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Rogue One: A Star Wars Story – Recensione

È arrivato il grande giorno, siamo fuori dal tunnel. Con Rogue One, che non sfoggia i numeri romani di rito come gradi su una divisa, ma contiene l’uno già nel titolo quasi a reclamare la sua originalità di approccio, siamo ufficialmente fuori dal medioevo dell’entertainment degli ultimi 15 anni, quello tutto CGI gratuita, personaggi-pupazzi e scrittura pretestuosa. Ora bisogna vedere se la cosa dura. Ma intanto godiamoci il momento.

Se vi piacciono le storie di redenzione, questa fa per voi: Star Wars, con la nuova trilogia di Lucas, aveva abbracciato la logica del green screen e della estrema pulizia di ambienti, astronavi e droidi, ed è Star Wars che ora ci riporta a un’epica più sporca e sudata, dove i colori esistono ma non sono sparsi a piene mani, e dove gli Star Destroyer sono immortalati in tutta la loro maestosa enormità, con volumi pesanti e materici.

È tutto chiaro fin dalla primissima scena: una ripresa aerea di bellezza indescrivibile ci introduce a un prologo carico di tensione che pare uscito da un western di Sergio Leone. Rogue One è un film di punti di riferimento che cambiano, è il decreto che rimette in ordine la gerarchia tra narrativa e tecnologia, qui presente in dosi massicce ma soggiogata senza via di scampo alle esigenze dello spettacolo e del pieno coinvolgimento dello spettatore.

Tutto è ancorato a una fisicità che influenza ogni inquadratura, Rogue One è il primo Star Wars molto più di fantascienza che fantasy, e che guarda allo spazio più con la dinamica e la sensorialità di Gravity e Interstellar che come i vecchi episodi della saga, con quelle vertigini e quel silenzio che rendono tutto una vera esperienza diretta. Gareth Edwards, che già aveva dimostrato una sensibilità da alto budget interessante con una materia rischiosissima come Godzilla, dirige un film in cui ogni punto di luce è strappato con fatica alle tenebre, con un tocco personale che investe ogni cosa, a partire dalle ambientazioni: dalla Città Sacra che pare uno scenario di guerra in medio oriente alla sterminata e tentacolare distesa urbana dove conosciamo Cassian, uno sprawl tetro e verticale degno di Blade Runner.

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Quando hai un blockbuster vecchia scuola come questo non occorre neppure che sia un film perfetto o un capolavoro di sceneggiatura, ti appaga per il semplice fatto di essere autentico, concreto: una sensazione rara e preziosa. A quel punto non ti importa se ti stanno riproponendo alcuni elementi vecchi di quarant’anni, l’umore è diverso, e soprattutto c’è un’interessante tensione al sacrificio e all’abnegazione che domina tutta la storia e rischia di essere il contenuto con più carica trascendente di tutto Star Wars.

Rogue One però non si limita ad aggiungere mitologia in termini di nuovi personaggi, tutti convincenti a partire dalla Jyn Erso di Felicity Jones, ma ci ripropone ciò che ci è già famigliare questa volta al meglio delle possibilità, soprattutto una lunghissima battaglia finale da applausi scroscianti, per la prima volta nella lunga storia dei finali baracconi ed eterni, con effetti, tempistiche e angoli di ripresa delle navicelle da impazzire di gioia e fomento. Un implacabile crescendo dove ci si prende sempre il tempo di chiarire la posta in gioco prima di far esplodere l’azione, così che tutto abbia il senso necessario.

L’unico film “minore” e “sacrificabile” – è uno spin-off – della serie è praticamente il maggiore di tutti, e non lo dico per semplice amore del paradosso. Rogue One, soprattutto inoltrandosi nel terzo atto, sviluppa una forza d’urto, un peso specifico, un impatto tangibile, una qualità registica che nel canone non ha precedenti. Un film che contiene sottotraccia tutte le lezioni che i blockbuster attuali devono ristudiarsi di sana pianta, e che supera anche Il Risveglio della Forza, che già iniziava questo recupero artistico, per efficacia, atmosfera e personalità.

Un’avventura totale e spettacolare giocata tutta su colori scuri, toni rugginosi, polverosi, ma sempre in immagini piene di vitalità. Chi l’avrebbe mai detto? Stiamo vivendo l’epoca in cui si sfornano i migliori film di Star Wars, e per varie ragioni sono sempre più convinto che il prossimo, episodio VIII, sarà l’apice senza appello. Intanto celebriamo a dovere Rogue One, e tutto quello che significa per tutti noi che amiamo il Cinema.

