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Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan

Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan

Non ci speravo affatto, sapete, tutto questo parlare di Seconda Guerra Mondiale, di realtà storica, l’assenza di un cast di stelle carismatiche (a parte Tom Hardy e Cillian Murphy, però in ruoli di supporto), i protagonisti ventenni… non so, ma quando hanno annunciato Dunkirk non ho sentito la scossa dei bei vecchi tempi. In generale, quando un regista con uno stile e una poetica speciali sembra concedere troppa attenzione a temi tradizionali io ci rimango maluccio. Ma il teaser trailer di Dunkirk ha rimesso le cose a posto. Almeno per ora.

A volte ci dimentichiamo che il punto non è il cosa ma il come. Vale anche per Nolan. Di film brutti non ne ha ancora fatti, ma Il Cavaliere Oscuro – il ritorno e Interstellar sembravano l’imbocco di un sentiero più classico e formulare, più aperto al cliché. Solo che per me Nolan il meglio lo ha dato in un contesto di ambizione spinta, quella di abbracciare in un solo colpo settori del pubblico che normalmente si fanno la guerra, quelli che fanno colazione con Fast And Furious e quelli che pensano che il Cinema sia nato e morto con Kubrick. La più efficace arma di Nolan non è questa o quell’abilità specifica, ma l’intenzione.

Il mio principio è questo: per i blockbuster tradizionali di registi ce ne sono già a bizzeffe, quindi lasciamo che Nolan sia Nolan e non qualcun altro. Il teaser di Dunkirk a occhio e croce promette questo: il ticchettio ossessivo che accompagna le poche immagini lascia intendere una storia che non può essere raccontata in qualunque modo o con qualunque tempistica, ma che necessita di scelte, perché allo spettatore arrivi quel film e non un milione di altre variazioni possibili ma non altrettanto valide. Avete presente Revenant? Film girato in modo magistrale, ma a volte hai la sensazione che se ne potrebbero fare sei diversi cut, e cambierebbe poco o niente. Provate invece a immaginare differenti montaggi di Inception, Il Cavaliere Oscuro o The Prestige.

Dunkirk Teaser Trailer Christopher Nolan  Il teaser trailer di Dunkirk: di nuovo nel mondo di Christopher Nolan Dunkirk teaser trailer

Ed è questo tipo di arbitrarietà che sembra bandito dal trailer di Dunkirk, dopo che uno spettro simile aveva fatto capolino anche nelle ultime due opere di Nolan, non a caso le più lunghe. Non è una certezza, ma solo una speranza con indizi a supporto. Insieme ad alcune immagini spettrali, uno scenario a cui nessuna metrica da blockbuster estivo impedirà di essere simbolico ed evocativo, trasfigurato dall’ottima fotografia di Hoyte Van Hoytema, a cui va un grazie speciale per aver archiviato il pattern cromatico di Spectre.

Insomma, forse la definizione del film che gira da mesi va presa alla lettera: Dunkirk, con tutta la sua serietà di film bellico basato su fatti storici, non è un drammone pensato per gli Oscar ma un “action thriller”. Da non intendersi nel senso CGI+pop-corn, ma in quello di avventura a base di epica ed emozioni ma sempre somministrate con la tensione dentro, il Nolan con lo scatto, non quello maratoneta. Interstellar traeva un gran vantaggio dalle scene lunghe, ma perché compensava con l’estro della fantascienza. Viceversa, la Seconda Guerra Mondiale è già un contesto rigoroso di per sé, quindi è il tono che deve liberare il film dagli schemi. Avanti così quindi, sperando di non essere smentiti già dal prossimo trailer.

Revenant – Redivivo: recensione

Ci siamo. È lui, il filmone che tutti stavamo aspettando. Dodici nomination agli Oscar, recensioni adoranti e una partenza sprint al box office sono il corollario che ha accompagnato l’arrivo nelle sale dell’atteso Revenant – Redivivo del regista Alejandro Gonzalez Inarritu. È l’anno del Signore 1823 e il pioniere/cercatore di pelli Philip Glass (Leonardo DiCaprio) ha un appuntamento irrinunciabile col sapore doloroso e glaciale della vendetta, e con un orso decisamente riottoso e intrattabile. Sullo sfondo la selvaggia natura nordamericana.

