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La mia classifica dei film di Christopher Nolan

Vi sarete resi conto che da queste parti il cinema di Christopher Nolan va forte. Per cui ho pensato di stilare una classifica dei suoi film, con relativo commento, per cercare di chiarirmi le idee io stesso, tra l’altro. Risultato: un disastro! Non sono affatto sicuro di alcune delle posizioni, ma d’altra parte conta molto anche il gusto soggettivo e non occorre trasformare tutto in algebra. Una cosa è certa, se c’è una categoria di registi per cui ha senso stilare questo tipo di classifiche è quella di chi ha una filmografia breve, vi immaginate mettere in graduatoria i film di Woody Allen?

Non voglio neanche scrivere un trattato per ogni film, che tanto se ne è parlato per anni in lungo e in largo per tutto il web e ancora si continua a farlo. Mi interessa più che altro lanciare qualche considerazione random, senza farne una roba accademica. Il regista de Il Cavaliere Oscuro e Interstellar è pur sempre al centro di un fenomeno pop anche se con il prossimo Dunkirk, film di guerra senza grossi attori se non in ruoli di supporto, Nolan sembra ancora tenere a distanza le derive più commerciali.

Mentre non ho avuto problemi a stilare la cima e il fondo della graduatoria, è la sezione centrale che mi ha creato non poche difficoltà, e mi rendo conto che certi titoli potrebbero facilmente cambiare di posto da un momento all’altro. Ma è un gioco, e se mai può essere un ulteriore spunto di riflessione. Procediamo, partendo dall’ultima posizione e risalendo alla prima.

8) FOLLOWING
Non si può pretendere che un’opera prima girata con amici e parenti e mezzi ridotti al minimo sia un filmone epocale, ma Following è comunque un esordio promettente, con dentro tutte o quasi le peculiarità dell’autore e degli esiti notevoli nella scrittura e nella fotografia. Su altri fronti si vede la lunga strada da fare, per esempio la regia dei combattimenti. Non è necessario un grande budget per fare grandi film, ma un budget troppo piccolo può essere limitante, specie se si ha ancora poca esperienza. Nota di merito al casting, gli attori sono molto ben scelti per i relativi personaggi.

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7) INSOMNIA
Parliamoci chiaro, può mai essere Insomnia un brutto film? No, neanche un po’, ma è il meno personale che Nolan abbia fatto, un po’ perché è un remake, un po’ perché la storia non permetteva a tutte le sue tematiche tipiche di emergere più di tanto. Certo c’è il discorso sulla colpa e sul labile confine tra buoni e cattivi, ma il taglio fortemente realistico del racconto tarpa un po’ le ali al resto. Ottime prove, fuori dai rispettivi schemi, sia per Al Pacino che per Robin Williams, qui alle prese con uno dei suoi rari ruoli da villain.

6) MEMENTO
Giustamente immancabile nelle classifiche del pubblico, Memento ha un solo problema: è troppo particolare. Quel montaggio complesso, se da un lato è illuminante per le sensazioni che evoca nello spettatore, dall’altro non diventa mai abbastanza fluido da risultare naturale e Memento rimane “confinato” (per quanto possa esserlo un cult indiscusso) nell’esperimento audace e forse anche troppo consapevole. Ciò non toglie che dovrebbero insegnarlo nelle scuole di cinema e anche nei corsi di basket e in quelli per astronauti e filosofi. Insomma da vedere, ma Nolan ha fatto cose migliori anche se, inevitabilmente, meno originali.

5) THE PRESTIGE
Sarà merito anche del romanzo su cui è basato, ma The Prestige ha nei dialoghi una fluidità e una brillantezza notevoli. Il problema di fondo è che forse è lo script che gioca più scopertamente su un piano meta-cinematografico, i colpi di scena non colpiscono più di tanto, come se fossero solo delle parvenze per suggerire qualcosa a livello puramente cerebrale. Non è un film di sorprese, è più una dimostrazione, un saggio finale. Forse rimane il pezzo più freddo del catalogo, ma recitato, girato e montato con classe cristallina. Un film in costume di straordinaria modernità e pieno di fascino, totalmente privo di certe grossolanità che invece appartengono alle produzioni più grandi.

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4) INTERSTELLAR
Al momento è l’unico film di Nolan spaiato da tutti gli altri. Sarà che il progetto iniziale era stato realizzato per Spielberg, ma con Interstellar scopriamo un Nolan diverso dal solito. Scene lunghe, montaggi paralleli ridotti al minimo e fascinazione per l’ignoto. Allo stesso tempo il tema spaziale gli permette di sfornare alcune delle sequenze più mastodontiche della sua carriera. Il film che meno di tutti conta sulle parole, Interstellar ha quel passo e quel tono da appuntamento unico, più che da nuovo filone da esplorare anche in futuro, ma sarebbe bello se Nolan si portasse dietro questa attitudine a prendersi i tempi e gli spazi senza troppa attenzione al cronometro.

3) IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO
Quanto ci sarebbe da parlare. Non mi hanno mai fatto effetto le presunte illogicità dello script. Se mai pesano di più le trascuratezze (tipo Batman pugnalato senza conseguenze nel pre-finale) e la galleria di stereotipi narrativi che struttura tutto il film. Di per sé non sarebbe un gran problema, ma venendo dopo il Cavaliere Oscuro la cosa pesa parecchio. Eppure che messa in scena! Che fotografia! In più la prima metà ha una sceneggiatura ricca e dinamica e un ritmo perfetto, i colpi li comincia a perdere nella confusione del terzo atto. Risalta in negativo la resa delle botte tra Batman e Bane nel primo scontro, troppo finta e che rovina in parte una scena davvero importante.

2) BATMAN BEGINS
Se Batman Begins sta sopra a, per dire, Interstellar, è perché non dura troppo e riesce a dire tutto quello che vuole con grande destrezza, risultando più essenziale. Se sta sotto a Il Cavaliere Oscuro è perché nella parte finale, diciamo dalla festa di compleanno in poi, diventa tutto un baraccone girato e montato col fast forward inserito. Ma Batman Begins è veramente un film importante, senza il quale il pluricelebrato sequel non avrebbe avuto senso né occasione di esistere.

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1) IL CAVALIERE OSCURO / INCEPTION
Proprio così, in cima alla classifica abbiamo un ex aequo. Il Cavaliere Oscuro è il blockbuster che risolve tutte le contraddizioni tra cinema commerciale e cinema d’autore, spiazzando critica e pubblico e allo stesso tempo incantandoli, costringendo il genere a fermarsi e riflettere. L’unico blockbuster dal 2000 a oggi che abbia addirittura superato le aspettative madornali che lo precedevano. L’adattamento di un fumetto che diventa un grande film invece che fermarsi allo step intermedio del semplice fumettone.

Inception è un altro gol da centrocampo, mentre ancora risuona l’applauso per il precedente. Un lavoro dall’ambizione smisurata, con un unico difetto: tutti quegli spiegoni non sono il massimo della vita, ma il secondo tempo ripaga e dà loro un senso, li trasforma in un investimento. È un film così bello che le scene più illogiche sono le più memorabili, pensate al combattimento nel corridoio in rotazione: continuare a lottare in quelle condizioni è l’ultima cosa che chiunque farebbe, che c’era da salvare l’osso del collo prima di tutto, eppure nessuno spettatore ha mai sollevato la questione, nonostante su questo film si sia discusso fino alla nusea. Inception è potente anche per come sfrutta i difetti per fare grande cinema, che non ha sempre a che vedere col realismo e la plausibilità.

Non so se si è capito ma per me Nolan il meglio finora lo ha dato nel giro delle grandi produzioni. Non è raccomandabile, in quest’epoca in cui escono blockbuster costosissimi e senza uno straccio di idea o di personalità, minimizzare il lavoro di uno dei pochi registi che rendono conto di ogni spicciolo. All’inizio avevo detto di non volerne fare una questione algebrica, ma se Interstellar ha qualcosa di superiore a The Prestige in fondo è nell’impatto di molte immagini e della musica, aspetti che nel duello tra gli illusionisti lavorano su scala minore, in linea con la natura del racconto. Non è una colpa lavorare su medio-piccole produzioni ma se è vero che il Cinema è prima di tutto immagine beh, la somma di talento e mezzi può, e sottolineo può, fare la differenza.

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Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan

Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan

Non ci speravo affatto, sapete, tutto questo parlare di Seconda Guerra Mondiale, di realtà storica, l’assenza di un cast di stelle carismatiche (a parte Tom Hardy e Cillian Murphy, però in ruoli di supporto), i protagonisti ventenni… non so, ma quando hanno annunciato Dunkirk non ho sentito la scossa dei bei vecchi tempi. In generale, quando un regista con uno stile e una poetica speciali sembra concedere troppa attenzione a temi tradizionali io ci rimango maluccio. Ma il teaser trailer di Dunkirk ha rimesso le cose a posto. Almeno per ora.

A volte ci dimentichiamo che il punto non è il cosa ma il come. Vale anche per Nolan. Di film brutti non ne ha ancora fatti, ma Il Cavaliere Oscuro – il ritorno e Interstellar sembravano l’imbocco di un sentiero più classico e formulare, più aperto al cliché. Solo che per me Nolan il meglio lo ha dato in un contesto di ambizione spinta, quella di abbracciare in un solo colpo settori del pubblico che normalmente si fanno la guerra, quelli che fanno colazione con Fast And Furious e quelli che pensano che il Cinema sia nato e morto con Kubrick. La più efficace arma di Nolan non è questa o quell’abilità specifica, ma l’intenzione.

Il mio principio è questo: per i blockbuster tradizionali di registi ce ne sono già a bizzeffe, quindi lasciamo che Nolan sia Nolan e non qualcun altro. Il teaser di Dunkirk a occhio e croce promette questo: il ticchettio ossessivo che accompagna le poche immagini lascia intendere una storia che non può essere raccontata in qualunque modo o con qualunque tempistica, ma che necessita di scelte, perché allo spettatore arrivi quel film e non un milione di altre variazioni possibili ma non altrettanto valide. Avete presente Revenant? Film girato in modo magistrale, ma a volte hai la sensazione che se ne potrebbero fare sei diversi cut, e cambierebbe poco o niente. Provate invece a immaginare differenti montaggi di Inception, Il Cavaliere Oscuro o The Prestige.

Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan  Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan Dunkirk teaser trailer

Ed è questo tipo di arbitrarietà che sembra bandito dal trailer di Dunkirk, dopo che uno spettro simile aveva fatto capolino anche nelle ultime due opere di Nolan, non a caso le più lunghe. Non è una certezza, ma solo una speranza con indizi a supporto. Insieme ad alcune immagini spettrali, uno scenario a cui nessuna metrica da blockbuster estivo impedirà di essere simbolico ed evocativo, trasfigurato dall’ottima fotografia di Hoyte Van Hoytema, a cui va un grazie speciale per aver archiviato il pattern cromatico di Spectre.

Insomma, forse la definizione del film che gira da mesi va presa alla lettera: Dunkirk, con tutta la sua serietà di film bellico basato su fatti storici, non è un drammone pensato per gli Oscar ma un “action thriller”. Da non intendersi nel senso CGI+pop-corn, ma in quello di avventura a base di epica ed emozioni ma sempre somministrate con la tensione dentro, il Nolan con lo scatto, non quello maratoneta. Interstellar traeva un gran vantaggio dalle scene lunghe, ma perché compensava con l’estro della fantascienza. Viceversa, la Seconda Guerra Mondiale è già un contesto rigoroso di per sé, quindi è il tono che deve liberare il film dagli schemi. Avanti così quindi, sperando di non essere smentiti già dal prossimo trailer.

Blair Witch 10 Cloverfield Lane

Blair Witch, 10 Cloverfield Lane e i vantaggi dei “sequel a sorpresa”

In che modo Internet e i social influenzano il Cinema? Semplice, coinvolgendo il pubblico in tempo reale in ogni fase della lavorazione, aggiornandolo e assorbendone le reazioni, una nuova gestione “democratica” di proprietà intellettuali (Superman, Star Wars, Star Trek e ogni altro mito pluridecennale fondato su carta o su schermo) che legalmente appartengono a pochi ma idealmente tutti sentono proprie. Ma è un bene?

Non tanto. Se parliamo di film making io sono per un assolutismo moderato, dove il regista/autore è il sovrano che dialoga sì con la produzione (a volte è chi ci mette i soldi che salva un titolo da derive artistoidi) e cerca di colpire il pubblico, ma accettando l’idea che il prodotto non potrà piacere a tutti, anzi, che non deve neanche provarci. Altrimenti è come un aereo in cui anche tutti i passeggeri vogliono tenere una mano sulla cloche: come credete andrà a finire?

Intanto che in cabina di comando ci vorrà un bel po’ di deodorante, ma poi gli esiti possibili sono due: o l’aereo si schianta oppure sta su, ma senza andare in alcuna direzione precisa, e le mie fonti mi dicono che il carburante non ha l’abitudine di durare in eterno. Ed ecco che salta fuori che The Woods, horror annunciato più di un anno fa, da pochi giorni si è rivelato come un sequel di The Blair Witch Project, il fenomeno che ha dato la stura a tutta la corrente found footage che parte da fine anni ’90 e arriva fino ai giorni nostri.

Blair Witch 10 Cloverfield Lane  Blair Witch, 10 Cloverfield Lane e i vantaggi dei "sequel a sorpresa" 1

The Blair Witch Project, oltre a sdoganare un cinema di intrattenimento dalla confezione molto casual era un film che funzionava bene. Un congegno a tensione fatto con due soldi, una camera a mano, un bosco e tante urla, nonché uno smodato ma vincente ricorso al vedo/non vedo (con netta prevalenza del secondo). Se il nuovo episodio, intitolato semplicemente Blair Witch, si può permettere di calare le carte e reclamare solo a ridosso dell’uscita lo stemma del casato, allora forse anche altri tipi di produzione potrebbero seguire l’esempio.

Dopotutto è quello che hanno fatto anche con 10 Cloverfield Lane, che solo in corsa è diventato membro della famiglia Cloverfield (prima si intitolava Valencia), continuando però a centellinare le informazioni da diffondere. Il fatto che siano entrambi prodotti a budget medio basso potrebbe far pensare che ai blockbuster questa mentalità resti estranea, se non fosse che dietro Cloverfield c’è J.J.Abrams, uno dei nomi più grossi di Hollywood, e un possibile link col circuito delle mega produzioni.

Si potrebbe obiettare che i primi fautori della “lavorazione di massa” siano… tutti i cittadini del pianeta: i blockbuster usano spesso grandi set all’aperto, trasformando qualunque passante in ogni angolo del mondo in un fotoreporter d’assalto. Il resto lo fa il bisogno impellente che molti hanno di condividere ogni cosa che rimanga impressa nel loro smartphone. Ma è un falso problema, difficile che una scazzottata o un inseguimento spoilerino qualcosa di importante, le scene davvero cruciali si girano più che altro in location blindate.

Blair Witch 10 Cloverfield Lane  Blair Witch, 10 Cloverfield Lane e i vantaggi dei "sequel a sorpresa" Dark Knight

C’è modo di testare quale strategia di marketing sia più remunerativa? Non saprei, ma mi piacerebbe tantissimo tornare alla modalità pre-2000, quando quasi tutto quello che la gente sapeva su un grosso blockbuster di settembre era reperibile in un pugno di articoli dati alle stampe due o tre mesi prima. Certo ci si giocherebbe l’aiuto da casa, il supporto interattivo del pubblico, ma se ne può fare a meno e compensare con un atto di fede, e le idee chiare.