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Il nuovo trailer di Dunkirk di Christopher Nolan: commento veloce a caldo

A occhio e croce direi che stanno facendo come ai tempi dei primi trailer di Interstellar: mostrare molte scene ma tutto sommato nulla di eclatante. Nel nuovo trailer di Dunkirk abbondano inquadrature di battaglia e di massa, navi, aerei e tutto l’arsenale tipico di un war movie in piena regola, ma le riprese veramente memorabili e impressionanti sono pochissime, quasi zero. A colpire di più sono in realtà i dettagli più insospettabili, tipo la sabbia sollevata dall’esplosione che ricade sulla testa di Fionn Whitehead, e in generale quei momenti dal tocco un po’ malickiano.

Però io avrei fatto diversamente, dando fuoco alle polveri già a questo giro, per un film che per varie ragioni avrebbe bisogno di essere spinto più del solito. Il che significa scegliere del girato più visionario e lavorare molto di più sul montaggio: quella dei trailer è un’arte, mentre qui per lo più sembrano scene messe in fila, che non focalizzano nessun personaggio in particolare ma abbozzano solo la scala del racconto. Quello che occorre è creare un evento, a maggior ragione quando rilasci pochissime news sull’opera in corso. Qui non succede.

Con Interstellar per l’appunto sospettavo che si tenessero il meglio per il trailer finale, e così è stato: il terzo esplodeva annichilendo i primi due e riportava in cima le aspettative per un film di Christopher Nolan, e sono quasi sicuro che anche per Dunkirk l’andazzo sarà il medesimo.

Rimane lodevole il coraggio, intanto, quello di promuovere un simile colossal con toni e tempi piuttosto estranei alla macchina hollywoodiana. Dunkirk esce a luglio negli Stati Uniti e il 31 agosto in Italia. Eccovi il trailer.

Christopher Nolan Cavaliere Oscuro Inception Dunkirk

La mia classifica dei film di Christopher Nolan

Vi sarete resi conto che da queste parti il cinema di Christopher Nolan va forte. Per cui ho pensato di stilare una classifica dei suoi film, con relativo commento, per cercare di chiarirmi le idee io stesso, tra l’altro. Risultato: un disastro! Non sono affatto sicuro di alcune delle posizioni, ma d’altra parte conta molto anche il gusto soggettivo e non occorre trasformare tutto in algebra. Una cosa è certa, se c’è una categoria di registi per cui ha senso stilare questo tipo di classifiche è quella di chi ha una filmografia breve, vi immaginate mettere in graduatoria i film di Woody Allen?

Non voglio neanche scrivere un trattato per ogni film, che tanto se ne è parlato per anni in lungo e in largo per tutto il web e ancora si continua a farlo. Mi interessa più che altro lanciare qualche considerazione random, senza farne una roba accademica. Il regista de Il Cavaliere Oscuro e Interstellar è pur sempre al centro di un fenomeno pop anche se con il prossimo Dunkirk, film di guerra senza grossi attori se non in ruoli di supporto, Nolan sembra ancora tenere a distanza le derive più commerciali.

Mentre non ho avuto problemi a stilare la cima e il fondo della graduatoria, è la sezione centrale che mi ha creato non poche difficoltà, e mi rendo conto che certi titoli potrebbero facilmente cambiare di posto da un momento all’altro. Ma è un gioco, e se mai può essere un ulteriore spunto di riflessione. Procediamo, partendo dall’ultima posizione e risalendo alla prima.

8) FOLLOWING
Non si può pretendere che un’opera prima girata con amici e parenti e mezzi ridotti al minimo sia un filmone epocale, ma Following è comunque un esordio promettente, con dentro tutte o quasi le peculiarità dell’autore e degli esiti notevoli nella scrittura e nella fotografia. Su altri fronti si vede la lunga strada da fare, per esempio la regia dei combattimenti. Non è necessario un grande budget per fare grandi film, ma un budget troppo piccolo può essere limitante, specie se si ha ancora poca esperienza. Nota di merito al casting, gli attori sono molto ben scelti per i relativi personaggi.

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7) INSOMNIA
Parliamoci chiaro, può mai essere Insomnia un brutto film? No, neanche un po’, ma è il meno personale che Nolan abbia fatto, un po’ perché è un remake, un po’ perché la storia non permetteva a tutte le sue tematiche tipiche di emergere più di tanto. Certo c’è il discorso sulla colpa e sul labile confine tra buoni e cattivi, ma il taglio fortemente realistico del racconto tarpa un po’ le ali al resto. Ottime prove, fuori dai rispettivi schemi, sia per Al Pacino che per Robin Williams, qui alle prese con uno dei suoi rari ruoli da villain.