A livello superficiale, Revenant – Redivivo assomiglia alla classica storia di vendetta tra cowboy: dopo essere stato abbandonato in un fosso a morire in seguito alla feroce mattanza alla quale l’ha sottoposto l’orso, Glass si mette in caccia del compagno di spedizione John Fitzgerald (Tom Hardy) per vendicare il da lui assassinato figlio, Hawk (Forrest Goodluck).

Ma invece di tipiche consuetudini western come sole cocente, gringos dalla battuta (e dal grilletto) facile e chiassosi saloon, il film ci trasporta nello spietato e innevato Nord, dove l’epica romanticizzata dell’espansionismo americano ai tempi del West cede il posto a una rappresentazione intrisa di atroci sofferenze e visioni feroci. Uno spettacolo in cui il popolo dei Nativi americani rivendica a gran voce la propria versione dei fatti. Questo, statene pur certi, è un West che non avete mai visto prima sul grande schermo.

Revenant - Attacco Arikara revenant - redivivo Revenant - Redivivo: recensione Revenant Redivivo recensione2

Nella drammatica sequenza iniziale la tribù dei nativi Arikara attacca i cacciatori d’orsi ritenuti responsabili del rapimento della figlia del capoclan. Si tratta di una scena che senza dubbio entrerà negli annali del cinema come una delle più avvincenti battaglie cinematografiche mai orchestrate, una motivazione sufficiente a ripagare di per sè il prezzo del biglietto. Da questo avvio al fulmicotone fino al truculento finale, la rappresentazione della violenza è inesorabile e torci-stomaco.

A differenza di molti action movie, dove la morte e i combattimenti risultano spesso buffi e inverosimili, qui ogni schizzo di sangue e ogni straziante affondo penetrano fin dentro le ossa dello spettatore con il loro crudo realismo.

I pochi sopravvissuti alla “macelleria indiana” alla quale assistiamo nelle scene iniziali del film sono condotti in salvo da Glass attraverso le foreste. Ma proprio qui, l’esploratore rimane vittima dell’attacco da parte dell’orso.

Devo dire che prima d’ora, non avevo mai visto gli occupanti di una sala cinematografica contorcersi letteralmente nell’angoscia, ma vi garantisco che questa scena – della durata di alcuni minuti – vi farà rigirare impotenti sulla poltrona in preda al panico, mentre l’occhio della cinepresa continua a insistere sadicamente sul lento massacro di Glass.

La vittoria schiacciante di Revenant – Redivivo parte d’altronde proprio da qui: dall’inarrestabile lavoro della macchina da presa e dalla capacità del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki di immortalare la cruda vitalità degli scenari naturali nei quali la storia si svolge.

La qualità visiva è così netta e viscerale che ti sembra di sentire l’aria gelida nei polmoni e la neve agitarsi malferma sotto i piedi. I paesaggi non assomigliano affatto a quelli di una cartolina patinata, al contrario vibrano della brutale onestà della natura: un mondo in cui straordinaria bellezza e terrificanti minacce convivono e si fondono senza soluzione di continuità.

Revenant - Redivivo natura selvaggia revenant - redivivo Revenant - Redivivo: recensione download 1

L’affermazione secondo cui “l’ambientazione di un film o di un romanzo ne è uno dei personaggi principali, al pari degli attori protagonisti” è un clichet che si legge molto spesso in articoli che analizzano un’opera di finzione. Ma nel caso di Revenant – Redivivo, non c’è osservazione più accurata di questa. In effetti ci si potrebbe addirittura spingere ad affermare che al cospetto dello sterminato paesaggio – interamente filmato in condizioni di luce naturale (il che significa circa un’ora-un’ora e mezza al giorno) – tutti gli altri personaggi devono accontentarsi di un ruolo secondario.