Né è necessario fare finta che Internet non esista, al limite basta usarlo in altro modo. Invece che subissare di notizie sulla lavorazione, scatti rubati nei camerini del make up e indiscrezioni circa le più recondite intenzioni della produzione, largo a campagne virali che ti inseriscono nell’atmosfera del film ma senza svelarti troppe informazioni e immagini chiave, costruendo un cuscinetto virtuale col compito di distogliere l’attenzione dalle cucine e allo stesso tempo far pregustare il banchetto finale, e comunque ponendosi dei limiti. Quella per Il Cavaliere Oscuro rimane ancora oggi la più memorabile, che guarda caso mostrava poco del film vero e proprio e sempre in forma di evento.

Certo organizzare una bella campagna marketing costa di più che rilasciare una dichiarazione o twittare una foto dal set, ma non scordiamo i vantaggi del silenzio radio: questi sequel “a tradimento” viaggiano leggeri, arrivano come ladri nella notte, attizzano il pubblico con l’intrigo e lo soddisfano prima che subentri qualunque stanchezza. Fanno l’effetto di un regalo inaspettato, una vera sorpresa, e magari, chissà, evitano di costruire un hype spropositato per film che alla prova dei fatti non lo meritano, cioè quasi tutti. Speriamo che quello di Blair Witch e 10 Cloverfield Lane sia solo l’inizio di un nuovo trend, più creativo e meno gossipparo, che riporti attorno al Cinema l’alone di mistero necessario a farci sognare ancora.

Dunkirk di Christopher Nolan: dieci grandi speranze

A Dunkerque, in Francia, le riprese del nuovo colossal di Christopher Nolan sono cominciate da appena un paio di giorni e andranno avanti per i prossimi mesi. In attesa di un teaser trailer che attizzi i popoli, ho pensato di mettere giù le mie personali speranze sul prodotto finale ma tenendomi sulle generiche, che il film mica lo devo fare io, e poi mi piace essere stupito. Posto che comunque di Dunkirk si sa ancora poco o niente.

Quello che è certo è che Nolan ha imboccato già con Interstellar una strada differente rispetto a prima, quella di una narrativa meno ludica e scattante, più contemplativa, leggermente meno di genere e più “universale”. Non a caso è il film in cui la posta in gioco è la più grande mai apparsa nella sua intera filmografia: la salvezza dell’umanità. Personalmente non ho fatto salti di gioia a suo tempo ma Interstellar, sia pure coi suoi problemucci, è un grande film, anche se preferisco una storia in cui tutto l’universo sta dentro le motivazioni di un solo personaggio, e non viceversa.

Ma veniamo alle mie dieci speranze.

Nolan Dunkirk  Dunkirk di Christopher Nolan: dieci grandi speranze interstellar christopher nolan
1) Che il film non duri troppo. Gli ultimi due del regista britannico durano circa due ore e tre quarti, e con un war movie di queste proporzioni la cosa potrebbe sfuggire di mano. Più un film dura, più rischia di perdere l’equilibrio e rovinarsi.
2) Che la guerra più che il fulcro del racconto ne sia lo scenario lasciando, attraverso le gesta di personaggi fittizi, spazio creativo sufficiente a bilanciare i vincoli narrativi dell’evento storico.
3) Che eventuali, probabili scene di massa siano dirette in modo ineccepibile e non si risolvano in sequenze d’azione infinite e senza pathos. Uscendo nel pieno della prossima estate verrebbe da pensare a un film di sicuro impatto sul grande pubblico ma, beh, speriamo che questo non implichi un effetto cinecomic.
4) Che Nolan non si interessi agli Oscar.
5) Che anche nelle scene di massa più imponenti non si perda mai il filo emotivo del racconto, lasciando più spazio alla risonanza dell’azione che all’azione stessa.
6) Che Fionn Whithead e gli altri giovani attori protagonisti siano bravi e carismatici abbastanza da non accusare il peso della loro inesperienza.
7) Che il taglio visivo non sappia di vecchio. Hoyte Van Hoytema ha fatto un ottimo lavoro su Interstellar ma Spectre non è all’altezza. L’ennesimo film sulla Seconda Guerra Mondiale necessita di un colpo d’occhio fresco.

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8) Che il plot sia forte ma non troppo complesso, lasciando molto più spazio per i particolari alla sceneggiatura, agli attori e alla regia.
9) Finora il Cinema di Nolan ha viaggiato a due velocità: quella sostenuta a colpi di montaggi paralleli de Il Cavaliere Oscuro e Inception, e quella più lenta e lineare di Interstellar. Forse Dunkirk necessita di una saggia combinazione delle due marce, così da non perdersi in un eccessivo classicismo che, dato il tema, potrebbe essere dietro l’angolo.
10) Che Dunkirk omaggi i grandi film di guerra che lo hanno preceduto ma che abbia un’anima del tutto nolaniana, tanto nel contenuto che nel modo di raccontarlo.
Se devo farvi un esempio di ciò che intendo, vi cito Fury. Non credo che Nolan userà un registro tanto duro, ma per il resto quello è un film che non sembra vecchio e neppure troppo classico, molto serio ma comunque avvincente. Chissà, magari è piaciuto anche a Nolan.