6) MEMENTO
Giustamente immancabile nelle classifiche del pubblico, Memento ha un solo problema: è troppo particolare. Quel montaggio complesso, se da un lato è illuminante per le sensazioni che evoca nello spettatore, dall’altro non diventa mai abbastanza fluido da risultare naturale e Memento rimane “confinato” (per quanto possa esserlo un cult indiscusso) nell’esperimento audace e forse anche troppo consapevole. Ciò non toglie che dovrebbero insegnarlo nelle scuole di cinema e anche nei corsi di basket e in quelli per astronauti e filosofi. Insomma da vedere, ma Nolan ha fatto cose migliori anche se, inevitabilmente, meno originali.

5) THE PRESTIGE
Sarà merito anche del romanzo su cui è basato, ma The Prestige ha nei dialoghi una fluidità e una brillantezza notevoli. Il problema di fondo è che forse è lo script che gioca più scopertamente su un piano meta-cinematografico, i colpi di scena non colpiscono più di tanto, come se fossero solo delle parvenze per suggerire qualcosa a livello puramente cerebrale. Non è un film di sorprese, è più una dimostrazione, un saggio finale. Forse rimane il pezzo più freddo del catalogo, ma recitato, girato e montato con classe cristallina. Un film in costume di straordinaria modernità e pieno di fascino, totalmente privo di certe grossolanità che invece appartengono alle produzioni più grandi.

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4) INTERSTELLAR
Al momento è l’unico film di Nolan spaiato da tutti gli altri. Sarà che il progetto iniziale era stato realizzato per Spielberg, ma con Interstellar scopriamo un Nolan diverso dal solito. Scene lunghe, montaggi paralleli ridotti al minimo e fascinazione per l’ignoto. Allo stesso tempo il tema spaziale gli permette di sfornare alcune delle sequenze più mastodontiche della sua carriera. Il film che meno di tutti conta sulle parole, Interstellar ha quel passo e quel tono da appuntamento unico, più che da nuovo filone da esplorare anche in futuro, ma sarebbe bello se Nolan si portasse dietro questa attitudine a prendersi i tempi e gli spazi senza troppa attenzione al cronometro.

3) IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO
Quanto ci sarebbe da parlare. Non mi hanno mai fatto effetto le presunte illogicità dello script. Se mai pesano di più le trascuratezze (tipo Batman pugnalato senza conseguenze nel pre-finale) e la galleria di stereotipi narrativi che struttura tutto il film. Di per sé non sarebbe un gran problema, ma venendo dopo il Cavaliere Oscuro la cosa pesa parecchio. Eppure che messa in scena! Che fotografia! In più la prima metà ha una sceneggiatura ricca e dinamica e un ritmo perfetto, i colpi li comincia a perdere nella confusione del terzo atto. Risalta in negativo la resa delle botte tra Batman e Bane nel primo scontro, troppo finta e che rovina in parte una scena davvero importante.

2) BATMAN BEGINS
Se Batman Begins sta sopra a, per dire, Interstellar, è perché non dura troppo e riesce a dire tutto quello che vuole con grande destrezza, risultando più essenziale. Se sta sotto a Il Cavaliere Oscuro è perché nella parte finale, diciamo dalla festa di compleanno in poi, diventa tutto un baraccone girato e montato col fast forward inserito. Ma Batman Begins è veramente un film importante, senza il quale il pluricelebrato sequel non avrebbe avuto senso né occasione di esistere.

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1) IL CAVALIERE OSCURO / INCEPTION
Proprio così, in cima alla classifica abbiamo un ex aequo. Il Cavaliere Oscuro è il blockbuster che risolve tutte le contraddizioni tra cinema commerciale e cinema d’autore, spiazzando critica e pubblico e allo stesso tempo incantandoli, costringendo il genere a fermarsi e riflettere. L’unico blockbuster dal 2000 a oggi che abbia addirittura superato le aspettative madornali che lo precedevano. L’adattamento di un fumetto che diventa un grande film invece che fermarsi allo step intermedio del semplice fumettone.

