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The Predator Shane Black

The Predator: Shane Black ha capito tutto e bene

A volte nella vita crediamo che dopo un brutto periodo, una serie di avversità, l’universo debba cominciare a ricompensarci e le cose a girare meglio. E a volte succede. Lo stesso vale anche per il Cinema, e a volte non succede. Ma forse con il brand di Predator siamo ormai giunti a quel punto, quello in cui dopo diversi film che non rendono giustizia al personaggio e all’eredità del primo, magnifico exploit dell’87 (senza disdegnare neppure il secondo però), potremo rivedere il cacciatore interstellare meno mansueto di tutti i tempi di nuovo al centro di una grande avventura. Sono le tempistiche a farcelo sperare, ma anche le dichiarazioni di Shane Black, regista e co-sceneggiatore del prossimo The Predator. Black, tra le altre cose, dice (da Collider):

Io penso che [Predator] dovrebbe essere spaventoso, penso che dovrebbe essere divertente e penso che in definitiva dovrebbe suscitare meraviglia e focalizzarsi sulla percezione di cose che gli esseri umani raramente hanno occasione di vedere… Non parlo del pubblico, parlo dei personaggi del film, non sto dicendo che il film sarà diverso da qualunque cosa abbiate mai visto [ride].

Ripensate al primo capitolo, quello diretto da John McTiernan e con Arnold Schwarzenegger alla guida del cast. I personaggi non arrivano mai a identificare il loro avversario come un alieno, non si soffermano mai su quale possa essere la sua natura o provenienza, completamente distratti dal fatto stesso che un simile abominio esista, certo, ma anche dal vedere la loro abilità e le loro armi per la prima volta inutili, dal vedere le loro certezze crollare.

The Predator Shane Black predator The Predator: Shane Black ha capito tutto e bene Black

Billy, interpretato da Sonny Landham, esprime un tale fatalismo da far pensare che quello che li bracca sia più che altro un demone, visione rafforzata dai racconti della loro prigioniera, Anna. Se non ci fosse la prima scena con la navicella che sgancia la capsula sulla Terra non potremmo mai essere sicuri di chi cavolo sia realmente quel “ugly motherfucker”.

Ma, chiunque sia, è elettrizzante il ruolo che gioca nella partita: la squadra militare capisce di essere stata ingannata da Dillon, l’agente della CIA, ma la questione morale, il tradimento che li divide annichilisce di fronte all’arrivo del Predator, che riporta un piccolo gruppo di esseri umani allo stato brado e ricorda loro che hanno fatto i conti senza l’oste. Un inganno beffardo della natura, che cambia la prospettiva e punta la storia in una nuova direzione. Questo fa la fantascienza più nobile, ci riporta alle questioni di base. E su questo si concentra il capostipite del franchise.

Lo stupore, la sensazione di essere incappati in un terribile mistero, di trovarsi nel posto sbagliato nel momento più sbagliato di sempre. Questo è l’umore del film. La regia, la scrittura e la recitazione, così come anche il magnifico score di Alan Silvestri, lavorano su questi aspetti con un’efficacia pazzesca, quanti primi e primissimi piani in questo film d’azione e violenza, così muscolare e fantascientifico ma allo stesso tempo così umano! Non era affatto recitazione da stuntman, puramente fisica, ma da veri personaggi, sovrastati dal dubbio e dall’incredulità. Se c’è una battuta che sintetizza tutto il film è una domanda, quella che, fino all’ultimo secondo, Dutch/Schwarzenegger pone al Predator stesso: “Cosa diavolo sei?”

Forse è di questo che parla quindi Shane Black: riportare al centro il sense of wonder, sia pure terrificante, l’idea di essersi cacciati nell’unico problema di cui nessuno può suggerire una soluzione, e vedere come i protagonisti reagiscono a questo. I buoni presentimenti sul progetto continuano, The Predator dovrebbe andare in produzione a febbraio, e uscirà negli USA un anno dopo.