In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan

Tra pochi giorni il mondo non potrà parlare dei Batman precedenti senza fare paragoni con Batman V Superman, quindi l’ultima occasione per fare il punto senza tifoserie è ora. Dopo la versione di Burton della volta scorsa, oggi tocca a quella di Christopher Nolan. Anche in questo caso la parola d’ordine è concentrarsi su Batman, lasciando in disparte i villain.

Nella nostra epoca viene annunciato un reboot ogni cinque secondi, ma pochissimi hanno successo di critica e pubblico e sono realmente giustificati sul piano artistico, e uno degli eletti è il Batman di Nolan. Una serie di film grandi ma non perfetti, che incontrano il maggior limite nell’iper-scrittura, che spinge talvolta a soluzioni drastiche ma tremendamente rozze. Pensate a Batman Begins, che si gioca lo status di capolavoro per via di quel montaggio da trailer dell’ultimo quarto d’ora, o al Rises, che ha problemi non molto diversi.

Ma fin da Batman Begins, col quale Nolan sottrae Batman al villaggio innevato di Tim Burton per gettarlo nella mischia infinita del mondo reale, abbiamo la prova che un franchise comatoso e dimenticato sotto le ceneri di episodi disastrosi può anche risvegliarsi e tornare alla gloria. Con questa trilogia Nolan è diventato il regista più dibattuto del web, e ha potuto creare una corrente atipica di blockbuster personali e sorprendenti. Attorno alla sua opera si è anche scatenato il più grande equivoco interpretativo a proposito del concetto di “realismo”, una cosa da non dormirci più la notte.

dent-gordon-batman  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan dent gordon batman

Per la prima volta, infatti, attorno a Batman appare… il mondo, complicato, sconfinato e cattivello. Ci si preoccupa di rendere credibile l’interazione tra un fuorilegge e la polizia, che avviene in camuffa e con la diffidenza e l’ostilità dei più. La distanza da Burton, in cui le autorità finivano per riconoscere e celebrare ufficialmente un giustiziere omicida e mascherato senza farsi problemi, è davvero tanta. Inoltre, la realtà metropolitana è visualizzata in scala 1:1 e non più a campione come succedeva nei film precedenti.

Tutta la trilogia comincia e finisce come un unico, grande conto alla rovescia, una corsa contro il tempo, affinché Batman faccia ciò che deve prima della sua inevitabile fine: sparire dalle scene, perché nel mondo reale non c’è posto per lui, nessun pigiama in kevlar potrebbe salvarlo, morirebbe subito o verrebbe smascherato. La sua aura mitica e teatrale si sgretola in corsa, alla fine combatte in pieno giorno, non può più ingannare nessuno. Può solo sperare di restare in giro abbastanza da ispirare la gente, certo non può risolvere le cose da solo. E tutto questo non lo chiamate realismo? Già nel secondo film si capisce che, facendo 2+2, praticamente chiunque può scoprirne l’identità.

Dalle prime apparizioni completamente buie di Batman Begins allo stagliarsi nella luce del sole del Rises, Nolan tiene conto che una soluzione straordinaria come Batman non potrebbe mai diventare routine. Questo era il realismo di cui si parlava, un realismo concettuale, delle dinamiche e del contesto, non relativo alla fisica delle scene d’azione, che viene spesso violata in favore dello spettacolo da decine di blockbuster, fumetti o no. Non sono contraddizioni di principio ma fisiologiche, anche se superflue e fastidiose, concessioni alla filosofia mainstream.

the-dark-knight-rises-PROLOGUE  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan the dark knight rises PROLOGUE

Un racconto che adora i preliminari: il Batman di Christian Bale si forma un po’ per volta, sotto i nostri occhi, rendendo la genesi di un eroe sopra le righe tanto avvincente quanto credibile, verificabile come un esperimento in laboratorio, obbediente a una serie di rapporti causa/effetto raccontati con un ritmo impeccabile: la fluidità del montaggio parallelo della prima parte di Batman Begins è un piccolo miracolo che si rigenera a ogni visione.

Dal Batman fascinoso, autoreferenziale e narcisista di Burton a quello umile che combatte, uno tra tanti, in mezzo ai poliziotti nello scontro finale de Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno l’ampliamento dell’orizzonte è enorme: la trasposizione dei fumetti al cinema completa il suo viaggio e scopre di poter ascendere fino a qualunque vetta, a patto di avere una visione forte e la libertà sufficiente a realizzarla.

Cinecomic ammutinato e monito perenne sul potere dell’autorialità al servizio dello spettacolo, il secondo film della trilogia, con la sua andatura paranoica e instabile sempre a un soffio dal deragliamento, è il più nolaniano e rimane il migliore del lotto. Nolan usa il Joker, buco di logica a forma di personaggio, come scusa per trascinare Batman nello stesso sistema cartesiano di Memento e The Prestige e provare l’ebbrezza di girare un film personale con 180 milioni di budget, iniettando lucida anarchia nel blockbuster moderno e dimostrando che anche in un mondo rigoroso alla Heat si può perdere il controllo in modo creativo e fare qualcosa di diverso, decretando il più grande atto di insubordinazione di un genere nel recente cinema hollywoodiano.

tdk-01  In attesa di Batman V Superman: il Batman di Christopher Nolan tdk 01

Note sparse:
Christian Bale, sciolto e puntuale nella vasta gamma di espressioni che lo script gli richiede, nel terzo film offre una delle sue migliori prove d’attore, ma non essendo un villain e trattandosi di un blockbuster nessuno ci fa caso.