Inception è un altro gol da centrocampo, mentre ancora risuona l’applauso per il precedente. Un lavoro dall’ambizione smisurata, con un unico difetto: tutti quegli spiegoni non sono il massimo della vita, ma il secondo tempo ripaga e dà loro un senso, li trasforma in un investimento. È un film così bello che le scene più illogiche sono le più memorabili, pensate al combattimento nel corridoio in rotazione: continuare a lottare in quelle condizioni è l’ultima cosa che chiunque farebbe, che c’era da salvare l’osso del collo prima di tutto, eppure nessuno spettatore ha mai sollevato la questione, nonostante su questo film si sia discusso fino alla nusea. Inception è potente anche per come sfrutta i difetti per fare grande cinema, che non ha sempre a che vedere col realismo e la plausibilità.

Non so se si è capito ma per me Nolan il meglio finora lo ha dato nel giro delle grandi produzioni. Non è raccomandabile, in quest’epoca in cui escono blockbuster costosissimi e senza uno straccio di idea o di personalità, minimizzare il lavoro di uno dei pochi registi che rendono conto di ogni spicciolo. All’inizio avevo detto di non volerne fare una questione algebrica, ma se Interstellar ha qualcosa di superiore a The Prestige in fondo è nell’impatto di molte immagini e della musica, aspetti che nel duello tra gli illusionisti lavorano su scala minore, in linea con la natura del racconto. Non è una colpa lavorare su medio-piccole produzioni ma se è vero che il Cinema è prima di tutto immagine beh, la somma di talento e mezzi può, e sottolineo può, fare la differenza.

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Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan

Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan

Non ci speravo affatto, sapete, tutto questo parlare di Seconda Guerra Mondiale, di realtà storica, l’assenza di un cast di stelle carismatiche (a parte Tom Hardy e Cillian Murphy, però in ruoli di supporto), i protagonisti ventenni… non so, ma quando hanno annunciato Dunkirk non ho sentito la scossa dei bei vecchi tempi. In generale, quando un regista con uno stile e una poetica speciali sembra concedere troppa attenzione a temi tradizionali io ci rimango maluccio. Ma il teaser trailer di Dunkirk ha rimesso le cose a posto. Almeno per ora.

A volte ci dimentichiamo che il punto non è il cosa ma il come. Vale anche per Nolan. Di film brutti non ne ha ancora fatti, ma Il Cavaliere Oscuro – il ritorno e Interstellar sembravano l’imbocco di un sentiero più classico e formulare, più aperto al cliché. Solo che per me Nolan il meglio lo ha dato in un contesto di ambizione spinta, quella di abbracciare in un solo colpo settori del pubblico che normalmente si fanno la guerra, quelli che fanno colazione con Fast And Furious e quelli che pensano che il Cinema sia nato e morto con Kubrick. La più efficace arma di Nolan non è questa o quell’abilità specifica, ma l’intenzione.

Il mio principio è questo: per i blockbuster tradizionali di registi ce ne sono già a bizzeffe, quindi lasciamo che Nolan sia Nolan e non qualcun altro. Il teaser di Dunkirk a occhio e croce promette questo: il ticchettio ossessivo che accompagna le poche immagini lascia intendere una storia che non può essere raccontata in qualunque modo o con qualunque tempistica, ma che necessita di scelte, perché allo spettatore arrivi quel film e non un milione di altre variazioni possibili ma non altrettanto valide. Avete presente Revenant? Film girato in modo magistrale, ma a volte hai la sensazione che se ne potrebbero fare sei diversi cut, e cambierebbe poco o niente. Provate invece a immaginare differenti montaggi di Inception, Il Cavaliere Oscuro o The Prestige.

Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan  Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan Dunkirk teaser trailer

Ed è questo tipo di arbitrarietà che sembra bandito dal trailer di Dunkirk, dopo che uno spettro simile aveva fatto capolino anche nelle ultime due opere di Nolan, non a caso le più lunghe. Non è una certezza, ma solo una speranza con indizi a supporto. Insieme ad alcune immagini spettrali, uno scenario a cui nessuna metrica da blockbuster estivo impedirà di essere simbolico ed evocativo, trasfigurato dall’ottima fotografia di Hoyte Van Hoytema, a cui va un grazie speciale per aver archiviato il pattern cromatico di Spectre.

Insomma, forse la definizione del film che gira da mesi va presa alla lettera: Dunkirk, con tutta la sua serietà di film bellico basato su fatti storici, non è un drammone pensato per gli Oscar ma un “action thriller”. Da non intendersi nel senso CGI+pop-corn, ma in quello di avventura a base di epica ed emozioni ma sempre somministrate con la tensione dentro, il Nolan con lo scatto, non quello maratoneta. Interstellar traeva un gran vantaggio dalle scene lunghe, ma perché compensava con l’estro della fantascienza. Viceversa, la Seconda Guerra Mondiale è già un contesto rigoroso di per sé, quindi è il tono che deve liberare il film dagli schemi. Avanti così quindi, sperando di non essere smentiti già dal prossimo trailer.