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Terminator Terminator 2

Otto ragioni per cui Terminator è meglio di Terminator 2

Magari siete tutti lì in attesa spasmodica dei prossimi Avatar, ma per quello che mi riguarda io considero ancora il primo Terminator, 1984, come il capolavoro di James Cameron, cioè il capolavoro di un regista che ha quasi sempre oscillato tra film buoni e filmoni, compreso Titanic, l’ultimo grande tassello della sua carriera al momento, un tale successo che, in una realtà parallela, sarebbe un franchise con venti sequel se solo non fosse ontologicamente impossibile. Puoi anche fare tre Avatar in pochi anni ma di Titanic nella vita ne giri uno solo.

Ma io considero il suo capolavoro Terminator, dicevo, e il fatto che abbia deciso di usare come termine di paragone Terminator 2 vi fa capire quanto reputi anche quello una grande opera, che però sposta leggermente il focus del primo film in direzione più spettacolare ma meno concentrata, quasi anticipando le guerre tra superuomini di tanti blockbuster odierni, ponendo molta attenzione sulla forma e la resa degli effetti, laddove nel primo episodio certe macroscopiche carenze tecniche erano comunque inghiottite da una narrazione vibrante, schiacciante, inesorabile.

A ogni modo, ecco le otto ragioni per cui ritengo Terminator superiore a Terminator 2.

1) La chiave del film originale è “tenere la distanza”: lo spettatore è sempre sulla corda perché sa che se il Terminator arriva corpo a corpo con Reese e Sarah questi ultimi non hanno alcuna possibilità di rivedere l’alba. Non a caso l’unica volta che succede è quando il T-800 è ormai un rudere che si trascina, e anche così… Nel secondo si passa al più banale “vediamo chi picchia più forte”, mentre nel primo c’era ancora una concezione vulnerabile dell’eroe, uno che non è all’altezza della situazione ma ce la mette tutta comunque, contro tutti i pronostici.

Terminator Terminator 2  Otto ragioni per cui Terminator è meglio di Terminator 2 t1000

2) Nel primo film Arnold Schwarzenegger sparisce totalmente nel personaggio, con un lavoro di immedesimazione mai abbastanza sottolineato, come se Cameron nascondesse un armadio piazzandolo al centro della stanza. Fate la prova, ditemi se vi sembra lo stesso attore di Predator o Commando, tanto per stare in quegli anni lì. Nel secondo la sua performance comincia a trasudare umanità e simpatia, perde fiction per strada, più Arnold e meno Terminator, e anche il suo vestiario e il modo stesso in cui gli si sfigura il volto sembrano molto più studiati e “piacevoli” alla vista. Del resto è quello che la storia richiedeva.

3) Il tema musicale è lo stesso ed è diventato un marchio di fabbrica del franchise fino a oggi, ma la versione tutta sintetica del primo film è la più secca e tesa, nel secondo già è più spalmato e melodrammatico, sempre figo ma con un arrangiamento un po’ più, per così dire, alla Vento di Passioni. Mettetevi lì e riascoltate entrambe le versioni a occhi chiusi. Quale delle due vi racconta meglio di un cyborg assassino che proviene da un futuro da incubo?

4) Con tutta la simpatia per Robert Patrick, il T-1000 non fa paura come il T-800.

5) Concettualmente, il T-1000 ha una sorta di problema all’interno del film: non si riesce mai a metterlo in relazione con le visioni del futuro (nelle quali infatti non si vede mai niente di simile) da cui proviene, tutto l’aspetto del metallo liquido lo rende un villain quasi più fantasy che sci-fi, lontano dal tema tecnologico così ben rappresentato invece dal più grezzo T-800. Un villain del genere rischia di essere troppo definitivo, troppo perfetto, ed è un po’ il problema della CGI rispetto agli effetti speciali reali.

Terminator Terminator 2  Otto ragioni per cui Terminator è meglio di Terminator 2 terminator movie still 1

6) Manco a dirlo, il primo film ha un vantaggio determinante su tutti gli altri, compreso il 2: porta in scena l’idea e, dato che la racconta con tempi e modalità eccellenti, rende tutti i sequel più o meno ripetitivi. Un po’ come Rocky. Paradossalmente Terminator Salvation, pur essendo un film molto inferiore, fa alla base una mossa più creativa di quanto non faccia T2.

7) Con un budget tipo paghetta settimanale il primo film riesce a essere tanto visionario e apocalittico quanto il successore, costato molto di più e forte di tutta l’esperienza di un regista, a quel punto della carriera, già molto navigato. Non ho niente contro i film ad alto budget, ma per un aspirante cineasta è più utile studiarsi Terminator che Terminator 2.