Revenant – Redivivo è poi un film che, sotto la superficie narrativa, rivela la presenza di forti tematiche politiche e ambientaliste. A un certo punto assistiamo, durante una sequenza che ha un che di onirico, al macabro spettacolo di una piramide formata interamente da teschi di bisonte. Un messaggio che riassume in modo simbolicamente molto forte due concetti chiave che hanno posto le basi dell’America moderna: l’adorazione del Dio Denaro e la distruzione dell’ambiente. Aspetti sui quali lo stesso DiCaprio si è soffermato in occasione del discorso con cui ha ricevuto poche settimane fa il Golden Globe come miglior attore protagonista.

Ma un altro dei grandi trionfi di Revenant – Redivivo è senza dubbio la colonna sonora. Uno score delicato ma al tempo stesso potente, una sottile trama di strumenti a corda e archi che, mescolandosi brillantemente con i suoni naturali, ci accompagna senza dirci quali emozioni provare ma riecheggiando e ribadendo quella subordinazione alla natura che rappresenta il fil rouge dell’intera pellicola.

Da registrare solo un piccolo momento di stallo nella parte centrale del film, quando Revenant – Redivivo si mette a macinare acqua per un’oretta buona (davvero tantissime le scene monopolizzate dal possente fiume Missouri che con le sue rapide e le cascate improvvise rappresenta un ostacolo insormontabile e impietoso) mentre noi osserviamo Glass riprendersi dalle ferite. Nel classico film hollywoodiano, la storia sarebbe entrata in modalità vendetta dopo trenta minuti, ma questo film offre molto più di quanto la sua premessa narrativa vorrebbe far sembrare.

Revenant-Redivivo-recensione revenant - redivivo Revenant - Redivivo: recensione Revenant Redivivo recensione

Va detto però che Revenant – Redivivo non avrebbe mai passato il famoso test di Bechdel (test individuale atto a determinare se una qualsiasi forma di racconto abbia o meno connotati di tipo sessista, via Wikipedia). Di certo non si può dire che la presenza fluttuante ed evanescente della moglie morta di Glass riesca a compensare la cronica mancanza di personaggi femminili che caratterizza il film. In sua difesa però possiamo dire che effettivamente, al tempo in cui si svolge la storia, le squadre di cercatori erano composte esclusivamente da uomini.

Nel film, gli atroci crimini commessi ai danni della popolazione femminile locale trovano un ideale riscatto nella cruenta vendetta di una giovane donna indiana nei confronti del suo aguzzino. Il tema del rapimento di native americane come bottino di guerra da parte dei bianchi conquistatori è infatti un motivo centrale del film: basti pensare che il leader del gruppo di Arikara protagonista del film, spende l’intero arco narrativo a disposizione cercando proprio la sua figliola rapita. Diciamo comunque che su questo fronte le intenzioni globali erano nobili, anche se forse la loro esecuzione lo è un po’ meno.

Tutti gli attori sono al top della loro forma, con Hardy e DiCaprio in corsa per una statuetta a testa, rispettivamente come miglior attore non protagonista e miglior attore protagonista. Sarà finalmente giunto il turno di Leo? Potremmo arguire dicendo che la sua versatilità attoriale e il suo carisma erano molto meglio enfatizzati e valorizzati in The Wolf of Wall Street. Se vincerà quest’anno, sarà per essere rimasto steso a terra per la maggior parte del tempo simulando atroci sofferenze.

E tuttavia, non possiamo lamentarci: la sua performance risulta infatti decisamente credibile, e godibile. Di sicuro gli elettori dell’Academy ameranno i racconti sui rigori e le difficoltà estreme affrontate durante le riprese. E con un tale curriculum alle spalle, possiamo dire senza dubbio che sì, questa volta è proprio il turno di Leo.

