corrugata dalla preoccupazione, ruotandoli e inclinandoli in ogni direzione nella speranza che il cambiamento di prospettiva mi permettesse di raccapezzarmi in quell’assurdo intreccio di linee, angoli e piani perpendicolari.

Probabilmente sarà capitato una volta o l’altra anche all’artista americano che ha perciò realizzato una serie di illustrazioni in cui alcuni celebri “villain” del cinema ci vengono presentati con le istruzioni di montaggio proprio come se si trattasse di un mobile IKEA: Jason Voorhees di Venerdì 13, Freddy Krueger, Beetlejuice, Chucky la bambola assassina, il Cenobita di Hellraiser, il Brundlemosca del noto film di David Cronenberg, Alien, il centipede umano, Edward mani di forbice, l’inquietante Samara di The Ring e il feroce Buffalo Bill del Silenzio degli innocenti vengono così reinventati in chiave minimal, come veri e propri oggetti di design.

Persino i loro nomi vengono adattati per acquisire quel suono nordico e, diciamocelo, un pò pretenzioso che accompagna molti mobili IKEA (da Krugr a Bufalöbil con tanto di dieresi!). Naturalmente, nel caso di questi villain, i diagrammi che di solito ci presentano le fasi di montaggio e assemblaggio del mobile vengono sostituiti da spassosi pittogrammi che rievocano caratteristiche particolari dei cattivoni in questione nonchè il loro ruolo narrativo nelle opere di appartenenza. E così una videocassetta, un pozzo e un televisore saranno gli strumenti necessari per “assemblare” Samära; per realizzare Hüman Centipëde bisognerà invece armarsi di tanto nastro adesivo, bisturi e una buona puntatrice; mentre un guantone munito di artigli, un uomo in fiamme e un maglione a righe con tanto di malconcio cappello fedora daranno vita a Krugr. Per ammirare queste e altre opere di Ed Harrington, potete visitare il suo sito ufficiale.

 

 

Session 9 è come il Lambrusco

La paura è un concetto relativo. Ecco perchè una conversazione sui film dell’orrore a volte assomiglia a una dissertazione sui vini pregiati. Nomi sparati a caso solo per fare i fighi, terminologia complicata usata in modo paramasturbatorio e pretese di ricavare da qualsiasi film – anche dal più rozzo slasher senza arte nè parte – una raffinata analisi etico-morale della società in cui viviamo. Session 9 è come il Lambrusco keep calm and drink lambruscoPer questo quando si ha un film come Session 9, è sempre un piacere. Session 9 è un pò come il Lambrusco: molto pop ma anche raffinato, capace di stare con la stessa disinvoltura sulla tavola di un’osteria e nella cantina di un ristorante stellato. Versatile e dinamico insomma. Giovane e spregiudicato.

Session 9 fa molta paura ma lo fa con classe e stile, guidato dalla mano del regista Brad Anderson che nell’ambiente horror è ormai considerato un geniaccio capace di non sputtanarsi negli anni ma anzi di continuare a plasmare la sua personalissima visione cinematografica in modo efficace e puntuale. Session 9 è come il Lambrusco Danvers e1411912067247Session 9 vi spalanca le graziose porte del Danvers State Hospital, un ospedale psichiatrico costruito nel 1874 in una zona isolata nelle campagne del Massachusetts. L’enorme edificio dallo stile vittoriano ha ospitato, prima della sua chiusura nel 1985, migliaia di pazienti affetti da terribili disturbi psichici. Perennemente afflitto da uno stato di cronica sovrappopolazione, si dice inoltre che il Danvers State Hospital sia stato il luogo di nascita della temibile pratica chirurgica denominata lobotomia prefrontale superiore.

Non poteva insomma esserci “teatro di posa” migliore dove ambientare un horror psicologico su una squadra di operai specializzati nella rimozione di amianto e altri materiali edili tossici che entrano nel Danvers State Hospital per ripulire la struttura nel tempo record di una settimana. Il contatto con l’atmosfera “malsana” dell’ospedale avrà però un effetto deleterio sul loro equilibrio psichico innescando una reazione a catena che li trascinerà in un vortice crescente di follia e violenza. Ecco, questa è la premessa di Session 9 che, dicevo, è un pò come il Lambrusco: gustoso ma non volgare, genuino ma anche raffinato, capace di mettere d’accordo sia chi adora i gusti forti e sapidi e chi invece predilige le suggestioni gustative più delicate. Godetevelo, e prima di uscire non dimenticate di ringraziare l’oste.