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Jurassic World

Colin Trevorrow Jurassic World

Colin Trevorrow e Jurassic World 2: la questione animatronic e CGI

Su questi schermi mi è capitato spesso di lamentarmi di come la CGI – gli effetti visivi generati al computer – abbia sostanzialmente inquinato il cinema degli ultimi 15-20 anni, rendendolo di fatto peggiore di quello che potrebbe essere. Ovviamente, si tratta di un problema dei film ad alto budget, che spesso sono così pieni di corpi digitali proprio per questo viziaccio di demandare gran parte del lavoro creativo a qualcosa che si può realizzare solo in post-produzione. Ma il limite non è solo esteriore, visivo.

Il problema nasce dalla consapevolezza che il computer ti offre un arsenale sterminato di immagini in movimento, niente è troppo estremo o fantasioso per uno strumento virtuale come quello. Ma questa consapevolezza di avere munizioni infinite ha scavato una fossa abissale sotto i piedi del genio creativo hollywoodiano: se il film lo puoi assemblare a colpi di effetti visivi, perché sprecarsi a scrivere una bella sceneggiatura?

Colin Trevorrow ha diretto Jurassic World, uno dei più grandi incassi della storia del cinema. Dirigerà anche l’episodio IX di Star Wars. Ora, a me Jurassic World non è piaciuto, ma non importa. Quello che conta è che il regista, parlando del prossimo film sui dinosauri, ha casualmente specificato in parole semplici questo concetto del rapporto tra effetti visivi e scrittura pura e semplice. Tra le altre cose Trevorrow afferma questo:

 

[…] Abbiamo scritto delle opportunità per gli animatronic in questo film, perché è una cosa che deve partire dalla scrittura.[…]

 

Buono a sapersi, anche se lo sapevamo già: la scrittura di una sceneggiatura cambia se sai di avere o non avere certi mezzi a disposizione. Il bello è sentirlo detto da uno che opera al centro del business, che sa bene di ciò di cui parla. Trevorrow tocca questo tasto mentre spiega che gli animatronic sono indicati solo per certi movimenti dei dinosauri, e che per il resto occorre la CGI.

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Patente e libretto, prego

Certo, nessuno ne dubita. Il fatto, e qui parlo del cinema in generale, è che il “resto” in questione esiste perché esiste la possibilità di usare la CGI, e non viceversa. Si usa la tecnologia solo perché c’è, non per altro. Se il digitale non esistesse, e ci si dovesse arrangiare con la pellicola, la gente scatterebbe foto di qualunque cosa per poi postarle sui social?

Se ci si limitasse a girare solo ciò che si può fare dal vivo e usare la CGI solo per le rifiniture questo problema non ci sarebbe. Non ci sarebbe neppure alcun vero limite artistico, perché a oggi non esiste alcuna prova che le scene con la CGI illimitata siano più efficaci, o che siano più belle da vedere, ma soprattutto non esiste alcuna prova che la CGI, per quanto ben fatta, renda un film migliore. Anzi, nove volte su dieci abbiamo le prove del contrario.

Ma, e qui viene meno qualunque alibi, esistono anche grandissime produzioni che riducono al minimo gli effetti digitali e che stanno riscoprendo il fascino e la disciplina che solo effetti pratici e solidi possono portare. Dai nuovi Star Wars ai film di Christopher Nolan, parliamo comunque di trionfi di botteghino, ergo la vecchia scuola in termini di soldi paga quanto la nuova. E guarda caso ne Il Risveglio Della Forza l’unica cosa visivamente stonata dal punto di vista visivo e concettuale è Snoke, il mostro digitale sempre nascosto nella penombra.

Perché quello contro cui si accanisce la critica e la fascia di spettatori dal gusto più educato non è il fatto che i blockbuster siano fatti con le montagne di dobloni, ma che spesso perdano l’anima nel flusso dei miliardi, quelli che escono per le spese e quelli che rientrano al botteghino. Anche fregandosene della critica, Hollywood potrebbe davvero puntare in alto e offrire al mondo un cinema che sia veramente unico e invidiabile, cioè fatto con mezzi che nessun altro si può permettere, ma anche con tutto il talento possibile. Per rinforzare la mia tesi, dato che le immagini contano più delle parole, vi lascio con un minuto e mezzo di video con le prove del vecchio T-REX di Jurassic Park. Have fun!