Per quanto riguarda Inarritu, il regista si è già portato a casa l’anno scorso, con Birdman, gli Oscar al miglior film e al miglior regista. Merita di fare il bis (considerato che con esso arriverebbe anche il record per essere il primo vincitore di due Oscar consecutivi dal 1950)? Questa sua straordinaria rappresentazione della spietata natura americana ci dice che lo meriterebbe ampiamente.

Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant

Il Gate, vale la pena di ricordarlo, è la sala d’attesa di Saito Airlines, vale a dire la rubrica del sito destinata a parlare dei film che attendiamo di più, quelli che anche solo il trailer ci spinge a credere nel Cinema. A differenza della quasi totalità del pubblico, che si fa salire l’hype a mille per qualunque cosa sia un minimo pubblicizzata, qui noi i film li attendiamo col contagocce. Non per niente dall’ultimo Gate, che riguardava Interstellar, è passato un anno. Qual è il nuovo, fortunato titolo in attesa?

The Revenant, ovviamente. Parliamoci chiaro, non sono un fan di Inarritu. Non mi piacciono le sue storie deprimenti tipo 21 Grammi o Biutiful, con personaggi distrutti che vagano di tragedia in tragedia senza mai una boccata di ossigeno. Non mi colpirebbe nemmeno se fosse una visione realistica delle cose. Né mi ha catturato l’esercizio di meta-auto-consapevolezza di Birdman, operazione troppo ricercata per avere un cuore, in cui hai la sensazione che ogni tanto nell’inquadratura ci finisca per errore un Oscar.

the_revenant2  Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant the revenant2

Ma The Revenant è un’altra cosa. Basta guardare i trailer per capire che:
1) si tratta di un film a suo modo minimalista, ma non per questo povero; anzi, è una gioia per gli occhi, del resto il direttore della fotografia è Emmanuel Lubezky.

2) essendoci DiCaprio il film avrà lo spessore intellettuale giusto, senza rischi di tramutarsi in un polpettone; se deve vincere un Oscar, meglio per questo ruolo drammatico ed estremo che per le faccette e gli sberleffi di Wolf Of Wall Street.

3) la vicenda narrata, quella di un cacciatore abbandonato e derubato dai compagni che ritorna per cercare vendetta, garantisce quel tanto di azione e adrenalina che, se ben intonate alla bellezza mozzafiato del comparto visivo, potrebbero spingere il film in orbita e marchiarlo a fuoco nelle nostre retine per sempre.

Per non parlare dei poderosi e maniacali pianosequenza, una prestigiosa firma con cui Lubezky non si stanca di siglare le sue ultime fatiche: da Gravity allo stesso Birdman, il suo tocco magico nel catturare la continuità dell’azione senza stacchi ci regala momenti di Cinema travolgenti, e a noi non resta che cadere senza appigli dentro le sue scene.

18341471-mmmain  Attendere i film giusti per le ragioni giuste: The Revenant 18341471 mmmain

In più, nel film c’è anche Tom Hardy, non proprio un attorucolo. Vuoi vedere che alla fine si scopre che la storia altro non è che un ulteriore livello del sogno di Inception? Scherzi a parte, le chiacchiere possono aiutare, ma quando hai dei trailer del genere si può anche chiudere la bocca. Lo scenario è incredibile, il fatto stesso che abbiano girato solo con luce naturale rende il tutto ancora più elettrizzante. The Revenant, questo almeno lo possiamo già dire, ha capito il segreto del Cinema e sembra possederlo e padroneggiarlo fino in fondo. Quanti film all’anno si preoccupano di creare qualcosa di speciale, a partire proprio dalla fotografia e dal sonoro?

Da noi The Revenant uscirà il 28 gennaio.

Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia

Se c’è una cosa che ho imparato dalla visione di Mad Max: Fury Road è quanto frivolo sia il mio preoccuparmi del senso di vertigini e del leggero svenimento che mi colgono quando vado a donare il sangue. La prima volta che l’ho fatto, pensate, ho dovuto rimanere sdraiato per 15 minuti e non mi è stato permesso di bere caffè per un’ora.