Dunkirk di Christopher Nolan: dieci grandi speranze

A Dunkerque, in Francia, le riprese del nuovo colossal di Christopher Nolan sono cominciate da appena un paio di giorni e andranno avanti per i prossimi mesi. In attesa di un teaser trailer che attizzi i popoli, ho pensato di mettere giù le mie personali speranze sul prodotto finale ma tenendomi sulle generiche, che il film mica lo devo fare io, e poi mi piace essere stupito. Posto che comunque di Dunkirk si sa ancora poco o niente.

Quello che è certo è che Nolan ha imboccato già con Interstellar una strada differente rispetto a prima, quella di una narrativa meno ludica e scattante, più contemplativa, leggermente meno di genere e più “universale”. Non a caso è il film in cui la posta in gioco è la più grande mai apparsa nella sua intera filmografia: la salvezza dell’umanità. Personalmente non ho fatto salti di gioia a suo tempo ma Interstellar, sia pure coi suoi problemucci, è un grande film, anche se preferisco una storia in cui tutto l’universo sta dentro le motivazioni di un solo personaggio, e non viceversa.

Ma veniamo alle mie dieci speranze.

Nolan Dunkirk  Dunkirk di Christopher Nolan: dieci grandi speranze interstellar christopher nolan
1) Che il film non duri troppo. Gli ultimi due del regista britannico durano circa due ore e tre quarti, e con un war movie di queste proporzioni la cosa potrebbe sfuggire di mano. Più un film dura, più rischia di perdere l’equilibrio e rovinarsi.
2) Che la guerra più che il fulcro del racconto ne sia lo scenario lasciando, attraverso le gesta di personaggi fittizi, spazio creativo sufficiente a bilanciare i vincoli narrativi dell’evento storico.
3) Che eventuali, probabili scene di massa siano dirette in modo ineccepibile e non si risolvano in sequenze d’azione infinite e senza pathos. Uscendo nel pieno della prossima estate verrebbe da pensare a un film di sicuro impatto sul grande pubblico ma, beh, speriamo che questo non implichi un effetto cinecomic.
4) Che Nolan non si interessi agli Oscar.
5) Che anche nelle scene di massa più imponenti non si perda mai il filo emotivo del racconto, lasciando più spazio alla risonanza dell’azione che all’azione stessa.
6) Che Fionn Whithead e gli altri giovani attori protagonisti siano bravi e carismatici abbastanza da non accusare il peso della loro inesperienza.
7) Che il taglio visivo non sappia di vecchio. Hoyte Van Hoytema ha fatto un ottimo lavoro su Interstellar ma Spectre non è all’altezza. L’ennesimo film sulla Seconda Guerra Mondiale necessita di un colpo d’occhio fresco.

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8) Che il plot sia forte ma non troppo complesso, lasciando molto più spazio per i particolari alla sceneggiatura, agli attori e alla regia.
9) Finora il Cinema di Nolan ha viaggiato a due velocità: quella sostenuta a colpi di montaggi paralleli de Il Cavaliere Oscuro e Inception, e quella più lenta e lineare di Interstellar. Forse Dunkirk necessita di una saggia combinazione delle due marce, così da non perdersi in un eccessivo classicismo che, dato il tema, potrebbe essere dietro l’angolo.
10) Che Dunkirk omaggi i grandi film di guerra che lo hanno preceduto ma che abbia un’anima del tutto nolaniana, tanto nel contenuto che nel modo di raccontarlo.
Se devo farvi un esempio di ciò che intendo, vi cito Fury. Non credo che Nolan userà un registro tanto duro, ma per il resto quello è un film che non sembra vecchio e neppure troppo classico, molto serio ma comunque avvincente. Chissà, magari è piaciuto anche a Nolan.

Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant

Il Gate, vale la pena di ricordarlo, è la sala d’attesa di Saito Airlines, vale a dire la rubrica del sito destinata a parlare dei film che attendiamo di più, quelli che anche solo il trailer ci spinge a credere nel Cinema. A differenza della quasi totalità del pubblico, che si fa salire l’hype a mille per qualunque cosa sia un minimo pubblicizzata, qui noi i film li attendiamo col contagocce. Non per niente dall’ultimo Gate, che riguardava Interstellar, è passato un anno. Qual è il nuovo, fortunato titolo in attesa?