Jurassic Park Steven Spielberg

Dieci ragioni per amare Jurassic Park

Sono passati secoli, ma su Jurassic Park non è calato un solo granello di polvere, né si vede una mezza grinza. Steven Spielberg uscì a quel casello per puro caso: lui e Michael Crichton stavano facendo un brainstorming su ER, quando ancora sembrava dovessero trarne un film e non una serie, quando saltò fuori che il romanziere stava lavorando anche a una storia sui dinosauri e la clonazione. Spielberg ebbe una folgorazione, i due lasciarono momentaneamente da parte ER e…il resto è storia. O meglio, il resto è Jurassic Park.

23 anni e 3 sequel più tardi, quella pietra miliare è ancora lì, salda e intatta, per molti versi imbattuta. Eccone il perché in dieci punti.

1) Jurassic Park rappresenta ancora l’entertainment di Hollywood puro, certo, vale a dire non ancora intaccato dall’oscurità post-11 settembre che si è infilata in tanti tentpole successivi al 2001. Ma pur concentrandosi sulla meraviglia e l’avventura non disdegna una riflessione sulla tracotanza umana e spinose questioni di bioetica, con poche e chiare parole, assumendo senza paura una posizione molto morale, ma soprattutto molto umile nei confronti della natura. Il dialogo nella stanza delle diapositive, con solo il brusio del proiettore a fare da sottofondo, è una delle scene più belle e d’atmosfera di tutto il film.

2) Pur comprendendo un massiccio uso di effetti visivi, Jurassic Park rimane uno degli ultimi del suo genere a usare la tecnologia come stampella e non come perno. Nel terzo atto del film, nonostante Independence Day e la sua distruzione di massa siano ormai dietro l’angolo, non distruggono praticamente niente.

3) I personaggi sono stereotipi perfetti che subiscono (alcuni almeno) un’evoluzione stereotipata anch’essa, ma credibile, dimostrata in laboratorio, con tempi naturali.

4) Pur essendo un film fatto in gran parte di tecnica sopraffina, il cuore rimane sempre il racconto di una storia straordinaria. Se fosse stato solo tecnica non sarebbe diventato il classico che è.

5) Nel suo genere e con quel tipo di storia è impossibile fare meglio, come hanno generosamente dimostrato tutti i sequel, compreso Jurassic World.

Jurassic Park Steven Spielberg  Dieci ragioni per amare Jurassic Park tric

6) I protagonisti sono tutti credibili, ma spiccano Alan Grant, un Indiana Jones più serio e umanizzato, e Ian Malcolm, il cui look pare quasi quello del Bonovox dell’epoca (“rockstar” lo definisce John Hammond), in effetti La Mosca è un simbolo significativo tanto per il leader degli U2 che per Jeff Goldblum.

7) Jurassic Park promuove una certa “filosofia del comprimario” che si trova in tanti film, solo che di solito riguarda attori in carne e ossa: mentre la specie protagonista è senz’altro quella dei Velociraptor, la sequenza più intensa e memorabile tocca al T-Rex: l’attacco alle vetture durante l’uragano è una roba da spedire in orbita sperando che gli alieni capiscano che è meglio non sfidarci nell’arte cinematografica. Almeno a decenni alterni.

8) Jurassic Park è perfetto per una visione spensierata nel pieno dell’estate, cioè ora per esempio.

9) Il bello è che è un film del tutto spielberghiano prima maniera, nonostante il budget faraonico e l’ambizione epocale. Il suo Cinema d’avventura con protagonisti ordinari viene semplicemente trapiantato in un blockbuster in cui gli unici che possono rubare la scena sono i dinosauri stessi, e per una volta è bello vedere il cast umano dividere gli applausi con effetti speciali così intelligenti e ben realizzati.

10) Jurassic Park è anche un bel modo per ricordare quanto grande sia stato Michael Crichton. Una volta o l’altra bisognerà dedicargli un post, ma nel frattempo non scordiamo questo autore fondamentale: dinosauri a parte, se oggi le serie tv dettano legge nell’entertainment si deve in gran parte al suo ER, che ha innalzato la produzione media televisiva a livelli cinematografici conservando il meglio della serialità, vantando una qualità tecnica e narrativa stellare più duratura di qualunque altro telefilm. Per non parlare poi della bellezza dei suoi romanzi… Due post, ci vorranno due post per tutto questo.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l’ascesa del franchise

Dire che il 2015 è stato un grande anno per il cinema è come dire che The Rock è un po’ grosso. Come il signor Johnson, il 2015 è stato enorme. Due degli studios in particolare hanno svettato, creando la forza di gravità che ora risucchia la gente al cinema.