2015_mad_max_fury_road-wide  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia 2015 mad max fury road wideIl Max del titolo, d’altra parte, comincia la sua avventura nelle vesti di schiavo impiegato come sacca di sangue umana dal teppista del deserto Nux, interpretato dal Nicholas Hoult di Skins (a proposito, un consiglio a tutti i giovani attori in erba là fuori: sappiate che, per la vostra carriera attoriale, non c’è miglior trampolino di un ruolo in Skins!). Dopo essere stato pestato a dovere e marchiato come un capo di bestiame al termine di un inseguimento culminato in uno spettacolare incidente stradale, Max viene appeso a testa in giù per un po’, quindi incatenato al cofano di uno scatenato bolide hot rod fino a quando riesce a liberarsi sfondando il parabrezza e uccidendo uno degli occupanti del veicolo, per poi svenire nel bel mezzo di una tempesta di sabbia e risvegliarsi, presumibilmente molte ore dopo, ancora collegato via flebo a Nux.

Scritto e diretto da George Miller, creatore del franchise, Mad Max: Fury Road è un reboot dell’originale (datato 1979) che possiamo definire con un semplice aggettivo: fuori di testa. Dopo aver allacciato le cinture, lo spettatore si trova risucchiato per due ore in una folle corsa imbevuta di petrolio. Una giostra impazzita che ha come teatro un mondo in cui acqua e carburante sono virtualmente estinti, la schiavitù è tornata in auge più forte che mai e le quotidiane scorribande omicide sono accompagnate da enormi carri semoventi dove oltre 50 amplificatori spargono il suono di 11 chitarre fuse insieme in uno strumento poderoso e micidiale.

cinema-mad-max-fury-road-03  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia cinema mad max fury road 03Il plot narrativo, volutamente scarno per dare spazio al ritmo adrenalinico del film, ci presenta Charlize Theron come la guerriera monca Imperatrice Furiosa, condottiera del temibile “war-rig”: un tir con autocisterna velocissimo e ultracorazzato, impegnato in una missione di approvigionamento di carburante assieme alla sua brava scorta di “war boys”.

Con questo nome viene identificato l’esercito di giovani drogati, affamati di guerra e sangue, che Immortan Joe alleva in batterie per usarli come carne da cannone sempre pronta all’uso. Furiosa però, invece di ottemperare agli obiettivi prefissati, si dà alla fuga portando con sè, si scopre ben presto, le mogli-concubine del suo sanguinario capo.

La meta di questa fuga è il mitico “Posto Verde”, una sorta di Eden fiabesco che si troverebbe secondo le leggende alla fine del deserto. Nell’infernale tragitto però, inseguiti dalla carovana imbizzarrita di Immorton Joe, il convoglio fuggitivo di Furiosa imbarcherà due nuovi passeggeri: Max e Nux. E lungo la strada, a soccorrere o a tendere trappole al bizzarro equipaggio ci sarà un vero e proprio Carnevale di buoni e cattivi dai costumi elaborati e visionari.

Mad Max: Fury Road - Recensione  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia hekhd7g1ddmnboxclncmÈ facile vedere film d’azione che diventano sempre più monotoni e prevedibili perché basati sulla formula “combatti-parla-combatti-fai sesso-combatti-parla-combatti ancora più forte”. Negli ultimi anni abbiamo assistito a fiacchi tentativi di radicalizzare i blockbuster, riducendone all’osso le scene di combattimento in modo da iniettare nuova linfa all’intero genere. Mad Max: Fury Road invece imbocca la direzione opposta, eliminando quasi completamente il dialogo e annullando qualsiasi tentativo di abbozzare un plot per sradicare qualsiasi tempo morto nella visione. O forse sarebbe più accurato dire che la pellicola mescola ogni cosa insieme, dando vita a un cocktail esplosivo di utopie, lanciafiamme e guerrieri suicidi ansiosi di salire alla gloria del Valhalla.