The Revenant, ovviamente. Parliamoci chiaro, non sono un fan di Inarritu. Non mi piacciono le sue storie deprimenti tipo 21 Grammi o Biutiful, con personaggi distrutti che vagano di tragedia in tragedia senza mai una boccata di ossigeno. Non mi colpirebbe nemmeno se fosse una visione realistica delle cose. Né mi ha catturato l’esercizio di meta-auto-consapevolezza di Birdman, operazione troppo ricercata per avere un cuore, in cui hai la sensazione che ogni tanto nell’inquadratura ci finisca per errore un Oscar.

the_revenant2  Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant the revenant2

Ma The Revenant è un’altra cosa. Basta guardare i trailer per capire che:
1) si tratta di un film a suo modo minimalista, ma non per questo povero; anzi, è una gioia per gli occhi, del resto il direttore della fotografia è Emmanuel Lubezky.

2) essendoci DiCaprio il film avrà lo spessore intellettuale giusto, senza rischi di tramutarsi in un polpettone; se deve vincere un Oscar, meglio per questo ruolo drammatico ed estremo che per le faccette e gli sberleffi di Wolf Of Wall Street.

3) la vicenda narrata, quella di un cacciatore abbandonato e derubato dai compagni che ritorna per cercare vendetta, garantisce quel tanto di azione e adrenalina che, se ben intonate alla bellezza mozzafiato del comparto visivo, potrebbero spingere il film in orbita e marchiarlo a fuoco nelle nostre retine per sempre.

Per non parlare dei poderosi e maniacali pianosequenza, una prestigiosa firma con cui Lubezky non si stanca di siglare le sue ultime fatiche: da Gravity allo stesso Birdman, il suo tocco magico nel catturare la continuità dell’azione senza stacchi ci regala momenti di Cinema travolgenti, e a noi non resta che cadere senza appigli dentro le sue scene.

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In più, nel film c’è anche Tom Hardy, non proprio un attorucolo. Vuoi vedere che alla fine si scopre che la storia altro non è che un ulteriore livello del sogno di Inception? Scherzi a parte, le chiacchiere possono aiutare, ma quando hai dei trailer del genere si può anche chiudere la bocca. Lo scenario è incredibile, il fatto stesso che abbiano girato solo con luce naturale rende il tutto ancora più elettrizzante. The Revenant, questo almeno lo possiamo già dire, ha capito il segreto del Cinema e sembra possederlo e padroneggiarlo fino in fondo. Quanti film all’anno si preoccupano di creare qualcosa di speciale, a partire proprio dalla fotografia e dal sonoro?

Da noi The Revenant uscirà il 28 gennaio.

Interstellar e altri livelli di Nolan

Chissà se Christopher Nolan pensava a se stesso e al proprio ruolo nell’attuale industria del Cinema quando ha concepito la maestosa scena dell’attracco all’Endurance, in Interstellar. In che senso? Ve lo spiego tra poco. Intanto un piccolo avvertimento: per il sottoscritto nessun dei suoi film può dirsi perfetto, e allo stesso tempo nessuno dei suoi film può ritenersi brutto, e non c’è alcuna contraddizione. Secondo avvertimento: potete intendere questo post come uno spin-off, un tantino più delirante, della recensione di Interstellar, in quanto ne riprende e sviluppa uno degli assunti cardine: per quanto possa avere successo di critica e di pubblico, la filmografia di Christopher Nolan è spesso incompresa.

Non perché si tratti di opere così elevate da essere ermetiche o irraggiungibili, ma perché molte volte si preferisce banalizzarle a causa e in forza della loro natura apparentemente ibrida, quella siglata da espressioni come “intrattenimento intelligente”, che sono puro pleonasmo. Ora, non so voi, ma come dovrebbe essere fatto un intrattenimento non intelligente? Esiste? Cioè, so che esiste una marea di blockbuster che dovrebbero intrattenere ma che in realtà fanno pena, per cui non contano. Quindi no, non c’è nessuna ibridazione, l’intrattenimento vero non può che essere intelligente.