Il Cavaliere Oscuro è forse l’unico film del nuovo millennio che sia riuscito a costruire un hype globale devastante e poi, alla prova dei fatti, l’abbia addirittura superato.

Quando sentite dire che il Batman dei fumetti è solo quello “fiabesco” ricordatevi che non è vero. Le storie prive di elementi magici e piene invece di realismo noir/poliziesco sono parte della tradizione e a volte ne rappresentano i risultati più meritevoli (prendete Anno Uno di Miller e Mazzucchelli, per esempio). Nolan si è ispirato a questo lato della mitologia Batmaniana, evidentemente.

Deadpool – Recensione

Tutti pazzi per Deadpool, eh? Basta guardarsi attorno: massiccio consenso critico e boxoffice alle stelle coronano quella che negli ultimi mesi è stata un’avanzata inesorabile da parte di un personaggio che certo non partiva con l’appeal di un Batman o di uno Spiderman. Mesi di campagna marketing a tappeto, in cui abbiamo imparato a conoscere il mutante mercenario sboccato e iperviolento che ora domina le sale delle nostre città. Un trionfo annunciato, insomma, anche se non molto tempo fa sembrava che nessuno volesse scommettere su questo brand in particolare.

Una favola a lieto fine? Forse. Dipende dai gusti in realtà, come sempre. Perché a noi spettatori in fondo dovrebbe importare poco degli incassi di un film, mica i soldi vanno in tasca a noi. Ma se il film ci piace e ne vogliamo altri, allora gli incassi ci interessano eccome. Deadpool ha ottenuto questa vittoria a mani basse, partendo come un outsider e scalando lo scetticismo e la diffidenza fino alla vetta.

A dirla tutta, ogni fotogramma del film trasuda voglia di vincere e di cambiare le regole, con quell’entusiasmo che possiede solo chi ha dovuto lottare per venire alla luce e sa di aver lanciato una sfida. Siamo al di fuori del blockbuster e del cinecomic seriale, almeno dal punto di vista dell’impegno e dell’originalità. Ma Deadpool si compiace troppo della sua condizione, e ben presto diventa chiaro che il suo risultato principale è uno: essere l’ariete che apre la via ai cinecomic più spinti. Non ho detto più adulti, perché in realtà le due cose potrebbero non coincidere affatto.

Il montaggio non cronologico, la voce off, le spalle Colosso e Testata Negasonica, le canzoni inserite in contrasto quasi scorsesiano con la violenza delle scene, sono tutte ottime risorse ben gestite, che scacciano la polvere del comic-movie in senso classico e portano lo spettacolo in un territorio tutto suo. Il problema non è certo il coraggio.

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Qui il problema è che ogni tratto caratteristico è marcato senza criterio. Le parolacce e le volgarità volano in modo per lo più gratuito, la violenza e il trash sono esibiti e insistiti e diventano la storia stessa, anche se il tutto è diretto con intraprendenza. Deadpool rischia di essere un prodotto più rilevante per la sua influenza sul mercato che per la qualità intrinseca. È un film su un antieroe alle prese con la vendetta e una love story, ma sotto la maschera è un urlo liberatorio su come abbattere le barriere, bruciando il codice di condotta e danzando attorno al suo falò. Immaginate Kick-Ass, Hancock e Mad Max – Fury Road miscelati in proporzioni estreme e avrete un’idea piuttosto precisa e veritiera di cosa Deadpool sia.

Il film diretto da Tim Miller è un logorroico e scalmanato saggio di stile sopra le righe, virtuosismo, autoconsapevolezza, ritmo, deliberata sfrontatezza e provocazione. Una sorta di madornale effetto rebound, indomabile manifesto anarchico che non ne può davvero più delle regole che disintegra sotto i nostri occhi.

Questo ci ricorda (non ci insegna, perché abbiamo già avuto, tra gli altri, Watchmen col rating R, ed era ben altra pasta) che si può prendere un fumetto di casa Marvel o DC e trarne un trip selvaggio, autoironico e scorretto, e soprattutto che con queste credenziali si possono fare un sacco di soldi; ma è difficile scambiare tutta questa libertà per grande Cinema, o anche solo per la soluzione dei problemi che affliggono molti cinecomic.

Senza per questo negare che al prossimo Wolverine farebbe comodo un po’ di tutta questa violenza grafica, ma ricordando anche che Il Cavaliere Oscuro è uno dei pochi prodotti a trascendere i generi e lo fa senza mostrare nemmeno una goccia di sangue. La realtà dei cinecomic è complessa e paradossale, e Deadpool è sicuramente parte di un possibile cambiamento, ma solo il tempo ci dirà se tutto questo è abbastanza per sfornare film imperdibili.