La struttura inusuale del film è controbilanciata dalla regia e dalla fotografia che appaiono rispettare canoni più rigorosi e precisi. Ma questa non va letta come una critica bensì come un’entusiastica lode agli incredibili, sgargianti paesaggi immortalati in tutta la loro gloria dal direttore della fotografia John Seale. E sarà certamente affascinante vedere la versione in bianco e nero (preferita da Miller) che sarà rilasciata assieme all’edizione blu-ray.

Il montaggio sonoro, così come il montaggio tout court, sono assolutamente di primo livello. Come quasi ogni esperienza che sia prettamente e squisitamente visiva, questo è un film che si vince o si perde già nell’angusto ma significativo perimetro della sala di montaggio.

Mad Max: Fury Road - Recensione  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia furyroad02Un plauso speciale va poi conferito al produttore che ha scelto coraggiosamente di rifiutare qualunque idea di CGI in favore di sequenze d’azione più fisiche e crudamente realistiche. In certe scene di Mad Max: Fury Road si riesce quasi ad assaporare la polvere e la sensazione brutale dell’impatto violento generato dalle auto nel momento in cui si sfracellano l’una contro l’altra.

Talmente tanta è in effetti l’azione in Mad Max: Fury Road che questo avrebbe potuto quasi essere un film muto: io per primo ho in molti casi fatto fatica a decifrare le parole degli attori, sommerse puntualmente dall’assordante colonna sonora.

A rimpiazzare la funzione del dialogo tradizionale c’è la fisicità di una tigre: quel Tom Hardy che nel corso della sua carriera si è dimostrato una straordinaria bestia da set cinematografico. E questo film deve essere un successo anche solo per questo, per permetterci di continuare ad apprezzare Hardy nel ruolo di protagonista, specialmente dopo il disastro finanziario di Child 44.

Ma nonostante Tom Hardy/Mad Max rivendichi sullo schermo un ruolo senza dubbio preponderante, il film avrebbe potuto fregiarsi, quasi più a buon diritto, del titolo Imperatrice Furiosa: Fury Road.

È infatti lei, la Furiosa messa in scena da Charlize Theron, il vero personaggio carismatico e “badass” della storia. Perfino nel poster ufficiale del film, eccola mettere in ombra Max. Per quanto sia fantastico avere una donna nel ruolo di spicco di un film d’azione, non aspettatevi una rivoluzione in termini di politiche di gender: rimarreste delusi. Basta pensare alle modelle da copertina chiamate a impersonare le “mogli” e alle “mamme allattanti” mostrate nelle scene iniziali, esempi tutt’altro che ben riusciti di messa in scena cinematografica.

Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia download 1Ma Furiosa non è certo la classica, “sfigata” comprimaria sexy. Lei è l’eroina. Rapata a zero e coperta di metallo, il suo personaggio non ha nulla del tradizionale archetipo femminile e riesce a schivare tutti gli sgradevoli commenti maschili sessisti che oggi sembrano così “inevitabili”. Vista accanto alle “mogli”, è chiarissimo il contrasto tra le due categorie, anche se poi le stesse mogli avranno modo di crescere e maturare man mano che il film entra nel vivo.

Contro ogni riserva, il ruolo di leader affidato a “Cheron” e la successiva inclusione del clan nomade di “nonne cazzute” (sicuramente la fascia demografica meno rappresentata a Hollywood) permettono a Mad Max: Fury Road di trovare una chiave di lettura convincente.

Senza dubbio, Mad Max ha fatto parecchia strada dagli anni ’80 ad oggi e Miller è riuscito a creare un mondo fantastico, pieno di colori e cultura, quasi completamente scevro di clichet e stereotipi. Un approccio rinfrescante all’intero genere che ora ci consegna il più puro e selvaggio di tutti i road movie, dotato per giunta di una certa leggerezza.

E anche se con il suo minutaggio di due ore precise, il film ti fa uscire dalla sala un po’ esausto e rintronato, l’effetto, pur non completamente piacevole, è quello di una droga che ti lascia in astinenza, affamato di più pazzia e di più Max.