Se mai, Nolan è uno di quei pochi autori che cercano di ricomporre i due emisferi del Cinema illegittimamente separati, ed è percepito come una sorta di Cooper che tenta un attracco disperato all’Endurance in rotazione, quasi una metafora di tanto cinema baraccone, che gira come una giostra senza controllo in attesa di schiantarsi. Ciò che manda in tilt la gente è la resistenza che questi film oppongono al tentativo di etichettarli.

interstellar-trailer-slice  Interstellar e altri livelli di Nolan interstellar trailer slice

Il quadro generale non è molto diverso dal mondo onirico multi-livello di Inception. Lo so, il solo leggere questo titolo vi provoca lacrime di gioia, ma rimandatele a dopo, ora vi voglio lucidi. Per avviare il giusto dibattito occorre un mega innesto. Non basta un livello di discussione, e neppure due. Bisogna allontanarsi il più possibile dal brusio, dal cicaleccio di circostanza che si scatena a ogni nuova uscita e tornare al mondo reale. Paradossalmente, per risalire dobbiamo scendere. Ce ne vogliono quindi tre, tre livelli. Ma, se dovessimo localizzare le attuali coordinate del dibattito, quali sarebbero?

Quelli che in Inception erano i tre livelli del sogno e della missione, ora diventano i tre piani di lettura della filmografia di Nolan. Il primo livello, quello del furgone che scorrazza in città tra sparatorie e inseguimenti, è il Nolan più accessibile e immediato, quello che tutti comprendono, quello action. Alcuni spettatori decidono di fermarsi qui e, francamente, non sanno cosa si perdono.

Il secondo livello era quello in cui si combatteva fluttuando nei corridoi di un hotel, ma soprattutto era quello in cui si usava lo stratagemma denominato “Mr. Charles” e in cui Arthur era costretto a improvvisare e a ingegnarsi, arrivando a far decollare un ascensore come uno shuttle. Quindi questo è il livello in cui il cinema di Nolan si distingue per inventiva e complessità, il suo lato più cerebrale e mesmerizzante. Ecco, per il sottoscritto la maggior parte del pubblico si ferma qui, che certo non è poco. Ma non è ancora abbastanza.

Perché nel terzo livello c’è il cuore. In Inception era lo scenario della neve, delle citazioni di 007, delle sparatorie sugli sci. Ma questo era solo un recinto action a una delle scene madri del film, quella in cui Fischer ha un ultimo, drammatico confronto con suo padre, in una straniante stanza blindata al centro di una fortezza sotto assedio. Ora, il punto è: sì, puoi anche fermarti al primo o al secondo livello, ma mancherà la tridimensionalità (nulla a che vedere col 3D, occhio), la vertigine. Giù nel profondo, invece, c’è una vista mozzafiato.

E il limbo? Bah, chi lo sa, in fondo nessuno ci è mai stato. Forse nel limbo c’è Nolan stesso in modalità Saito Vecchio Decrepito, non per il tempo passato ma per la pallosità della situazione, sperando che prima o poi qualcuno si decida a parlare di cinema invece che fare il tifo pro o contro.

The_Dark_Knight_Rises_30851  Interstellar e altri livelli di Nolan The Dark Knight Rises 30851Per chiudere, proviamo a mettere a fuoco alcune delle critiche più ricorrenti ma mal poste, così da dare loro il giusto peso e non di più.

1) “Sono film privi di ironia”. Ok, non è vero, ma certo l’ironia non è prevalente nelle sue opere. Il punto è che non si tratta di un difetto. Per fare un esempio celebre, qualcuno si è mai lamentato della mancanza di ironia in, per dire, Blade Runner o Terminator? E allora perché per Nolan dovrebbe essere fondamentale?

2) “Non sa girare le scene d’azione”. Allora, intanto le scazzottate non sono le sole scene d’azione possibili, e se è vero che alcune presentano ovvi limiti è anche vero che l’azione di Nolan ha un peso e un significato diverso da quella dei vari Fast and Furious. Se poi parliamo di inseguimenti, o della battaglia terra-aria alla fine del terzo Batman beh, lì molti registi avrebbero solo da imparare.

3) “I suoi personaggi femminili sono deboli e mal scritti”. Falso. Ripensate alla Carrie-Anne Moss di Memento, alla Marion Cotillard di Inception, o alla Anne Hathaway di The Dark Knight Rises e di Interstellar.Ah, dimenticavo: bisogna inquadrarle nel film in questione, non paragonarle a Rossella O’Hara di Via Col Vento.

4) “Ama complicare inutilmente i suoi plot”. Che a volte il gusto per il virtuosismo gli sfugga di mano ci sta, siamo d’accordo, ma il più delle volte complicare le premesse è condizione necessaria sia per trattare argomenti nebulosi come l’inganno, sia per innescare stupefacenti soluzioni dell’intreccio. Non a caso, uno dei massimi momenti di Cinema di Nolan è ancora la sequenza che comincia con l’innesto a Fischer al capezzale del padre morente e finisce col mega “calcio” sincronizzato, in Inception. Se i livelli di sogno fossero stati solo uno o due un simile effetto non sarebbe stato possibile.