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Interstellar e altri livelli di Nolan

Chissà se Christopher Nolan pensava a se stesso e al proprio ruolo nell’attuale industria del Cinema quando ha concepito la maestosa scena dell’attracco all’Endurance, in Interstellar. In che senso? Ve lo spiego tra poco. Intanto un piccolo avvertimento: per il sottoscritto nessun dei suoi film può dirsi perfetto, e allo stesso tempo nessuno dei suoi film può ritenersi brutto, e non c’è alcuna contraddizione. Secondo avvertimento: potete intendere questo post come uno spin-off, un tantino più delirante, della recensione di Interstellar, in quanto ne riprende e sviluppa uno degli assunti cardine: per quanto possa avere successo di critica e di pubblico, la filmografia di Christopher Nolan è spesso incompresa.

Non perché si tratti di opere così elevate da essere ermetiche o irraggiungibili, ma perché molte volte si preferisce banalizzarle a causa e in forza della loro natura apparentemente ibrida, quella siglata da espressioni come “intrattenimento intelligente”, che sono puro pleonasmo. Ora, non so voi, ma come dovrebbe essere fatto un intrattenimento non intelligente? Esiste? Cioè, so che esiste una marea di blockbuster che dovrebbero intrattenere ma che in realtà fanno pena, per cui non contano. Quindi no, non c’è nessuna ibridazione, l’intrattenimento vero non può che essere intelligente.

Se mai, Nolan è uno di quei pochi autori che cercano di ricomporre i due emisferi del Cinema illegittimamente separati, ed è percepito come una sorta di Cooper che tenta un attracco disperato all’Endurance in rotazione, quasi una metafora di tanto cinema baraccone, che gira come una giostra senza controllo in attesa di schiantarsi. Ciò che manda in tilt la gente è la resistenza che questi film oppongono al tentativo di etichettarli.

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Il quadro generale non è molto diverso dal mondo onirico multi-livello di Inception. Lo so, il solo leggere questo titolo vi provoca lacrime di gioia, ma rimandatele a dopo, ora vi voglio lucidi. Per avviare il giusto dibattito occorre un mega innesto. Non basta un livello di discussione, e neppure due. Bisogna allontanarsi il più possibile dal brusio, dal cicaleccio di circostanza che si scatena a ogni nuova uscita e tornare al mondo reale. Paradossalmente, per risalire dobbiamo scendere. Ce ne vogliono quindi tre, tre livelli. Ma, se dovessimo localizzare le attuali coordinate del dibattito, quali sarebbero?

Quelli che in Inception erano i tre livelli del sogno e della missione, ora diventano i tre piani di lettura della filmografia di Nolan. Il primo livello, quello del furgone che scorrazza in città tra sparatorie e inseguimenti, è il Nolan più accessibile e immediato, quello che tutti comprendono, quello action. Alcuni spettatori decidono di fermarsi qui e, francamente, non sanno cosa si perdono.

Il secondo livello era quello in cui si combatteva fluttuando nei corridoi di un hotel, ma soprattutto era quello in cui si usava lo stratagemma denominato “Mr. Charles” e in cui Arthur era costretto a improvvisare e a ingegnarsi, arrivando a far decollare un ascensore come uno shuttle. Quindi questo è il livello in cui il cinema di Nolan si distingue per inventiva e complessità, il suo lato più cerebrale e mesmerizzante. Ecco, per il sottoscritto la maggior parte del pubblico si ferma qui, che certo non è poco. Ma non è ancora abbastanza.

Perché nel terzo livello c’è il cuore. In Inception era lo scenario della neve, delle citazioni di 007, delle sparatorie sugli sci. Ma questo era solo un recinto action a una delle scene madri del film, quella in cui Fischer ha un ultimo, drammatico confronto con suo padre, in una straniante stanza blindata al centro di una fortezza sotto assedio. Ora, il punto è: sì, puoi anche fermarti al primo o al secondo livello, ma mancherà la tridimensionalità (nulla a che vedere col 3D, occhio), la vertigine. Giù nel profondo, invece, c’è una vista mozzafiato.

E il limbo? Bah, chi lo sa, in fondo nessuno ci è mai stato. Forse nel limbo c’è Nolan stesso in modalità Saito Vecchio Decrepito, non per il tempo passato ma per la pallosità della situazione, sperando che prima o poi qualcuno si decida a parlare di cinema invece che fare il tifo pro o contro.

The_Dark_Knight_Rises_30851  Interstellar e altri livelli di Nolan The Dark Knight Rises 30851Per chiudere, proviamo a mettere a fuoco alcune delle critiche più ricorrenti ma mal poste, così da dare loro il giusto peso e non di più.

1) “Sono film privi di ironia”. Ok, non è vero, ma certo l’ironia non è prevalente nelle sue opere. Il punto è che non si tratta di un difetto. Per fare un esempio celebre, qualcuno si è mai lamentato della mancanza di ironia in, per dire, Blade Runner o Terminator? E allora perché per Nolan dovrebbe essere fondamentale?

2) “Non sa girare le scene d’azione”. Allora, intanto le scazzottate non sono le sole scene d’azione possibili, e se è vero che alcune presentano ovvi limiti è anche vero che l’azione di Nolan ha un peso e un significato diverso da quella dei vari Fast and Furious. Se poi parliamo di inseguimenti, o della battaglia terra-aria alla fine del terzo Batman beh, lì molti registi avrebbero solo da imparare.