La Universal ha polverizzato il record e assunto nuovi contabili quest’anno, con Jurassic World, Straight Outta Compton, I Minion e Fast and Furious 7 che hanno sbancato il mondo facendo incassi senza precedenti. Il solo Jurassic World ha rastrellato più di un miliardo e mezzo di dollari, diventando il più grande weekend di apertura della storia e il film più veloce nel raggiungere il miliardo, battendo il precedente campione – manco a dirlo – Fast And Furious 7.

Un soffio dietro la Universal troviamo il colosso Disney, che ha fatto di nuovo il colpaccio dato che i loro nuovi acquisti Marvel e Pixar li hanno resi una fonte di ricchezza. Dopo una breve pausa e alcuni passi falsi a livello di critica, la Pixar è tornata in forma con il successo intellettuale da oltre 700 milioni di Inside Out, il suo più grande hit dopo Toy Story 3. Ma il lavoro non è finito, e La Pixar sta lavorando sodo per i suoi capi della Disney col suo secondo film dell’anno, The Good Dinosaur, atteso sugli schermi a Novembre. Naturalmente anche il perpetuo diluvio di cinecomic continua a furoreggiare, con Age Of Ultron poco sotto a Jurassic World e Furious 7, con un ricco incasso di 1 miliardo e 400 milioni.

Ma certo non è tutto. Essendo il 2015 insieme al 2012 l’annata con più film a raggiungere il target del miliardo, è una scommessa vinta affermare che alla fine prevarrà il 2015 con l’arrivo dei film più attesi dell’anno: Spectre e Star Wars – Il Risveglio della Forza. Ah, e Batman V Superman. Più o meno.

Ma prima di guardare oltre buttiamo un occhio ai film più grossi usciti finora. Inside Out ha ottenuto un altro importante primato quest’anno. Il boxoffice d’apertura lo ha reso il più grande incasso per un film originale, non sequel di alcunché, di tutti i tempi. Questa è una nota importante quando cominci a capire quanto il concetto di sequel, e ancora di più di franchise, stiano plasmando l’industria del cinema e rassicurando in modo vitale le platee e infrangendo record.

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Ecco la top ten degli incassi dell’anno:
1 Jurassic World
2 Fast and Furious 7
3 Avengers: Age Of Ultron
4 I Minion
5 Inside Out
6 Mission: Impossible – Rogue Nation
7 Cinquanta Sfumature di Grigio
8 Cinderella
9 San Andreas
10 Terminator Genisys

Sei di questi possono essere considerati sequel all’interno di affermate serie di film (Jurassic World/Fast and Furious 7/Age Of Ultron/I Minion/Mission Impossible/Terminator Genisys). Bene, vuol dire che quasi metà della classifica è fatta di successi originali, giusto? No davvero. Cinquanta Sfumature di Grigio è sempre stata una scommessa vinta per gli Universal Studios. Basato sulla fortunata serie di libri di E.L. James, Grigio è un fenomeno culturale certificato che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e ha scatenato una tempesta di dibattiti e azioni alle stelle nella compagnia S&M. Anche Cinderella, sebbene molto diverso, è una storia che noi tutti conosciamo bene, e difficilmente può essere considerata qualcosa di originale. E per Inside Out beh, qualsiasi cosa La Pixar faccia sarà sempre un grosso affare e il film sfrutta il brand più di ogni altra cosa.

Rimane San Andreas, che credo abbia la corona di film più originale della top ten dell’anno. Bravò, Dwayne. Sebbene credo che il titolo giochi velatamente con quello del famoso videogioco GTA, rimane comunque il fatto inevitabile che quando lo guardi ti senti come se lo avessi già visto centinaia di volte. Ti siedi e lasci che i soliti stereotipi ti inondino, con una CGI migliore che metta tutto al passo coi tempi. Eppure, tristemente per San Andreas, a gennaio gli ultimi due saranno sbattuti fuori dalla graduatoria dai due imminenti fenomeni, Bond e Star Wars, il che significa che l’unico film nella top ten che avete visto veramente a scatola chiusa sarà Inside Out.