8) L’uso dello spazio, la scelta di campo. Los Angeles è una megalopoli sterminata, che spesso a Hollywood e dintorni diventa, in varie salse, lo scenario prediletto per storie tetre: da Heat a Blade Runner a… (500) giorni insieme, ma gli esempi sarebbero infiniti. In Terminator la Città degli Angeli è vissuta come un labirinto, visualizzata in modo caratterizzante, un’area sterminata resa claustrofobica come un ascensore guasto incastrato tra due piani. E allo stesso tempo girare quei meravigliosi inseguimenti tutti ad altezza d’uomo, una forza dinamica spaventosa. Tutta questa energia da contenimento nel secondo film si disperde, con la storia che a un certo punto lascia la città per il deserto.

Ma non per questo vorrei altri sequel o prequel, neppure se li girasse Cameron in persona. Una cosa che il franchise ha dimostrato è che esistono idee narrative talmente valide che il tempo riesce a migliorarne solo la resa tecnologica. Umani 1 – macchine 0, palla al centro.

The Predator Shane Black

Dalle stelle con furore: su The Predator e Shane Black

Riguardiamo per una volta Predator, anno 1987, con gli occhi del Predator (vabbeh, però senza la vista termica): un alieno potentissimo e con un equipaggiamento da far impallidire tutti i James Bond da Connery fino a Craig arriva sulla Terra da chissà quale lontano pianeta per una spensierata stagione di caccia grossa, già pronto a collezionare teschi e spine dorsali di poveri malcapitati, magari per ravvivare le mensole del salotto, e casca addosso proprio all’unico essere umano in grado di fargli un mazzo così: “Dutch” Schaefer/Schwarzenegger, of course. Quando la statistica diventa accademia. Comunque la pensiate, se fai considerazioni del genere vuol dire che la tua mente ha oziato davvero troppo dentro quella storia.

Il che vuol dire che forse è il caso che ammetti di avere già prenotato uno dei preziosissimi posti nella tua top ten di sempre. Non ho mai fatto lo spoglio delle altre posizioni, ma so che in quella sporca decina Predator, il primo film del franchise, c’è sicuramente. Qualcuno dirà che è solo un film d’azione, in realtà è sufficiente una visione a confutare questa critica: in Predator i primi piani sui volti dei personaggi, con tutte quelle espressioni di rabbia, terrore e dolore, sono fondamentali ingredienti dello show. Non è uno spensierato e ipercinetico pop-corn movie, ma un film avvincente e inesorabile su esseri umani che affrontano l’ignoto e la morte stessa. Irresistibile poi il nodo inestricabile tra action, horror e sci-fi, e la scioltezza con cui il plot svolta all’improvviso da film di guerra – o meglio di guerriglia – imboccando una strada nuova solo dopo una lunga introduzione, con un’escursione degna dello Psyco di Hitchcock.

Predator è anche uno di quei casi in cui nessun sequel o crossover ha lasciato un segno paragonabile al primo capitolo. Per intenderci, non è andata come per Alien. Ma la serie ha un asso nella manica: essendo incentrata su un villain mostruoso, il suo protagonista non sarà mai troppo vecchio per il ruolo, sotto il make up ci possono mettere infatti attori nuovi ogni volta. Come avviene ormai per molti cinecomic, è il costume la vera star del franchise.

Per dare senso a un sequel, però, occorre innanzi tutto avere le idee giuste, quindi trovare qualcuno che quelle idee le metta in pratica. The Predator, il prossimo film dell’alieno con sangue verde e mascherone, è finito in mano a Shane Black, che si è messo in luce ben prima di The Nice Guys. Black è l’uomo che ideò e scrisse Arma Letale, il che vuol dire che se oggi vedete un bel poliziesco o un bel buddy movie è molto probabile che lo dobbiate in buona parte a lui.