Mad Max: Fury Road; a dementedly rip-roaring Australian road movie

 

mad-max-fury-road-new-trailer-has-epic-car-stunts-video-89920_1  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia mad max fury road new trailer has epic car stunts video 89920 1If there’s one thing I learnt from watching Mad Max: Fury Road it’s that I shouldn’t worry about feeling a little faint after giving blood. The first time I did it I had to lie down for 15 minutes and wasn’t allowed coffee for an hour. The titular Max on the other hand starts out as an enslaved human blood bag for wild boy Nux played by Skins’ Nicholas Hoult (to any budding young actors there can be no better career advice than getting a role in Skins).

Having been beaten and cattle branded after a car crash, Max is strung upside down for a while, then strapped to the front of a freewheeling hot rod before punching in a window, killing a guy, then passing out in the middle of a dessert storm and waking up, presumably several hours later, the whole time hooked up and pumping his blood into Nux.

Written and directed by the franchise creator George Miller, we can sum up this reboot of the 1979 original with a simple adjective: bonkers. Strapping in for a petrol-headed two hour chase movie with next to no dialogue and endless action, we are invited into the mad post apocalyptic world of Max, where water and oil have virtually run out, slavery is back and murderous rampages are accompanied by 50 foot amplifiers and multi-necked guitars cranked up to 11.

safe_image  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia safe imageBy way of light plot in order to kick-off the action we have Charlize Theron’s one-armed warrior Imperator Furiosa at the head of a war-rig leading an expedition to find gas accompanied by a troop of manic war boys. Going rogue, it turns out she’s stolen big bad boss Immorton Joe’s wives and is off across the desert in search of the mythic Eden-like ‘Green Place’, along the way picking up Max and Nux and meeting a steadily crazier ensemble of elaborately costumed baddies and goodies.

It’s easy to see action movies becoming more monotonous and predictable based on the formulae fight, talk, fight, make love, fight, talk, big fight. There have been faint calls in recent years to radicalise blockbusters by striping back the fight scenes in an attempt to reinvigorate the genre. Fury Road takes the opposite approach by removing the talk, virtually any attempt at plot and any down time for the viewer. Or perhaps it’s more accurate to say it meshes everything together into one huge explosive cocktail of suicidal Valhalla craving warriors, utopias and flame-throwers.

 download (1)  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia download 11The unusual structure of this film is off-set by the more regular direction and cinematography. But that is by all means a compliment as the stunning, colourful landscape is scorchingly captured in all its glory by cinematographer John Seale and it will be fascinating to see it in Miller’s preferred black and white available on home release. The sound editing and editing in general is also top-notch. As an almost purely visual ride, this is a film won or lost in the editing room.

But special praise must go to whichever bold producer decided the ditch the CGI in favour of more gritty and physical action sequences. You can almost taste the dust and feel the brutal impact of cars smacking into one another. Given the endless smashes and action, Mad Max is one step away from a silent film and might as well have been, as I could barely make out a word being mumbled over the screeching string score.

In place of traditional dialogue we have the physicality of a tiger to which Tom Hardy has proven himself well suited throughout his career. Can the man do no wrong? This film needs to be a hit if only to land Tom in the future leading man category, especially given the financial disaster that was his first shot in Child 44.

Screen-shot-2015-04-15-at-2.10.04-PM-620x400  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia Screen shot 2015 04 15 at 2Though Mad Max is an accomplished screen presence, the film would have been more appropriately titled ‘Imperator Furiosa: Fury Road’ as Theron’s Furiosa emerges as the central ass-kicking protagonist. Even in the poster she’s almost blocking Max. Great as it is to have a central action role for a female, the film forces sexual politics on us and it often fails on its own terms.

Despite the cry of right-wing bloggers angry at Furiosa barking orders at Max, Fury Road is no revolution in gender politics. The galmour model scenes of the ‘wives’ and the overweight ‘milking mothers’ are problematic and poorly handled. But Furiosa does not come as the usual hapless sexy side-kick. She’s the hero.