3) “I suoi personaggi femminili sono deboli e mal scritti”. Falso. Ripensate alla Carrie-Anne Moss di Memento, alla Marion Cotillard di Inception, o alla Anne Hathaway di The Dark Knight Rises e di Interstellar.Ah, dimenticavo: bisogna inquadrarle nel film in questione, non paragonarle a Rossella O’Hara di Via Col Vento.

4) “Ama complicare inutilmente i suoi plot”. Che a volte il gusto per il virtuosismo gli sfugga di mano ci sta, siamo d’accordo, ma il più delle volte complicare le premesse è condizione necessaria sia per trattare argomenti nebulosi come l’inganno, sia per innescare stupefacenti soluzioni dell’intreccio. Non a caso, uno dei massimi momenti di Cinema di Nolan è ancora la sequenza che comincia con l’innesto a Fischer al capezzale del padre morente e finisce col mega “calcio” sincronizzato, in Inception. Se i livelli di sogno fossero stati solo uno o due un simile effetto non sarebbe stato possibile.

5) “Troppi spiegoni”. A volte, è vero, sono troppi. Ma il vero problema è quando sono mal mimetizzati all’interno dei dialoghi. Per capirci, pensate al genere dei legal thriller. Per lo più si tratta di gente che racconta cose che non succedono in scena, quindi in pratica si vive di spiegoni. Ma nessuno può dire niente, dato che sono spiegoni perfettamente a loro agio nel contesto, visto che in tribunale ci si aspetta proprio questo. Ecco, non sempre nei film di Nolan gli spiegoni sono ben acclimatati, ed ecco il motivo per cui possono rimanere sullo stomaco.

Interstellar – Recensione (per quello che è possibile)

E se Christopher Nolan fosse l’unico Kubrick possibile al giorno d’oggi? E se questa domanda fosse solo una provocazione? Non è molto originale citare Kubrick in una recensione di Interstellar. Per la verità non è molto originale neppure fare una recensione di Interstellar. Sia perché, ovviamente, tutto il mondo ne sta già parlando, sia perché, in effetti, Interstellar è uno di quei pochi film per cui fare una recensione non serve a niente. Cioè, è un’opera troppo personale e troppo universale per dare un giudizio che possa servire a qualcuno. Quindi ben vengano le coordinate minime, ma dopo ogni spettatore deve arrangiarsi, deve fare questo viaggio da solo o con chi vuole lui. Ma deve farlo. Insieme, però, possiamo dare uno sguardo alle famose coordinate.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar recensioneInterstellar è il film di più ampio respiro di Nolan, quello che più di tutti trascende il genere, e crea una galassia esistenziale. Rappresenta inoltre il passo più deciso fuori dal seminato di tutta una filmografia contrassegnata da montaggi incalzanti e ipnotici, azione e plot twist in grado di rimescolarti il cervello nel cranio come una zuppa. Qui trionfano invece visioni maestose, lunghe scene a passo d’uomo, e pare quasi di vedere un Nolan ancora più sicuro di sé, al punto da sfidare nuovamente il grande pubblico, con strategie molto differenti da quelle di un Cavaliere Oscuro o un Inception, e così regista e spettatori, dati alla mano, realizzano un altro bel paradigma vincere/vincere.

Inutile soffermarsi sulla portata dello spettacolo, per decidere se è il vostro film o meno non vi resta che andarlo a guardare di persona, come dicevo. Dopodiché si può parlare di tutto, anche dei problemi. Ma se da un lato è vero che nel cinema del regista britannico ci sono difetti talmente consolidati da possedere ormai la green card, è anche vero che probabilmente non sono quelli di cui tutti parlano. Ad esempio, la presunta mancanza di ironia (ma perché nessuno la critica mai a un Michael Mann?) Perché il cinema di Nolan va compreso prima di essere criticato, ma per comprenderlo bisogna evitare di sminuirlo a priori.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar recensione1A ogni modo, non so voi, ma io non ho avuto bisogno di vedere astronavi per capire che Interstellar stava per decollare e che sarebbe stato magnifico. E qui arriva la nota originale di questa recensione, dato che nessuno l’ha notata. Parlo della scena iniziale della corsa in furgone tra i campi, priva di intralci da montaggio parallelo (altro aspetto a volte problematico nei film precedenti), insistita, sublime e memorabile sintesi della complicità tra padre e figli e del senso di meraviglia dell’esplorazione, facile come un gioco, solenne come una liturgia. Tutto il film in due minuti, e quasi senza parole.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar 67822 e1416961571596Quel furgone rapito dall’istinto predatorio e di sopravvivenza, che si precipita a caccia del drone disdegnando la strada maestra in favore di più ostiche scorciatoie, è a mio avviso la vera metafora di Interstellar e di tutto il cinema di Nolan: la gomma bucata rappresenta i difetti, tra qualche spiegone servito troppo freddo, qualche squilibrio di intensità e solidità, ma non è abbastanza per rimandare (o peggio annullare) il viaggio. In nessuno dei suoi film l’urgenza dell’avventura si era sentita così imperiosa come in quello scatto. Non c’è tempo di cambiare la ruota, è ora di partire, forse i suoi difetti lo accompagneranno sempre. Come anche le platee di mezzo mondo.