The Predator Shane Black  Dalle stelle con furore: su The Predator e Shane Black predator 1987 slice

Il buon Shane ha anche recitato nel primo Predator, però: era Hawkins, il nerd con la barzelletta sconcia sempre pronta nella super task force capitanata da Schwarzy. Come in Jurassic Park, hanno quindi scelto di riutilizzare una molecola del DNA originale per rilanciare il marchio, affidando il nuovo episodio a un regista che, quando lo senti parlare delle sue intenzioni riguardo a certi progetti, vorresti trasmetterlo a reti unificate: creare film evento, che si distinguano per la loro qualità, dare una scossa a un sistema ormai prevedibile. Aria di vecchia scuola, insomma, nel senso migliore del termine.

Non che io faccia affidamento sulle sole parole: anche ai tempi di Iron Man 3 sembrava che fosse in arrivo un cinecomic degno di nota, ma il prodotto finale mi è sempre parso nella media del genere, più forte nei singoli dettagli che nell’insieme. Ora, credo che Predator sia un franchise più selvatico e quindi più facile da gestire, con addosso meno pressione.

Una mitologia più elastica e duttile, a cui però gioverebbe la presenza di Arnold Schwarzenegger. Proprio così: a patto di non costruirgli attorno un semplice remix come Terminator Genisys, credo che il grande Arnold funzionerebbe alla grande in un ruolo di supporto, con poca o zero azione ma con tanto carisma, lo stesso che di recente ha mostrato in Sabotage, e la bravura vista in Contagious. La possibilità che l’icona austriaca partecipi esiste, dopotutto.

Non sto abbracciando la politica “solo brand collaudati”, sia chiaro. Ma bisogna guardare i fatti, e i fatti sono che un nuovo capitolo di Predator si farà. Aspettiamo trepidanti l’annuncio del cast, ma nel frattempo sappiamo che Shane Black lo dirige e co-scrive, e che vuol fare le cose per bene. Se esiste un modo di risollevare questa serie, o anche solo di fare un ultimo film che possa dirsi significativo, le premesse in cui speravate sono probabilmente queste.

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Terminator Genisys

Terminator Genisys – Recensione

Può un ottimo film contenere, come portatore sano, i geni del male che inquinerà tutti i sequel? Può. E non sto parlando di Terminator Genisys, ma di Terminator 2. Il secondo film di James Cameron, sacro e perfetto agli occhi di molti, era già a suo modo un po’ furbo, ampiamente distratto dall’enorme budget a disposizione e dalla tecnologia del morphing. Ma la sceneggiatura era seria, la regia solenne, l’epica sparata a palla da tutti gli amplificatori. Un grande film d’azione quindi, e un’espansione del concept che merita buona parte della fama che ha.

Terminator Genisys  Terminator Genisys - Recensione x240 3InCon Terminator Genisys, in pratica, si porta avanti il lato più accomodante del franchise: quello che ha cominciato a prevalere da Terminator 3, quello in cui le autocitazioni, l’autoparodia e la cgi prendono il sopravvento su tutto il resto e il film viene scritto dal budget stesso. Ma i budget, si sa, non sanno scrivere, motivo per cui la sceneggiatura mischia furiosamente strizzate d’occhio ai fan con spiegoni compressi e inutili, sbagliando almeno metà del cast (cfr. lo sguardo del Reese originale con quello del nuovo) e perdendo a più riprese l’impatto visivo, che con Cameron invece era niente di meno che il marchio di fabbrica.

Ma per capire come sono cambiati i tempi e perdere ogni velleità di accostamenti, basta guardare il personaggio titolare in persona: Schwarzenegger o no, questa nuova versione, non più simbolo di tecnologia mortale e inquietante incubo futuristico, ma semplice distributore automatico di battute e gag pg13, non avrebbe mai lanciato il mito di Terminator, al massimo quello di Iron Man. Né si riesce a capire come mai il villain di questo film non possa mai entrare in scena senza sommergere di parole l’universo. Cioè, il T-800 e il T-1000 insieme ne dicevano forse 30 in tutto, a suo tempo.

Terminator Genisys  Terminator Genisys - Recensione 200 sSi tratta di un grosso problema? Non direi. Nessuno qui si aspettava un film cruciale. Ma è interessante notare come anche un franchise leggendario venga pensato come uno dei tanti blockbuster dei nostri tempi: grande leggerezza, tanti colori, tanti effetti visivi non necessari. Su con la vita, ci sono ampi margini di miglioramento.