5) “Troppi spiegoni”. A volte, è vero, sono troppi. Ma il vero problema è quando sono mal mimetizzati all’interno dei dialoghi. Per capirci, pensate al genere dei legal thriller. Per lo più si tratta di gente che racconta cose che non succedono in scena, quindi in pratica si vive di spiegoni. Ma nessuno può dire niente, dato che sono spiegoni perfettamente a loro agio nel contesto, visto che in tribunale ci si aspetta proprio questo. Ecco, non sempre nei film di Nolan gli spiegoni sono ben acclimatati, ed ecco il motivo per cui possono rimanere sullo stomaco.

Interstellar – Recensione (per quello che è possibile)

E se Christopher Nolan fosse l’unico Kubrick possibile al giorno d’oggi? E se questa domanda fosse solo una provocazione? Non è molto originale citare Kubrick in una recensione di Interstellar. Per la verità non è molto originale neppure fare una recensione di Interstellar. Sia perché, ovviamente, tutto il mondo ne sta già parlando, sia perché, in effetti, Interstellar è uno di quei pochi film per cui fare una recensione non serve a niente. Cioè, è un’opera troppo personale e troppo universale per dare un giudizio che possa servire a qualcuno. Quindi ben vengano le coordinate minime, ma dopo ogni spettatore deve arrangiarsi, deve fare questo viaggio da solo o con chi vuole lui. Ma deve farlo. Insieme, però, possiamo dare uno sguardo alle famose coordinate.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar recensioneInterstellar è il film di più ampio respiro di Nolan, quello che più di tutti trascende il genere, e crea una galassia esistenziale. Rappresenta inoltre il passo più deciso fuori dal seminato di tutta una filmografia contrassegnata da montaggi incalzanti e ipnotici, azione e plot twist in grado di rimescolarti il cervello nel cranio come una zuppa. Qui trionfano invece visioni maestose, lunghe scene a passo d’uomo, e pare quasi di vedere un Nolan ancora più sicuro di sé, al punto da sfidare nuovamente il grande pubblico, con strategie molto differenti da quelle di un Cavaliere Oscuro o un Inception, e così regista e spettatori, dati alla mano, realizzano un altro bel paradigma vincere/vincere.

Inutile soffermarsi sulla portata dello spettacolo, per decidere se è il vostro film o meno non vi resta che andarlo a guardare di persona, come dicevo. Dopodiché si può parlare di tutto, anche dei problemi. Ma se da un lato è vero che nel cinema del regista britannico ci sono difetti talmente consolidati da possedere ormai la green card, è anche vero che probabilmente non sono quelli di cui tutti parlano. Ad esempio, la presunta mancanza di ironia (ma perché nessuno la critica mai a un Michael Mann?) Perché il cinema di Nolan va compreso prima di essere criticato, ma per comprenderlo bisogna evitare di sminuirlo a priori.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar recensione1A ogni modo, non so voi, ma io non ho avuto bisogno di vedere astronavi per capire che Interstellar stava per decollare e che sarebbe stato magnifico. E qui arriva la nota originale di questa recensione, dato che nessuno l’ha notata. Parlo della scena iniziale della corsa in furgone tra i campi, priva di intralci da montaggio parallelo (altro aspetto a volte problematico nei film precedenti), insistita, sublime e memorabile sintesi della complicità tra padre e figli e del senso di meraviglia dell’esplorazione, facile come un gioco, solenne come una liturgia. Tutto il film in due minuti, e quasi senza parole.

Interstellar recensione  Interstellar - Recensione (per quello che è possibile) Interstellar 67822 e1416961571596Quel furgone rapito dall’istinto predatorio e di sopravvivenza, che si precipita a caccia del drone disdegnando la strada maestra in favore di più ostiche scorciatoie, è a mio avviso la vera metafora di Interstellar e di tutto il cinema di Nolan: la gomma bucata rappresenta i difetti, tra qualche spiegone servito troppo freddo, qualche squilibrio di intensità e solidità, ma non è abbastanza per rimandare (o peggio annullare) il viaggio. In nessuno dei suoi film l’urgenza dell’avventura si era sentita così imperiosa come in quello scatto. Non c’è tempo di cambiare la ruota, è ora di partire, forse i suoi difetti lo accompagneranno sempre. Come anche le platee di mezzo mondo.