Bald and metal armed there is nothing of the classical female archetype without agency here and not a single ugly sexual comment made by a man towards her that seems to be ‘necessary’ these days. But arguably by standing her in contrast to the ‘wives’ you’re sending a message about beauty and ability, though they do grow and flourish as the film progresses. Despite any reservations, with Cheron in the lead role and the later inclusion of kick-ass elderly women (surely the most unrepresented demographic in Hollywood) the film just about pulls through.

Mad Max has come a long way from its origins and Miller has created an amazing world full of colour and culture, mostly lacking in clichés, a refreshing approach to the genre and the purest of all road movies with a tongue in cheek lightness of touch. Though pushing it a bit at two hours, the heady sensation and exhaustion felt when leaving the cinema, though not entirely pleasant, like a drug leaves you wanting more Max and more madness.

mad_max_fury_road  Mad Max: Fury Road; un folle e roboante road movie made in Australia mad max fury road

Mad Max: Fury Road – Recensione

Mad Max: Fury Road è il sogno proibito di qualunque film-maker che voglia andare dritto al sodo: ambientazione generica e per lo più desertica, un paio di nomi di città inventati, azione non-stop, sia pure nella più nobile metafora del viaggio, qui inteso anche come necessità di una vita vera e obiezione di coscienza; personaggi abbozzati, un mondo post-atomico in cui per conoscere e fidarti davvero di qualcuno devi averci fatto a pugni.

mqdefault  Mad Max: Fury Road - Recensione mqdefaultMa se tutti i sogni proibiti mostrassero la padronanza registica e l’entusiasmo che trasuda da questi fotogrammi saremmo in un’epoca migliore, garantito. Dev’essere l’effetto revival, un padre che torna alla sua creatura più celebre per ridarle la vita dopo decenni di silenzio. Per certi versi, George Miller fa ciò che Scorsese ha fatto in The Departed: scuotere un plot classico con una tempesta di energia, iniettando vigore in ogni angolo dello schermo, sfoggiando tutta l’aggressività da registi-alfa, più giovani di quando erano giovani.

Ne esce un’allucinata ode all’eccesso, che implora tutta la devastante dirompenza della tecnologia, dal grande schermo all’impianto audio, in cui i difetti non mancano ma di cui si percepisce la generale noncuranza e la sostanziale pertinenza. Se volete qualcos’altro meglio cercarlo altrove, Mad Max non vuole piacere a tutti ma solo essere se stesso fino in fondo. Se da un lato questo significa avere un’immagine che suda colore e mozza il fiato, con una ridda di scene d’azione millimetriche, visionarie e travolgenti, dall’altro lo script non fa niente per scansare una certa monotonia, e neppure schiacciare l’acceleratore fino a bucare il telaio riesce a neutralizzare l’assuefazione che scatta periodicamente davanti a scene ripetitive.

tom-hardy-mad-max-fury-road-03-350x164  Mad Max: Fury Road - Recensione tom hardy mad max fury road 03Mad Max: Fury Road è una bestia ferita ma vitale, un po’ deforme, ennesima dimostrazione che fare un film commerciale o personale può essere esattamente la stessa cosa. Ed è anche un film che ha per tema la furia. Dal titolo stesso al nome di uno dei protagonisti, è la furia che guida ogni minuto di questo trip, ed è la furia il meta-testo più persistente.

Ma forse è opportuno ammettere che la furia da sola non basta per avere un capolavoro, e se lo script non riesce a stare al passo col resto occorre che ci sia almeno un buon motivo. In questo caso non sembra esserci, e in effetti non è mai facile scusare una carenza nella scrittura, specialmente in un genere come questo. Scegliere l’action significa assumersi tutte le responsabilità del caso, e non sono poche. Qualcosa nel finale lascia presagire un futuro per questa saga, e sono abbastanza certo che avremo l’occasione di vedere la creatura di Miller assurgere a fasti ben più indiscutibili di questi. Ma il motore è già bello caldo.