Non è sempre stato così. Ai vecchi tempi la gente andava a vedere le star più che le storie e i personaggi. Nomi come Cary Grant, Marlon Brando, Rita Hayworth e Audrey Hepburn erano la calamita per le folle e firmavano contratti esclusivi con gli studios che, a turno, producevano in serie “veicoli” – film pensati solo per innalzare le rispettive star ad ancora più elevate soglie di fama. Più tardi, star e attricette si liberarono delle catene e fecero il loro gioco ragionando un film alla volta, cambiando studio come veniva. Ma in un qualche momento negli ultimi vent’anni il “nome” di un film ha cominciato a perdere potere. Via via è diventato sempre meno sicuro che il pubblico si sarebbe infiammato per il semplice sorrisone malizioso dell’attore protagonista sul poster.

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Dal Solaris di George Clooney (2002) al Transendence di Johnny Depp (2014) non si contano gli esempi dei fiaschi al botteghino di grandi star. Nel mondo “o la va o la spacca” dei blockbuster ad alto budget, dove un flop può significare la rovina, gli studios avevano bisogno di certezze. Ed ecco l’imporsi dei sequel, messi in circolo per salvare la baracca. Ora i film tentpole, quelli che reggono lo studio, sono basati su franchise di cui gli studios conoscono (più o meno) il potere attira-folle, e guidati da attori sconosciuti.

Una rapida occhiata al franchise di Mission: Impossible mostra quanto sia cambiato. Ai tempi dell’originale del 1996 firmato Brian De Palma, Cruise era una delle ultime star in grado di accalappiare le masse solo col suo nome. Ora, nel 2015, il mondo si è capovolto ed è il franchise M:I che porta clienti, con Cruise che spartisce la scena con Simon Pegg, Alec Baldwin, mega acrobazie e qualunque attrice lo studio scelga quell’anno.

Ci vuole sempre di più per convincere il pubblico ad andare al cinema e gli studios lottano per cercare di predire un successo. Tomorrowland è stato il più grande passo falso per la Disney quest’anno, mancando il colpo al boxoffice. Un film originale, diretto da Brad Bird, con George Clooney e un budget di quasi 200 milioni (recuperando giusto qualcosa in più), un simile scivolone comporterà senz’altro una pausa nel caso una nuova storia attenda di andare in produzione. Fiaschi come questo fanno sì che l’attenzione si sposti sempre più su formule che già funzionano e i franchise si basino su concept e personaggi già popolari. Ci attendono gli universi espansi. La Disney pare che stia pianificando episodi di Star Wars ogni anno fino alla fine dei tempi, mentre l’universo Marvel cresce a dismisura. Questo ha portato a un cedimento nel mezzo. I film a medio budget stanno diventando sempre più rari, dato che sono imprese anche più rischiose. I tentpole hanno budget da centinaia di milioni e i film indie low-fi sono lasciati alle mani di compagnie indipendenti che vengono arraffate dagli studios appena fiutano il successo.

L’imprevedibilità di un film significa che i nervosi uomini in completi eleganti degli studios non possono staccare assegni per storie originali. E’ molto più facile sborsare 200 milioni per un altro Fast and Furious, che ha già un vasto pubblico pronto a infuocarsi. Probabilmente la prossima generazione perderà una nuova icona culturale ogni volta che questo accadrà. Dall’altro lato, però, avremo un nuovo Bond quando ci servirà e un nuovo e dolorosamente eccitante film di Star Wars è dietro l’angolo. Qualsiasi cosa pensiate di questo fenomeno, “il franchise” è qui per restare. Solo, non chiedetemi di cercare di seguire il plot di Avengers per un bel pezzo.

What’s with all the Sequels? The 2015 Box Office, the decline of the Hollywood Star and the rise of the franchise.

Saying 2015 has been a big year for cinema is like saying The Rock is a little buff. Like Mr. Johnson, 2015 is gargantuan. Two studios have stood head and shoulders above the rest, creating the gravity that’s sucking people into the movie theatres.

Universal smashed records and hired new accountants this year with Jurassic world, Straight Outta Compton, Minions and Fast and Furious 7 becoming runaway hits making untold profits. Jurassic World on its own raked in over one and a half billion dollars, the biggest opening weekend in history and the fastest film ever to make $1 billion, beating previous record holder – wait for it – Fast and Furious 7.

Hot on Universal’s heels has been the unstoppable Behemoth that is Disney, doing it all over again as their newly acquired Marvel and Pixar production companies make them an eye watering fortune. After a short break and a few critical duds, Pixar are back on form with the cerebral hit Inside Out taking over $700 million, Pixar’s second biggest hit after Toy Story 3. But the story isn’t over and Pixar are working hard for their Disney masters with their second picture of the year, The Good Dinosaur, due to hit screens in November. Naturally the continuing cascade of super-hero films also continue to shovel in audiences, Age of Ultron just shy of Jurassic World and Furious 7, with a healthy bank balance of $1.4 billion.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise 150529 san andreas movie stills 6374920ce872ace3ad1fccb5008d263c

But it’s no way near over yet. With 2015 tying with 2012 for most films to reach the $1 billion mark, it’s a safe bet to say that the record will taken by 2015 with the arrival of the year’s most anticipated movies: Spectre and Star Wars; The Force Awakens. Oh, and Batman vs. Superman. Sort of.

But before we get ahead of ourselves let’s take a look at the biggest films so far. Another important record was achieved this year by Inside Out. The film’s opening takings have made it the highest grossing original, non-sequel property opening ever. This is important when you start to realise how ‘the sequel’, and even more so ‘the Franchise’, is shaping the film industry and vitally securing audiences and breaking records.

The top ten grossing films of the year are as follows:

  1. Jurassic World
  2. Fast and Furious 7
  3. Avengers: Age of Ultron
  4. Minions
  5. Inside Out
  6. Mission: Impossible – Rogue Nation
  7. Fifty Shades of Grey
  8. Cinderalla
  9. San Andreas
  10. Terminator: Genisys

A whopping six of these can be considered sequels in an already established film series (Jurassic World/ Fast and furious 7/Age of Ultron/ Minions/ Mission:Impossible/ Terminator Genisys).

Well that leaves almost half as original hits, right? Well, not really.

Fifty Shades of Grey was always a fairly safe bet for Universal Studios. Based on the hit series of books by E.L James, Grey is a certified cultural phenomenon that has sold millions of copies worldwide and unleashed a storm of controversy and rocketing shares in S&M companies. Cinderella, though quite different, is also a story we all know well and can hardly be considered anChe sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise inside out movie box original piece. As for Inside Out, anything Pixar make will always be a big deal and the film trades more on the name of the production company than anything else.

That leaves San Andreas, which I think takes the crown of most original in the top ten films of the year. Bravo, Dwayne. Though I suspect it sneakily plays on the title of the famous GTA game, there is also the unavoidable fact that when you watch it you feel like you’ve seen it hundreds of times before. You sit back and let the familiar tropes and stereotypes wash over you with added CGI to make it up to date. Sadly though, for San Andreas, come January, the last two will have been knocked off the perch by the forthcoming juggernauts, Bond and Star Wars, meaning the only film in the top ten that you knew zero about before you watched it, will be Inside Out.

It wasn’t always this way. In the olden days people came to see the stars more than the stories and characters. Names like Cary Grant, Marlon Brando, Rita Hayworth and Audrey Hepburn were the draw of the crowds and they would sign exclusive deals with studios who, in turn, would churn out ‘vehicles’ – films designed solely to propel their stars to ever greater fame. Later, Hollywood stars and starlets lost the shackles and did their thing on a film by film basis, switching studios as they went. But somewhere in the last 20 years, the ‘name’ on a movie began losing its power. It became less and less certain audiences would turn up based on the roguish grin of the lead male on the poster. From George Clooney’s Solaris (2002) to Johnny Depp’s Transendence (2014), there are countless examples of big stars failing at the box-office. In the make or break world of the big budget blockbuster, where one dud can spell ruin, studios needed to find security. Cue the rise of the sequel, riding in to save the day. Now ‘tent pole’ films, the ones holding up a studio, are based on franchises that studios know (more or less) will bring in the crowds, and fronted by actors you’ve never heard of before.

Che sono tutti questi sequel? Il Box-office del 2015, il declino della stella di Hollywood e l'ascesa del franchise 7b1a44f57afd4600dbd906c2b5319b78A quick look at the evolution of the Mission: Impossible series shows just how much has changed. Back with the original 1996 Brian De Palma M:I, Cruise was one of the last stars who could draw in an audience on his name alone. Now, in 2015, it’s gone full scale topsy turvy and it’s the M:I franchise that brings in the punters, Cruise reduced to sharing duties with Simon Pegg, Alec Baldwin, big stunts and whatever new female the studio/director fancies that year.

It takes more and more to convince audiences into the cinema and studios struggle to predict a hit. Tomorrowland was this years biggest disaster for Disney, failing to ignite the box office. An original film directed by Brad Bird, starring George Clooney and with a budget of almost $200 million (barely recapturing half at the box office), this failure will surely mean a pause whenever a brand new story is waiting to go in production. Failures like this mean the focus shifts more and more on the formulas that already work and franchises are created on popular concepts and characters. Expanded movie universes are where we’re headed. Disney seems to be planning a Star Wars film every year until the end of time, meanwhile the Marvel Universe is expanding exponentially. This has lead to a thawing out of the middle. Medium budget films are becoming ever rarer as they become more risky enterprises. Tent pole films have hundreds of millions in their budgets and the low-fi indie hits are left to be made by independent production companies which are snapped up by studios at the hint of success.

The unpredictability of film means nervous suits from the studio can’t bring themselves to sign off a cheque on an original story. It’s much easier to shell out $200 million to make the next Fast and Furious film, which already has a significant audience who’ll surely turn up. Arguably the next generation suffers the loss of a new cultural icon every time this happens. On the flip side though, we’ll always have a new Bond when we need him and a painfully exciting new Star Wars film waits just around the corner. Whatever you think about this phenomenon, ‘the franchise’ is here to stay. Just don’t ask what an infinity stone is anytime soon.

Jurassic World: dopo 11 anni l’attesa è finita!

Adoro i video virali delle grandi produzioni hollywoodiane perchè di solito sono esercizi molto raffinati di intelligenza creativa, capaci di stimolare la curiosità e suscitare quel senso di meraviglia che rappresenta la quintessenza dell’intrattenimento.

Ilovebees.com, l'alternate reality game del videogioco Halo  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! ilovebees sm
Una schermata di Ilovebees.com, l’alternate reality game che nel 2004 ha coinvolto centinaia di migliaia di fan del videogame Halo in una straordinaria caccia al tesoro tra reale e virtuale

Spesso, questi video vedono protagonisti brand e aziende fittizi dei quali ci viene mostrato ad esempio un finto ma verosimile spot pubblicitario oppure un annuncio di selezione del personale talmente convincente da sembrare autentico.

Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! AIR flier
L’alternate reality game imbastito dai Nine Inch Nails per l’uscita del concept album Year Zero si è basato su un intrigante e suggestivo cocktail di paranoia, misteri e teorie della cospirazione

Lo scopo è chiaro: attirarci all’interno di un gioco interattivo che può esaurirsi nella semplice visione di un video, nell’esplorazione di un sito costruito ad hoc o nella fruizione di un mini-game via web. Ma che in certi casi può anche sfociare in un maestoso e incredibile alternate reality game dal vivo come nel caso di Halo, Year Zero e di recente The Secret World.

Se me lo chiedete, un video virale che mi piace particolarmente è lo spot pubblicitario del mitico Slusho, bibita che appartiene all’universo narrativo del film Cloverfield (cliccate sull’immagine in basso per vederlo): la coloratissima bevanda è infatti di proprietà dalla Tagruato, multinazionale petrolifera senza scrupoli che ha appena assunto Rob Hawkins, giovane di belle speranze protagonista del film di Matt Reeves.

Immagine promozionale dello Slusho  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! Slusho
Un’immagine promozionale dello Slusho, la bevanda immaginaria creata per il film Cloverfield

E non a caso all’inizio del film vediamo il fratello di Rob, Jason, indossare una maglietta brandizzata Slusho nello stiloso attico di Manhattan dove è stata organizzata la festa pre-partenza del fratello (il ragazzo sta per fare rotta verso il Giappone dove lavorerà nell’ufficio marketing della bevanda).

Jason con la maglietta Slusho  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! Jason slusho
Una scena di Cloverfield in cui Jason, fratello del protagonista del film, indossa una maglietta con il logo Slusho

Si tratta ovviamente di un’ironica e beffarda allusione a quello che sta per accadere: Rob e i suoi amici non sanno infatti che nella porzione di Oceano Atlantico spremuta da una delle piattaforme Tagruato si è appena verificato un terribile “fenomeno” che, presto, arriverà a disturbarli (per usare un eufemismo) proprio lì, nel cuore della Grande Mela.

Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! jurassicworld
Anche uno squalo può essere usato come esca…se il predatore che si cerca di catturare è un dinosauro

Il video virale di cui vi parlo oggi riguarda Jurassic World, quarto capitolo di una saga che personalmente mi riporta indietro all’età dell’oro della preadolescenza: devo ancora avere in fondo a qualche armadio uno di quei fantastici raccoglitori ad anelli con il logo giallo, rosso e nero di Jurassic Park in formato gigante.

Logo del primo Jurassic Park  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! jurassicparklogo
Nostalgia canaglia: questo logo vintage di Jurassic Park era presente su tutti i merchandise – dai quaderni agli album di figurine – per cui andavamo matti noi ragazzini dell’epoca
"Ah Ah Ah! Non hai detto la parola magica!"  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! Qualcuno ha ricreato il terminale informatico di Jurassic Park
“Ah Ah Ah! Non hai detto la parola magica!”

L’album delle figurine invece mi sa che si è perso irrimediabilmente nelle sabbie del tempo. Ciò che non potrò invece mai dimenticare sono le risate incontrollabili che mi coglievano anche alla novecentonovantanovesima visione consecutiva del salvaschermo col programmatore obeso che recita “Ah! Ah! Ah! Non hai detto la parola magica!”

Ma facciamo un pò d’ordine. Oltre al primo, sensazionale Jurassic Park che tutti conosciamo e amiamo erano finora usciti, se ben ricordate, altri due capitoli: Il mondo perduto: Jurassic Park, carino ma assolutamente non all’altezza del predecessore e Jurassic Park III, debole e deludente tentativo di rivitalizzare la saga preistorica a quasi dieci anni dal suo fulminante esordio.

Poster di Il mondo perduto - Jurassic Park  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! jurassicparkilmondoperduto
Il Mondo Perduto – Jurassic Park non è un film così malvagio, ma certo non ha eguagliato i livelli di fascino del predecessore

Poi, si è cominciato a parlare di Jurassic World, che all’inizio era noto semplicemente come Jurassic Park IV. Dopo oltre un decennio di permanenza in quello che gli addetti ai lavori chiamano “development hell” – letteralmente “inferno dello sviluppo”, vale a dire quelle sabbie mobili fatte di burocrazia scivolosa, divergenze professionali, incomprensioni artistiche e magagne logistiche che prolungano a oltranza la realizzazione di un film – il quarto capitolo della saga è stato finalmente prodotto e ora è pronto a uscire sugli schermi di tutto il mondo.

Anche questo installment si svolge in un’isola dell’America Centrale, Isla Nublar, adibita a parco giochi preistorico. Questa volta però a dominare la scena non sono i soliti noti dell’Olimpo giurassico ma una nuova specie chiamata Indominus Rex che seminerà morte e terrore nell’incontaminato paradiso naturale.

Poster di Jurassic Park III  Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! Jurassic Park III Poster
E’ ora di guardare a Jurassic Park III per quello che è: un sonoro flop.

A far ben sperare, per quanto riguarda questo nuovo capitolo, sono diversi indizi, dalla regia di Colin Trevorrow – regista californiano divenuto famoso in ambito indie per il gioiellino Safety Not Guaranteed – alle musiche di Michael Giacchino fino al ruolo di Steven Spielberg come executive producer.

Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! jurassic world

E anche il cast non è affatto male, soprattutto quando parliamo di Bryce Dallas Howard e Vincent D’Onofrio Tornando al video virale che lo accompagna, e che potrete visualizzare cliccando l’immagine qui di seguito, esso si presenta come uno spot della InGen, azienda di bioingegneria che i fan di Jurassic Park conosceranno ormai molto bene.

Jurassic World: dopo 11 anni l'attesa è finita! 16 InGen
Clicca sull’immagine per visualizzare il video virale di Jurassic World

Sono stati loro a riportare in vita i velociraptor, i tirannosauri e i brachiosauri che popolano il primo Jurassic Park. E come loro stessi precisano nel video, da allora si sono evoluti in modo esponenziale, al punto da poter trasformare “domani” in “oggi”. Ma sarà un bene?

Jurassic World esce nei cinema l’11 giugno 2015.